Perle di saggezza al momento del caffè.

Qualche giorno fa su facciadalibro scrivevo questo, esordendo così:

Ma come cazzo si fa a condividere una qualsiasi notizia con questa premessa???
Non sai di cosa si tratta? Non la condividi.

E da qui è nata questa riflessione.

Ultimamente si fa un gran parlare delle cosiddette fake news, notizie false, inventate, manipolate, e in questo articolo se ne parla in modo più tecnico (rispetto a quello che state per leggere): se volete leggerlo ne capirete i meccanismi e il guadagno che ne deriva.

Invece, quello su cui io voglio porre l’accento il nostro ruolo come utenti.

La citazione riportata sopra si riferisce ad un post, condiviso su un gruppo di ciclisti, come premessa ad un articolo che parlava della cosiddetta tassa sul sudore. In rete se ne è parlato molto, ed anche male: la questione è controversa e gli stessi telegiornali ne hanno parlato come se riguardasse qualunque ciclista, mentre in realtà riguarda solo gli agonisti amatoriali non iscritti alla federazione.
Ma non è questo quello di cui vorrei parlare.
Quello che vorrei far notare è la mancanza di voglia di approfondire: se da un lato c’è chi fabbrica notizie false per puro guadagno, e dall’altro ci sono i cosiddetti analfabeti funzionali, in mezzo vedo molte persone bravissime a polemizzare, con tutti i mezzi per informarsi prima di parlare (scrivere), ma che preferisce fermarsi alla solo polemica.

Il problema è ampiamente diffuso, riguarda ogni possibile argomento, dai sacchetti biodegradabili alle elezioni. Riguarda anche noi, che cerchiamo di rendere le nostre città ciclabili, bike friendly, a misura di uomo e di bicicletta.

Come facciamo ad essere friendly quando manchiamo di approfondimento e in molti casi di educazione?

Perché non solo non vi informate, ma capita spesso che i toni siano offensivi.
E mi rivolgo a chi legge, magari non sono tutti così, e mi levo volutamente da questo gruppo, perché ne sono fuori: questo blog è nato proprio per portare un modo di parlare diverso, costruttivo, istruttivo.
Ogni volta che commento lo faccio con cognizione di causa, anche di non sapere, ma non ho mai pensato di condividere o scrivere qualcosa online, senza informarmi prima: che senso ha? Spero dai commenti di chiarirmi le idee? Quale è lo scopo di condividere e commentare senza sapere di cosa si sta parlando? Possibile che ci siamo svegliati un giorno e siamo diventati tutti analfabeti funzionali? Cos’è un’epidemia?

L’argomento mi prende molto per un motivo molto semplice: non sopporto essere identificata con questo tipo di massa.
Non sopporto essere guardata storta quando dico che sono una ciclista, che vorrei città diverse, perché molti ciclisti si presentano così: ignoranti, aggressivi, distruttivi.

Sicuramente è sbagliato generalizzare, quindi chi mi giudica solo perché sono una ciclista commette un errore. Sicuramente non tutti i ciclisti sono così, ma purtroppo quello non è chiaro è che le parole sono importanti: la scusa ma io su facebook mi sfogo non regge più, credere che vita offline ed online siano separate è una cazzata immane (scusate il francesismo), difendersi dietro un monitor pensando di poter dire e scrivere tutto quello che si vuole è da vigliacchi, e soprattutto nessuno di questi atteggiamenti ha una sua utilità intrinseca e concreta.

Vogliamo piste ciclabili? Vogliamo sicurezza? Vogliamo che la federazione levi la cosiddetta tassa sul sudore? Vogliamo poter essere ciclisti nelle nostre città, nel nostro paese?

Se vogliamo veramente tutte queste cose, dobbiamo essere costruttivi: studiare alternative, fare proposte, esporre le nostre idee.

Polemizzare, criticare, parlare di guerra alle auto, dare del demente a chi non la pensa come noi, non serve a nulla, oltre a dimostrare la propria pochezza.

Sia chiaro, non ho nulla contro l’ignoranza, basta leggere il nome di questo blog.
Mi urta la non consapevolezza di esserlo e il non fare niente per riempire le proprio mancanze.

Io sono ignorante, e mi informo.
Riprendendo l’esempio della tassa sul sudore: ho letto ciò che è stato scritto su social, poi ho fatto ricerche su google e, non contenta, ho alzato il telefono e mi sono informata da chi sicuramente ne sapeva più di me.

Volevo avere le idee chiare ed ho lavorato per averle.

Mi sono formata una mia idea, ma non ho commentato niente di quello che ho trovato online perché bisogna avere anche la forza di sostenere un certo tipo di discussione, e ultimamente le energie sono poche e vanno ben dosate.

Tutto questo discorso per dirvi: informatevi prima di parlare (scrivere).

Il web lo costruiamo noi, questo Paese, che molti definiscono di merda (e per me è sempre un colpo al cuore, perché sicuramente l’Italia è un paese con molti problemi, ma è il mio paese e sentirlo trattare così mi fa male) lo rendiamo noi tale.
E troppo facile criticare sempre al di fuori, dare sempre la colpa a qualcuno, troppo.

Noi siamo gli utenti dei social, noi creiamo la nostra vita online ed offline (influenzando automaticamente quella degli altri), sta a noi portare un certo atteggiamento e un certo livello di informazione: abbiamo tutti i mezzi per informarci, per costruirci un’idea, e se le idee non sono chiare possiamo confrontarci, ma non dobbiamo e non possiamo condividere notizie senza neanche sapere di cosa si sta parlando, alimentando una malainformazione e uno spirito che non porta da nessuna parte.