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Vita da ciclomeccanica: un sabato qualunque.

Sono a letto, con il pc sulle gambe. Il male, per me che cerco il più possibile di lasciare i cellulari in cucina per non addomentarmi guardando un monitor.
Se non faccio così, vengo meno ai miei propositi al primo giorno.

Sono stanchissima. Sto lavorando tantissimo, ma non è solo una questione di stanchezza fisica, lo stress di far quadrare i conti è tanto, nulla di nuovo e di inaspettato, comunque tensione da gestire.
Sto cercando di dare una forma alla mia Vita che mi piaccia fino in fondo e questa cosa è molto impegnativa.

Oggi ho messo mano su tre bici, al momento (fino a domani) due su tre hanno vinto.

Sono partita in relax sistemando una mtb, ridipinta grigia in malo modo, tenuta peggio.
Il proprietario ha prestato la sua bici ad un amico che gliel’ha riconsegnata con il perno della ruota posteriore spaccato e il mozzo aperto.

Una volta aperto definitivamente il mozzo e pulito il tutto, la sorpresa: dal lato cassetta le sfere erano incastrate nel coperchietto che chiude il mozzo. Ho dovuto smontare la cassetta per capire come mai le sfere non uscissero.

Trovare quel coperchietto è impossibile. Da lì è partito il dibattito interiore ed esteriore (con un mio collega di Valeggio sul Mincio, l’unico che veramente mi aiuta sempre): comprare un mozzo nuovo e divertirsi con un po’ di manodopera (così faccio pratica) o comprare direttamente una ruota nuova?
Non ho fatto nessuna di questa cose, alla fine con mano artigiana ed un po’ di pazienza ho rimesso il più in ordine possibile il coperchietto.
Comprare un mozzo era impossibile: non si trova, per lo meno non a prezzo decente, un mozzo a filetto a 32 fori. La ruota si trova ma avrebbe avuto due ruote diverse (sono abbastana fissata anche con l’estetica), ed inoltre per quanto si potessero limitare, i costi sarebbero lievitati.
Perché io, da spiantata quale sono, mi immedesimo e cerco di trovare soluzioni ottimali, funzionali, belle ed anche il più economiche possibile, soprattutto quando il valore della bici è più sentimentale che commerciale.

Prima di prendere qualunque decisione ovviamente ho chiamato il cliente.

Ho spiegato la situazione, dicendogli anche che sulla mia avrei fatto la stessa cosa, ossia ho recuperato artiginalmente il coperchietto.

Oltre al mozzo, ho eseguito quelli che sono per me i lavori di routine: ho smontato guarnitura, pedivella e deragliatore posteriore per pulire tutto a dovere, sostituito tutti i cavi e le guaine, sostituito anche i pattini freno. Rimaneva solo un dubbio: il copertone della ruota anteriore, consumato ed anche un po’ secco.
Ravanando un po’ ho trovato un copertone usato, sostituito da un’altra bici, ma ancora buono (comunque migliore di quello che aveva).

Ho impiegato circa due ore a fare tutto, forse un po’ lentina oggi, ma la stanchezza è tanta ed avevo proprio deciso che oggi l’avrei presa bassa.

Mentre lavoravo ho ascoltato in ordine, su Audible, Riccardo Scandellari e Rudy Bandiera. Le loro voci mi hanno fatto compagnia e anche riflettere. A dire il vero mi è venuta un po’ tristezza.
Loro insegnano a stare online (questa è la sintesi della sintesi della sintesi) e, se da un lato sono orgogliosa di me perché ciò che insegnano lo metto in atto sa sempre, dall’altro è triste dover ricordare alle persone di essere oneste e se stesse, perché online ed offline non sono affatto distinte.
Tra l’altro il mio orgoglio mi dice di chiamare un po’ di persone e dirgliene quattro: sono stata molto criticata nel mio modo di essere, ma, al di là di alcuni episodi in cui perdo la pazienza (tra l’altro premettendolo quasi sempre), non posso fare a meno di essere me stessa. Non so voi, ma io solo all’idea di costruirmi un personaggio e portarlo avanti in nome della fama e dei soldi, sono già stanca. E poi reggere tutta questa recita apparendo coerenti lo trovo impossibile.

Le due bici che hanno vinto sono una pieghevole elettrica, che in realtà odio, ed una bici da bambina arrivata all’ultimo.
La pieghevole la odio perché lercia, ho passato una buona mezz’ora a pulirla prima di cominciare il lavoro, ossia cambio guaine, cavi e pattini freno. Lo ammetto, fatico tantissimo nel vedere come trattate male le bici. Mi domando se le vostre auto o moto sono altrettanto lerce. Ha vinto perché arenata sul passaggio di una guaina, che ho risolto in serata, ormai troppo stanca per continuare il lavoro.
La bici da bimba mi ha fregato sul finale: l’hanno ritrovata lanciata nell’aiuola sotto casa, qualche cretino l’ha presa dal portone e si è divertito.
Avevo quasi finito di sistemarla, in particolar modo ho raddrizzato il più possibile il deragliatore che deve aver preso una bella botta, quando ho visto la ruota di dietro scentrata.
Peccata che dopo mezz’ora con la ruota sul centraruote, mi sono accorta che è deformata. Ora devo decidere se adottare la soluzione violenta o la soluzione diplomatica/dispendiosa.

Stasera dopo il lavoro non ho pedalato anche se avrei voluto. Sono venuta a casa, ho cenato a latte (la mia sfida con la dieta è perenne ed eterna). L’idea sarebbe, pubblicare queste righe, spegnere tutto e domani mattina farmi un giro, poi andare a prendere dei ricambi da decathlon e poi al lavoro.

Già sono aperta anche domani, dalle 14 alle 20 circa.
In realtà, a parte lunedì che qui è San Giovanni (patrono di Genova), tutti gli altri giorni ho deciso di essere in ciclofficina dalle 10 alle 20 e rimanere aperta anche domenica prossima perché c’è una delle fiere della città proprio nella zona della bucofficina.

Non so se ha senso. Sto valutando e sperimentando, è il primo anno di attività e devo pur fare delle prove.

Non so se questa giornata possa avere una morale, di certo il volto del cliente mentre ritira la sua bici è una grande soddisfazione.

Oggi ho anche sistemato la bici del figlio della barista ed un comando revoshift di una cliente ormai storica: mi sono stupita di me, della velocità di quelle piccole operazioni in cui mi perdevo fino a qualche mese fa. Le bici da bambino sono così piccole a volte che lavorarci diventa molto complicato.

Stasera mi sento inquieta. Forse è solo la stanchezza.

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3 commenti su “Vita da ciclomeccanica: un sabato qualunque.

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