Lo confesso, sono in ciclofficina e di lavoro ne avrei, quindi non dovrei stare qui seduta a scrivere. Eppure…

Scrivere mi manca.
Come è stato da quando ho aperto, organizzarmi rimane la cosa più difficile.

Per le persone superdisciplinate o, in generale, vista da fuori che ci vuole. Apri alla stessa ora, chiudi alla stessa ora. La sera a casa mangi alla stessa ora, vai a dormire alla stessa ora ed il giorno dopo riparti. La domenica e il lunedì ti riposi, il martedì riparte la giostra.
Non funziona così. C’è il lavoro che ti fa perdere più tempo e chiudi un po’ più tardi. Oppure un cliente che può solo in quell’orario, magari di lunedì mattina quando vorresti riposare, oppure ti ritrovi a fare commissioni di lavoro o, peggio, a sistemare una casa abbandonata a sé stessa per una settimana.

Poi c’è anche il nuovo servizio, Toc Toc La Ciclodiagnosi. Idea mia, per carità, penserete che mi complichi la Vita inutilmente. A me piace pensare che libero bici abbandonate dalle cantine. Ognuno ha la sua visione.

Ovviamente come tutti avrei anche una vita sociale (nonostante il periodo la limiti parecchio), dei gatti, una casa da tenere, per lo meno, in modo decente.
Ci provi ad alzarti alla stessa ora, ad andare a dormire alla stessa ora, a mangiare bene, a mantenere un ritmo soddisfacente, a crearti una qualità di Vita degna di questa definizione. Ci provi. Perché in mezzo a tutto questo c’è anche questo blog (la mia creatura preferita) e ci sono anche gli altri, c’è il canale podcast che amo particolarmente…

Insomma, perché Vi racconto tutto questo?
Non lo so, ho iniziato a scrivere ed ho perso il filo. Non mi ricordo cosa avevo in mente quando ho iniziato e in questo momento sono così stanca da non riuscire a formulare un pensiero di senso compiuto.
Chi segue il blog da sempre lo sa, sa che ogni tanto sono in crisi, una volta avrei detto che crollo e mi rialzo, ma non è così, almeno non più. È inquietudine o, come dice Jovanotti, tensione evolutiva.

È la voglia di migliorare, di dare sempre il massimo, di fare le cose bene.

Durante la chiusura forzata ne ho approfittato per scrivere un po’ e fino a settimana scorsa avevo il calendario editoriale coperto. Poi ho riaperto (per fortuna) e tutti i programmi sono andati a farsi benedire.
Per fortuna tutto sta girando in modo imprevisto ed io voglio ancora (sempre) dare il meglio. Sono giorni che ho in mente un post che non esce fuori, ho (non mi ricordo quanti) troppi titoli di futuri post, in officina ho molto lavoro e tanto altro ne deve arrivare. In ognuna di queste cose io voglio dare il meglio. Per questo sono seduta a scrivere invece di lavorare?

Anche questo per me è lavoro. Scrivere mi mancava. Nel mio ideale vorrei scrivere tutti i giorni, ma non sempre riesco, soprattutto quando a fine giornata sento solo le mie gambe imprecare all’idea di salire in sella per tornare a casa, dopo una giornata in piedi. Scrivere mi mancava e allora mi sono seduta e queste parole sono uscite da sole.
Ora è il momento di un caffé e di mettere un’altra bici sul cavalletto.

(Ho scritto questo post mercoledì 6 maggio, riesco finalmente a pubblicarlo. Giornate felicimente piene.)