Una bici si aggiusta con un po’ di fai da te.

Mi è stato chiesto tante volte come mai ho fatto (e faccio) corsi di ciclomeccanica e di biomeccanica. Spesso la domanda è ma cosa c’è di così difficile nel sistemare una bici?
Ho sempre saputo che le mie scelte erano giuste, ma è sempre stato difficile esternarne le motivazioni.

Una bici si aggiusta con un po’ di fai da te, perchè spendere soldi per imparare a cambiare una catena?

Innanzitutto perchè io non lo so fare e se qualcuno lo sa fare è giusto pagare il suo tempo, non solo quello speso a spiegarmelo, ma quello impiegato per apprendere quello che mi sta spiegando.
Ma non è tutto qui.
Il livello di specializzazione dei vari corsi è notevole: dalla meccanica base (catena, pacco pignoni, cavi, freni) alla meccanica avanzata (mozzi, movimenti centrali), passando per tre corsi di specializzazioni (ruote e freni idraulici già fatti, sospensioni da fare a luglio). A questo va aggiunta l’assistenza e un continuo punto di riferimento post corso: creare rete tra chi impara come me e chi ne sa più di me.
Ma non è solo questo.

Ormai è da un po’ che faccio parte di alcuni gruppi su facciadalibro, principalmente di cicloviaggiatori, e il fai da te imperversa.
Il fai da te non è di per sè un bene o un male, ma ha un suo ambito di applicazione, oltre il quale c’è la conoscenza e l’esperienza.
Un esempio su tutto è la posizione della sella.
Ho fatto due corsi di biomeccanica (base e avanzato), con persone che hanno prima studiato poi applicato e poi tramutato in un corso quello che ci hanno spiegato: l’altezza della sella giusta non è “se ti arriva al fianco...”. E questo è un esempio tra i mille.

Perchè mi sono fatta così tanti corsi?

Volevo imparare e imparare bene, ed ho avuto la fortuna di incontrare persone preparate (in costante aggiornamento).
Nessuno mi ha obbligato, ma essendo completamente digiuna di questi argomenti, di fronte ad un’offerta formativa così ampia, ho colto l’occasione. In più ai sabato di corso, ho unito anche qualche weekend in giro per il nord Italia.

Quello che personalmente mi fa paura del popolo italiano, miei connazionali, è che tutto è improvvisato: le conoscenze e le competenze sono marginali e lo sono in tantissimi settori, non solo quello della ciclomeccanica.
Che poi, a voler essere onesti: finchè distruggi la tua personale bicicletta chi se ne frega, ma se vuoi fare il meccanico ad un livello un po’ più avanzato, forse che forse, un minimo di conoscenze in più sarebbe meglio averle.

Ieri sera, mentre cazzeggiavo su facciadalibro mi sono imbattuta nell’argomento vaccini (argomento che mi sta parecchio a cuore).
Proprio negli ultimi giorni, nel nostro Paese, assistiamo alla polemica sull’obbligatorietà dei vaccini.
Ecco, io non ho figli, ma se li avessi li vaccinerei (salvo situazioni in cui lo stesso medico me lo sconsigliasse). Quello su cui vorrei far riflettere è questo: se fossimo veramente stati in grado di decidere per i nostri figli in maniera autonoma, e sensata, non ci sarebbe stato bisogno di questa legge.
Con la stessa accuratezza molti, moltissimi, trattano altri argomenti: se il cuggino è un esperto di vaccini, volete che non sappia qual è il modo migliore per pulire la bicicletta con l’idropulitrice?
So di apparire polemica, lo sono: sono infastidita dalla superficialità con cui si affrontano le cose, dalla mancanza di competenze proprie e dall’incapacità di riconoscere quelle altrui.

Non lo sapevo che esistono bici in titanio, né cosa fosse una chiave dinamometrica.
Questo per dire che, ogni tanto, una dose di umiltà non fa male.
Ma tolto me che sono di un’ignoranza spaventosa su certi argomenti, quello che ho notato è anche la mancanza di voglia di aggiornarsi, di migliorarsi.
Come in tutte le cose anche il mondo delle biciclette va avanti: non si può pensare di lavorare allo stesso modo su un modello degli anni 80 ed uno in carbonio uscita l’altro ieri, sicuramente avranno tecnologie e serviranno strumenti diversi.
Ecco questa è una delle tante cose apprese ai vari corsi. Come il fatto che ho sbagliato a comprare la bici (taglia più grande, di poco ma più grande) e che bastava spostare le leve freno per non avere più formicolio alle mani.
Potrei continuare ancora per molto, ma concludo qui.

In sintesi, il fai da te può andare bene, entro certi limiti.

Se lavori sulla tua bicicletta personale (ti assumi la responsabilità di quello che fai sulla tua pelle) e se non hai un telaio in carbonio (altrimenti almeno una chiave dinamometrica va comprata).
Per tutto il resto, se proprio non volete pagare per un corso (mancanza di tempo, di budget, oppure banale tirchieria) piuttosto, usate il web: esistono video e articoli (gratuiti) di gente in gamba che sa quel che fa, però, mio consiglio spassionato, incrociate le fonti, perchè internet è un mare immenso e tutto va filtrato attraverso un occhio attento e critico: è importante scegliere i punti di riferimento giusti*.

(*Lo stesso vale per quanto riguarda i vaccini: le fonti devono essere scientifiche, pubblicazioni mediche, e non banale sentito dire. Se proprio non vi fidate dei medici che avete intorno, cercatene altri, di medici, seri.
I vaccini che ci sono ora e che non c’erano quando eravamo piccoli sono fonte di anni di ricerca e studio. Studi pubblicati e consultabili. Il sentito dire e le opinioni personali non sono fonti scientifiche.)

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