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L’ultimo lunedì.

Sono arrivata in stazione prestissimo, ho preso l’autobus e, non sapendo calcolare bene i tempi, sono arrivata quasi con un’ora in anticipo.
Ecco una delle tante cose che mi ha insegnato questo corso: usare i mezzi pubblici.
Dall’età di 14 anni ho sempre girato in motorino, sviluppando una vera e propria avversione per gli autobus, forse il riflesso di tutti gli anni scolastici su e giù dai bus.

Il masterclass mi ha insegnato tante altre cose, e non solo quelle ciclomeccaniche.

La prima, la più importante: seguire il mio istinto.
Iscrivermi a questo corso è stato puro istinto: avevo bisogno di costruirmi una fase intermedia tra ciò che avevo già imparato e il mio futuro lavoro, mi serviva una fase in cui ripassare e costruire definitivamente la fiducia in me stessa.
Così è stato.

La seconda cosa che ho imparato, che sapevo già a dire il vero ma è sempre bene riportarla alla mente, è osservare. L’unico modo serio per aggiustare una bicicletta è osservarla: capire chi è e com’è stata costruita, perché non ci sono due bici uguali e le sorprese non si fanno aspettare.

Oggi è l’ultimo lunedì, e poi lo stage.

Quando ho cominciato non credevo che ce l’avrei fatta: l’impegno economico, di tempo, psichico e energetico richiesto era tanto ed è stato tanto. Avrei voluto mettere in stand by la mia vita e dedicarmi solo a questo corso, ma non è stato possibile, per tanti motivi.
E così ho continuato il mio lavoro, quello che fra qualche tempo sarà solo il passato, cercando di costruire quello nuovo, tra complimenti e ma che cosa vai a fare?!?!.
Fino a ieri ho discusso con mia madre. Non mi fa arrabbiare che sia preoccupata, è il compito dei genitori preoccuparsi dei figli (anche se preferisco quei genitori che si occupano più che preoccupano). Ciò che mi ha un po’ ferito è che fino ad oggi non mi ha preso sul serio (o per lo meno così l’ho vissuta io), perché ovviamente non è la prima volta che condivido con loro i miei progetti.

Qualche giorno fa ho letto un’intervista a Dario Colombo, un telaista molto in auge in questo periodo.
In apertura dichiara:

Mi son detto: siccome dovrò crepare sul lavoro: cerchiamoci un lavoro che mi soddisfi e mi faccia stare bene.

È lo stesso mio pensiero, ed aggiungo che se non lo faccio ora che ho quasi 40 anni, abbastanza esperienza e contemporaneamente abbastanza entusiasmo da provarci, non lo faccio più.
In questi mesi, tra un treno e l’altro, tra una pedalata e l’altra, ho riflettuto anche su tutte queste cose.

Uno dei passi più difficili è stato credere in me a tal punto da perdonarmi per gli errori del passato.

Scrivo questo sproloquio seduta nella sala d’attesa della stazione che inizia ad animarsi di viaggiatori mattutini, tra un attenzione ricordati di convalidare il biglietto e bla bla bla… ed il treno xyz è in arrivo al binario…. E penso a tutti i treni che ho preso, a tutte le vite che ho incontrato, a quella appena sfiorate.

L’ho scritto tante volte e continuerò a farlo: inseguite i vostri sogni e non permettete a nessuno di farvi credere che non potete fare qualcosa o essere qualcuno.

Chiudo questo post con un po’ di numeri come piace a me. Masterclass in numeri:

  • 12 lunedì
  • 1 prof
  • 5 compagni di corso
  • 10 macro argomenti ripassati e/o imparati exnovo
  • 24 treni a/r Genova-Milano
  • 16 treni a/r Milano-Monza
  • 2 braccialetti anti nausea (miei nuovi amici)
  • 121,18 km a/r Milano-Monza pedalati
  • 1 caduta
  • tanta pioggia
  • innumerevoli caffè
  • tantissimi incoraggiamenti
  • 1 stage da fare
  • 1 nuova attività da costruire

(Colonna sonora di questo post ultimo disco della Pausini, Fatti sentire.
Brano preferito: Il Coraggio di Andare.)

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