Avevo iniziato a scrivere un post su quanto mi dispiace in giornate di pioggia, non aprire.
Su quanto è difficile stare in poco spazio, lasciare le bici all’acqua, coprirle ma non in modo ottimale. Avevo iniziato a scrivere quel post perché non amo che le persone vedano la saracinesca chiusa e perché odio che pensino che sono sempre chiusa.

Avevo iniziato a scrivere quel post per giustificarmi, perché da quando lavoro in proprio ho perso parte della mia sicurezza e mi faccio trascinare fin troppo facilmente dagli umori altrui.

E mentre scrivevo un’interruzione mi riportato proprio a ragionare su questo punto.
Ho dei debiti. Succede. Non ne vado fiera, avrei voluto fare scelte diverse a volte, forse la verità è che avrei voluto avere la sfera di cristallo e prevedere il futuro.
Alcuni derivano dall’attività e li considero fisiologici, altri invece da passi falsi. Se togliamo la questione agenzia delle entrate, non sto parlando di cifre assurde e nulla di cui non riuscirò a rientrare, ci vuole solo un po’ di tempo.

Alcuni creditori l’hanno capito, altri sono arrabbiati ma se ne stanno (agire in qualsiasi modo legale sarebbe per loro più dispendioso del guadagno) ed altri ancora sono arrabbiati e maleducati.
Perché è vero che io sono in torto, ma ciò non giustifica la mancanza di rispetto che è dovuto ad un essere umano.

Il rispetto è imprescindibile nelle relazioni umane.

Se viene meno divento una iena e me ne frego se ho torto o ragione, come diceva un mio amico ti svernicio.
Così mi arrivano una serie di telefonate, una dietro l’altra ed un paio di messaggi, e mentre penso se alzare il telefono o no, se rispondere o no (rimane un mio diritto decidere quando rispondere al mio telefono), capisco che quel post lo avrei scritto più per giustificarmi davanti agli altri che per altro. Comprendo che il rispetto per me stessa non deve mai mancare, come mi ha ricordato qualche giorno fa un caro amico.Me l’ero dimenticata.
Ancora una volta ho permesso che i miei errori decretassero il mio valore. L’ho permesso fuori e sul lavoro. Ma io non sono i miei errori e non sono solo il mio lavoro. Non sono perfetta, non lo è nessuno.

Mentre scrivo sono un po’ arrabbiata, con me stessa principalmente. Ho dimenticato una cosa fondamentale ed ho passato gli ultimi mesi in balia degli umori altrui.
Il cambio di casa, la gestione dei gatti, la ricerca della casa. Ho permesso che le persone pensassero che me la sono andata a cercare, l’ho permesso perché ero la prima a crederlo.

Tutti i giorni pedalo in città, tutti i giorni rischio la Vita. Anche se mi spiace scrivere cose del genere è, purtroppo, la verità.
Qualche tempo fa pedalavoro in una via a doppia corsia per senso di marcia, a destra sempre un po’ distrutta. Una strada ampia, che porta alla periferia e che, a volte, sembra un’autostrada.
Ero arrabbiata, tanto. Nella mia testa mi ripetevo tutto un discorso che avrei voluto fare ad una persona, convinta delle mie ragioni (a dirla tutta io credo di avere ragione).

Ad un certo punto, e per fortuna senza che succedesse alcunché, mi sono chiesta Ma se morissi ora, se ora qualcuno mi tagliasse la strada e finissi a terra, è così che voglio passare i miei ultimi dieci minuti di vita, è così che voglio sprecare il mio tempo?

Quando faccio questo tipo di discorsi la gente storce il naso, li trovano esagerati. Può essere. Il punto è che io non volevo passare i miei possibili ultimi dieci minuti di vita incazzata, a preoccuparmi di quello che gli altri possono pensare di me.

Mi sono lasciata mettere in dubbio, ho permesso mi convincessero di non valere abbastanza, perché ho dei debiti che rimando e che fatico ad onorare, che sto ripagando molto più lentamente del previsto. Ma sono un essere umano, una persona, una donna, sono qui e non mi nascondo, e sto cercando di realizzare qualcosa per la mia vita. Ho scelto una strada difficile? Può essere. Ho commesso degli errori? Sicuramente.

Con la bucofficina ho aperto un vaso di Pandora nella mia Vita che non immaginavo neanche di avere. Non so se ho avuto coraggio, ma di certo voglio in ogni istante potermi dire che sto facendo tutto il possibile per essere felice. Non ho mai calpestato gli altri per arrivare al mio sogno, pretendo che gli altri non calpestino me, per quanto possano avere il diritto di essere arrabbiati con la sottoscritta.

Piuttosto che essere normale
Hai scelto d’essere felice
Nessuno può farti da garante
Ma il rischio non intimorisce.

A un isolato da te – Francesco Renga