Qualche settimana fa, con immensa gioia e sorpresa, è venuta a conoscermi in ciclofficina una ragazza che mi segue da tempo sul canale Telegram. Tra le primissime domande che mi ha fatto, immancabile e puntuale, è arrivata ma come fai a pedalare a Genova?.

La paura di pedalare in città è comune a molte persone, per tantɜ è un limite insuperabile. Sul blog c’è un articolo che già affronta la questione, suggerendo diversi consigli pratici per diventare ciclistɜ urbanɜ. Con questo voglio specificatamente parlare di paura, ma al contrario del solito in cui parto dalla mia esperienza, questa volta non posso parlare per esperienza diretta.

Ebbene sì, non ho mai avuto paura se non in determinate strade che evito accuratamente. Una delle cose che mi ha insegnato la bicicletta è che non c’è mai una strada sola per passare da A a B e, la rarissima volta che invece c’è effettivamente solo un percorso, non mi vergogno di scendere e spingere.

Sono due gli aspetti principali su cui riflettere, se vogliamo in qualche modo classificarli, un aspetto è più motivazionale e l’altro più pratico.

Iniziamo dalla parte concreta: la strada è di tuttɜ, non è ad uso esclusivo di mezzi a motore e non vince chi va più forte.

Chi va più forte è una/un delinquente, perché al di là di prendere delle gran multe, i limiti di velocità sono studiati per preservare la Vita umana e aumentare esponenzialmente la possibilità di rimanere vivɜ al diminuire della velocità. In sintesi abbiamo tutto il diritto di usare le strade che abbiamo con qualsiasi mezzo desideriamo, l’unico limite è che sia previsto dal codice della strada e, nonostante le biciclette siano ancora indicate come velocipedi, sono assolutamente previste.

La parte più emozionale/motivazionale, se così la vogliamo definire, è che non esiste paura senza coraggio.

La vedo già la faccia che state facendo, lo capisco, quando le frasi sono abusate e torturate anche a me fanno lo stesso effetto, ma se ben usata la paura può trasformarsi da limite a prudenza e, piano piano, può farci affrontare i nostri limiti.Ovvio , bisogna volerlo.

Questo articolo non è per chi non ha nessuna intenzione di pedalare in città, di sostituire, se non sempre almeno in parte, il suo mezzo di trasporto privato. Questo articolo è per chi sente dentro quella spinta del vorrei tanto provarci ma non so da dove cominciare.

Il primo passo è non sentirsi ospite: esattamente come attraversi quella strada a piedi, in auto, in moto, lo puoi fare anche in bicicletta è un tuo diritto. Un secondo possibile passo è iniziare a fare i primi spostamenti quando hai tempo e, magari, solo per prova: ad esempio il percorso casa-lavoro puoi provare a farlo un giorno che non lavori, per testare la strada e prendere un po’ più di sicurezza. Un’altra possibilità, in base alla zona dove vivi, è verificare se è attivo un servizio simile al bike2work in modo da non fare il tragitto da solə o, se hai colleghɜ che già praticano il biketowork, chiedere sostegno.

Non hai motivo di vergognarti della tua paura, è lecita.

Prima scrivevo che non l’ho mai provata, ma è indubbio che rispetto allo scooter (che ho guidato per quasi 22 anni) in bici rischio molto di più la Vita per la prepotenza di altrɜ utenti della strada. Così di certo non ti passa la paura, ma mentire non avrebbe senso. Ha senso dire le cose come stanno e cercare tuttɜ insieme di cambiare le cose.

Se vuoi iniziare a pedalare, ti sembra tutto fumoso, tanti bei consigli ma non sai come trasformarli in pratica, scrivimi, raccontami la tua giornata tipo, se vuoi diventare ciclistə urbana, se vuoi provare ad integrare, insomma raccontami di te e cercherò di darti una mano ancora più concreta di questa.


Non ho volutamente parlato di luci e casco in questo articolo non perché non siano importanti, tra l’altro le luci sono obbligatorie dopo il tramonto e in galleria, ma perché lo trovo un aspetto abbastanza marginale. Forse avere il casco in testa ti farà sentire più sicurə (personalmente non pedalo mai senza), ma non farà andare le auto più piano. In un certo senso lì fuori è una giungla e ci vuole un po’ di faccia tosta per cambiare le cose. Per farlo bisogna superare le nostre paure. Ops, impasse!

La cosa figa di questo discorso un pochetto contorto è che non siamo solɜ, possiamo sostenerci e darci una mano, ognunə con la propria esperienza.


La Ciclista Ignorante, un progetto indipendente, che va oltre la sola ciclomeccanica, che ambisce a diffondere e condividere un nuovo stile di Vita, basato sull’etica, la trasparenza, la contaminazione di idee, un progetto in cui la bicicletta è sempre stato un mezzo e mai il fine.

Se apprezzi il mio lavoro, se tra i miei contenuti hai trovato quel valore che cercavi, sostienimi!

Segui il Podcast e iscriviti alla Newsletter per non perderti neanche un aggiornamento!