Dettaglio mozzo

Cotta totale. E per fortuna sono abituata a lavorare sempre in piedi, anche per tante ore di seguito.
Sicuramente c’è da considerare il carico emotivo della giornata.

Primo giorno di stage.

Stamattina ero tesa, preoccupata di fare qualche figuraccia, di non sapere dove mettere mano. Come sono arrivata mi hanno messo al lavoro, senza troppi fronzoli, trattandomi alla pari, senza alcuna differenza di ruolo e di genere. Decisamente un ottimo inizio.

 

Da questo episodio mi sono ricordata una cosa importantissima: è sui lavori che consideriamo facili, che rischiamo il maggior numero di imprecisioni o errori, perché abbassiamo la guardia.

Dobbiamo sempre rimanere concentrati su quello che stiamo facendo, qualunque sia il lavoro che abbiamo tra le mani.

Questa giornata mi ha confermato ciò che avevo già appreso con il masterclass: serve osservazione. Osservare il mezzo che si ha davanti prima di metterci mano. A questa, spesso, seguirà la creatività per risolvere il problema: non sempre le procedure ufficiali vanno bene, ogni bici ha una storia a sé, non importa se moderna o antica, ed è in questo che si vede il bravo ciclomeccanico.

In più, se mai potevo avere qualche lontanissimo (molto lontano) dubbio, è arrivata la conferma definitiva: questo è il lavoro che adesso voglio fare.

La ciclomeccanica mi piace, mi fa crescere, mi rende più estrosa e sicura di me, mi diverte.

Chiudo con la morale ciclomeccanica della giornata… in realtà sono due:
– gonfiare sempre le gomme prima di riconsegnare la bici al cliente
– sono un essere pensante, meglio una domanda in più che una in meno

Ci si rilegge domani sera.