Foto di una scritta su una lavagna che dice "siate realisti, chiedete l'impossibile!"

Siate realisti, credete l’impossibile! è il claim che mi accompagna da sempre. A dirla tutta non so se claim sia il termine giusto, come grafica non sono mai riuscita a integrarmi veramente per diversi motivi, tra cui l’uso continuo di inglesismi, per me, senza senso.
Siate realisti, credete l’impossibile! è il mio motto personale, per dirla in termini semplici, e nasce da un ricordo sbagliato.

Credo fosse il 2018, ero all’UpCycle Café di Milano, ne avevo sentito parlare molto e volevo andarci da tempo. Un luogo dove i giovani potevano lavorare in smartworking, dove una sera a settimana allestivano una ciclofficina popolare e dove alle pareti si potevano ammirare diversi tipi di bici, alcune dei veri e propri pezzi di storia. In tutto questo, su una lavagna, una scritta: siate realisti, chiedete l’impossibile!

Così, quando un giorno mi sono ritrovata a impaginare i miei primi biglietti da visita, c’era lì uno spazietto bianco, un po’ troppo bianco. Perché, ok i margini, ok non riempire tutto di testo e far respirare l’impaginazione, ma era proprio un buco bianco. Per scherzo e gioco ho ripreso quella frase, ricondandomela male, così chiedete è diventato credete. Me ne sono accorta qualche tempo dopo, cercando tra le foto mi è apparsa lei, la foto di quella frase su quella lavagna, ma mi piaceva di più la mia versione, dove l’idealismo si contrappone al realismo, dove la concretezza lascia spazio al sogno.

Perché è questa che sono, una pazza idealista con i piedi per terra più di quello che le persone credono e con una fede immensa.

Vi direte cosa c’entra le fede in tutto questo? È stato il mio maestro Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, a insegnarmi che se voglio realizzare qualcosa nella mia Vita devo tendere all’impossibile e, soprattutto, non devo pensare solo alla mia Vita, ma devo realizzare qualcosa di buono per il mio ambiente, la mia società, il mondo in cui vivo. Se si punta al possibile si tenderà sempre ad autolimitarsi, a conservare le proprie energie, a non dare il massimo, a non sfidarsi. Tendere all’impossibile significa buttare il cuore un po’ oltre l’ostacolo, attingere al proprio coraggio (c’è, ognuno di noi è dotata/o di coraggio), significa tentare di fare qualcosa di grande, di bello e non importa riuscirci veramente o meno.

Qui sta la differenza ed è qui che risiede il siate realisti, che non vuol dire non fare perché tanto la nostra (limitata) mente ci sta dicendo che non si può realizzare quello che vorremmo, ma significa affrontare le conseguenze delle nostre stesse sfide, imparando dagli errori, dalle cadute e ricominciando da capo.

Ieri ho pensato di lanciare un sondaggio sui vari social per la scelta del nuovo biglietto da visita, la mia richiesta verteva esclusivamente sulla grafica: il senso era a pelle cosa ti piace. Come avrei dovuto prevedere, i commenti si sono un po’ allargati ma soprattutto mi sono resa conto che nessuno ha mai notato come questo claim mi accompagni da sempre e, lo ammetto, ho trovato superflue le correzioni in merito: non le avevo richieste e non si corregge uno slogan, si può condividere o meno, ma di certo non si corregge.

Come da ogni esperienza ne ho tratto la mia personale morale.

Da un lato la mancanza di osservazione, che in qualche modo posso anche giustificare in un mondo iperconnesso come quello di oggi, dove siamo continuamente bombardati da informazioni di ogni tipo. Dall’altro l’incapacità della gente di osare. Vedo un sacco di giocatrici/tori in difesa: produco un contenuto solo se prima sono sicura che alla gente interessa, scrivo/registro una cosa solo se è espressamente chiesta, che è l’equivalente di faccio pubblicità alla mia attività solo dopo aver aperto, investo in comunicazione solo se ho soldi.

Il discorso è molto complesso, ci sarebbero mille esempi da fare, una cosa è certa: non mi sono mai limitata a fare quello che la gente mi chiede, altrimenti passerei la mia Vita annoiata a scrivere solo post tecnici e non avrei creato tutto quello che sto portando avanti giorno dopo giorno.

Qualche giorno fa mi è stato detto spero che farai anche tu video come [personaggio a caso su youtube]. La mia risposta è stata no. Se quel prodotto esiste già nel web perché devo ripetermi, o peggio adeguarmi. A questo punto solitamente mi si dice mi fido di te, vorrei sentirla da te quella spiegazione. Se veramente è così, e non mi sono mai pronunciata in merito a qualcosa, vuol dire che esiste già un contenuto valido di cui fruire, fidateVi anche di questo.

Lo ammetto: fatico molto con la pigrizia mentale altrui, non amo chi si limita passivamente a leggere, guardare e ascoltare, mi rendo sempre più conto che i miei spazi online sono spazi difficili, dove ricerco interazione e rispetto, sostegno reciproco e non giudizio. Una cosa è certa: non ho mai fatto nulla solo per avere seguito e fare numeri, ogni parola scritta e registrata è frutto della mia esperienza personale, condivisa allo scopo di incoraggiare le altre persone. Nulla di quello che faccio è a caso, può essere improvvisato ma non a caso. Lo stesso vale per Siate realisti, credete l’impossibile! che incarna perfettamente lo spirito di chi si sente ciclista ignorante.