Senzatitolo // 08

Ripetere un viaggio non è mai facile. La prima volta ci accompagna l’incoscienza, quella sana dose di ignoranza che non ci fa preoccupare più di tanto di quello che stiamo facendo. Ripetersi è tutta un’altra storia.

Nel ripetersi c’è la paura delle difficoltà che si sa incontreremo, il timore della delusione della meta. Il ripetersi si accompagna ad un carico oscuro che non possiamo fare a meno di portarci dietro, anche se non vogliamo.

L’oscurità avvolge tutto, almeno per un po’ e nell’oscurità non riconosciamo niente e nessuno, forse a malapena sappiamo chi siamo. Iniziava a comprendere che quel corridoio scuro in realtà era una protezione e non una minaccia. Non doveva tornare indietro e ripetere i suoi passi, doveva avanzare. Quel luogo, quella casa, le stava parlando: era arrivato il momento di farsi guidare, senza più perdere tempo ed energie a lottare contro ogni più piccolo avvenimento.

Non siamo abituati a lasciarci guidare, a lasciarci andare. Cresciamo convinti che dobbiamo difenderci da tutto e da tutti. Le ferite della vita rafforzano questa convinzione. Non è sempre così. Non chiese conferma delle sue sensazioni ad Andrea, non ne sentiva il bisogno. Aveva addosso uno strano senso di sicurezza, come non capitava da un po’ o forse da mai.

Si sedette, per terra, al buio. Il suo unico scopo era riprendere fiato e trovare dentro di sé la forza di buttarsi, di non pensare più al parco, alle stanze che aveva visto, tutto ormai era passato. Lei era lì per compiere un viaggio. Questo era chiaro. Era inutile pensare al passato. Non avrebbe capito lo scopo del suo percorso continuando a guardarsi indietro, a ripetere le stesse cose, a non andare oltre i soliti luoghi. Ci voleva tanto coraggio e sentiva di non averne abbastanza.

“Non è così. Sei più coraggiosa di quel che credi.”

Le parole di Andrea non la stupirono solo per il loro significato, ma, soprattutto, perché lui stava parlando.

“Potrebbe essere un buon punto di partenza: renderti conto di chi sei.”

“Iniziavo a credere che capire chi sono sarebbe stato il punto di arrivo e non di partenza. Deduco che sono ancora molto lontana dalla meta.”

“Oppure ci sei più vicina di quel che credi.”

“Mi sembrava strano fossi eloquente per troppi minuti di fila.”

Al buio risero entrambi. Buio o luce, futuro o passato certe cose non cambiano mai, pensarono. Un legame è un legame, può cambiare forma ma la sostanza non muta.

“Come faccio a rendermi conto di chi sono?”

Parlava a voce alta per riordinare i pensieri, non si aspettava di ricevere risposte o suggerimenti.

“Pensa al parco.”

Quando meno te lo aspetti, ecco che arrivano le risposte.

“Pensa al parco” disse Andrea “Chi credi l’abbia creato?”

“Non ho neanche capito dove sono, tu continui a dire che tutto questa è opera mia. No, non mi hai chiarito le idee.”

“Fidati.”

Pensava che avrebbe voluto riflettere sulle parole di Andrea stesa su un divano, al caldo, nel totale relax. Invece era al buio seduta per terra, ma non sentiva freddo, né aveva più paura come prima.

Nel dubbio di chi o cosa fidarsi, decise che si sarebbe fidata di tutto. Di sé stessa, di Andrea, di quel luogo. Non perché sentiva di non avere scelta, ma perché sentiva il suo cuore riscaldarsi sempre più, come se dentro le stesse nascendo un nuovo sentimento, una nuova Rebecca.