Senza disturbare: guestpost di Andrea Paradiso.

Ho conosciuto Andrea al corso di biomeccanica avanzata di aprile.
Il titolo esatto è Dottore in Podologia e Dottore magistrale in Scienze della Riabilitazione, specializzato in Podologia.
Nel vederlo mentre spiegava mi sembrava un po’ agitato ed anche molto competente. Non è facile spiegare cose mediche anatomiche a chi, come potevo essere io, non ha la minima conoscenza scientifica ed è solo un’appassionata di ciclismo.
Dopo quella occasione gli chiesi l’amicizia su facciadalibro: uno dei miei scopi, attraverso i corsi e le pedalate, è sempre stato quello di uscire dalla mia zona di comfort.

È stato tra i primi a mettere il like alla pagina e non sono mancati i momenti da sostegno invisibile come li chiamo io: a volte un semplice like, senza aggiungere altro, può aiutare.

Qualche tempo fa ho scoperto la sua anima artistica oltre che scientifica, e a forza di vedere foto e leggere cose, ho deciso di chiedergli di scrivere per me.
Ha accettato.
Buona lettura.

Senza Disturbare (Bardonecchia, ad 2017)

È buio. Il paese dorme ancora.

Sei solo.

Fa freddo. Non importa la stagione. In montagna, la mattina presto fa sempre freddo, se esci in bicicletta.

Fa freddo perché sai che, quando comincerai a spingere sui pedali, i muscoli chiameranno il sangue e non tremerai più. E allora hai addosso ciò che serve per avere freddo solo per un po’. Misuri bene, soppesi, calcoli, intuisci. Lasci nello zaino la maglia buona per la discesa, scegli che fare di guanti e berretto. Sai che, quando salirai, se arriveranno le nuvole, la pioggia, la neve, ti saranno indispensabili. Sai anche, però, che la montagna non ti fa regali. Se la tua bici sarà pesante, i tuoi polmoni avranno fame d’aria. Di quell’aria del mattino che ti secca le labbra e ti punge la gola. La bici, la montagna, tu. In equilibrio.

Tremi, sopporti. Poi un brivido e capisci che è ora. Contrai i muscoli, soffi fuori l’aria, stringi il manubrio e ti alzi sui pedali. Inizi a salire. Hai lo sguardo fisso sulla ruota anteriore. La guardi girare e rotolare sul terreno. La mente si svuota. Il tempo si ferma. Il tuo mondo è in quel momento, su pochi centimetri di gomma, su raggi sottili, su corone dentate e tubi di metallo. In equilibrio.

Incontri i primi tornanti. Sposti il peso da un pedale all’altro e continui a salire. Respiri gli odori della natura che si è svegliata con te, prima degli uomini.

Vivi il silenzio. Ti avvolge. Senti il tuo respiro. Il tuo cuore. Nel silenzio si può.

Poi alzi gli occhi. Non sai quanto tempo sia passato. Non sai perché, semplicemente, all’improvviso, alzi gli occhi e guardi. E sorridi. Un sorriso ti tira le guance. È così semplice. È tutto lì, non ti serve altro.

 

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