È in questi casi che si migliora. Quando sei sfinito e devi comunque rientrare alla base. Per me allena una dote particolare che mi piace chiamare resilienza, che è la base dell’andare in bici, indipendentemente dalla velocità.

Questo è l’incoraggiamento che ho ricevuto da un mio amico, mentre mi preparavo al rientro a Genova da Savona (gita di qualche giorno fa, in solitaria, andata e ritorno in giornata).
Questo dialogo mi ha fatto venire in mente uno dei post, scritto e in attesa di essere pubblicato, in cui racconto come la bicicletta non mi ha solo cambiato la vita, ma me l’ha (felicemente) stravolta.

Quando ho iniziato a muovermi in bici per il rientro a casa dal lavoro impiegavo circa quarantacinque minuti, contro i dieci/quindici in scooter. Non ho comunque pensato di rinunciare, anzi (non chiedetemi il perché, non lo so neanche io).

Quando ci sei in mezzo, non ti accorgi che stai cambiando. O forse, più che cambiare, stai finalmente risplendendo per quel che sei veramente. E non importa che tu nei sia consapevole o no, il cambiamento non si ferma.

All’andata era facile, tutta discesa, praticamente iniziavo a pedalare che ero già in ufficio. Al ritorno, dopo una giornata quasi sempre in piedi, abbastanza fusa, salivo in sella a Carolina (la mia prima bicicletta) e quando non ce la facevo più mi fermavo, scendevo e camminavo, arrivando a casa con la bici a spinta. Così, ogni giorno, facevo un pezzettino in più.

La salita prima di casa l’avevo battezzata la Grande Salita: andava da Largo Merlo a piazzetta Pedegoli, e poi la cruêza (dialetto ligure, vuole dire strada molto stretta) fino a casa. Di fatto era circa un chilometro e mezzo, piena di curve a pendenza non costante e con un dislivello totale di poco più di cinquanta metri: per me, completamente fuori forma, era la Grande Salita. Anche dopo un anno, raggiunto un certo allenamento, prima e dopo la Grande Salita mi fermavo a riprendere fiato e sono riuscita in dodici mesi a passare dallo scendere e spingere al metterci, in media, sette minuti.

Come ho fatto? Continuando a pedalare. Non perché mi era imposto o perché avrei vinto qualcosa, semplicemente volevo: le strade in bici sono più belle, la soddisfazione di farcela è indescrivibile, soprattutto se sei una che ha sempre girato in scooter anche solo per fare due metri.

È così che inizi a scoprire cose di te che neanche immaginavi. Questo è stato l’inizio di un viaggio ancora in atto.

La Grande Panchina
La Grande Panchina… mi ha accolta tante volte sulla strada del rientro.

Se non ce la fai più scendi e cammina.

Non conta a che velocità ti muovi, non conta quanto tempo ci metti, l’unica cosa veramente importante è continuare ad avanzare, avendo ben in mente che tutto quello che facciamo lo facciamo per migliorare la nostra vita. Se non è così, se non sentiamo che è così, se avvertiamo una forzatura, allora è meglio scendere e fermarsi. Scendi e fermati, osserva, rifletti, aspetta il momento giusto per te e poi riparti.

Questa regola è applicabile a qualunque ambito.

All’inizio della Grande Salita c’era anche la Grande Panchina e tante volte mi sono seduta, prima di partire, per riprendere fiato, è lì sopra che ho imparato ad ascoltare me stessa.

Ho impiegato moltissimo tempo a comprendere queste cose. All’inizio non farcela, per me significava essere una sfigata: non è così! Non farcela significa solo che serve più tempo e più allenamento, in bicicletta come nella Vita.