Il cielo azzurro di Lisbona.

Mi presento, sono Carlotta. Online mi firmo Carl__ sul mio storico blog, Le tasche piene di sogni.
La gente mi chiama in tanti modi; occasionalmente sono la rossa, per qualcuno sono Otta, per altri Charly; più al sud e in famiglia mi chiamano Carlò. C’è chi mi chiama Miky per via del mio cognome, e poi c’è anche chi mi chiama C e basta.
E forse anche questo è un po’ indice delle mille sfaccettature presenti nella mia vita.

Ma cosa c’entro nel blog di una ciclista?

Nulla. Io sono una ciclista occasionale, che non ha ancora il coraggio di trasformarsi in una ciclista full time.

Anche laAdri ha scritto per me, sul mio blog e un po’ sulla falsa riga di ciò che racconta lei, e del messaggio che lascia, io continuo.

Questo post nasce in spiaggia in una cittadina tranquilla del ponente ligure. Erano anni che non scrivevo a mano la bozza di qualcosa, e l’idea non mi dispiace [nds: ora che sto trascrivendo mi rendo conto del perché ho smesso di scrivere le bozze a mano!].

Sono appena tornata dal Portogallo dopo un anno, come racconto qui e dato che Genova mi stava proprio tanto stretta, ho deciso di continuare a viaggiare ancora per un po’. Ma il ritorno è obbligato, e quando questo post sarà trascritto e pubblicato io sarò già a Genova da un po’, cercando di creare una nuova, piccola, rassicurante routine, ma so che sarà difficile: quando sei fuori dagli schemi per troppo tempo, se sei obbligata a rientrarci, difficilmente riuscirai senza fare dei danni.

Il mio anno a Lisbona mi ha insegnato tanto.

Togliamo i motivi di studio, e togliamo anche la ricerca scientifica. Spogliamo la mia vita per un attimo dai miei obblighi accademici.
Vi aiuto un attimo: immaginate una ragazzina non più alta di 1,60, dai capelli rossi e la frangetta corta e disordinata, tipica di chi si taglia i capelli da sola. Immaginatela immersa nel suo mondo, sempre con la testa che frulla idee, e col bisogno di avere sempre una penna e un taccuino in tasca (insieme ai suoi sogni). Fate un piccolo sforzo ancora, datele 24 anni (quasi), ma fate finta che il suo aspetto sia quello di una ragazzina non più grande dei 18. Ecco, adesso potete avere un’idea di chi sta alla penna in questo momento.

Ora, se volete, potete anche immaginarvela un po’ nomade, ad attraversare in bici la costa sud del Portogallo, o a fare una sbiciclettata dalla Riviera dei Fiori (ponente ligure) alla Riviera dei Cedri (provincia di Reggio Calabria). Questa ragazzina ha trovato sé stessa a Lisbona.

Sono stata in questa città così affascinante, per la prima volta nel 2012. Una semplice gita scolastica, che mi ha cambiato la vita. Un colpo di fulmine, e al ritorno a Genova, nell’incapacità di dare un senso al mio essere nuovamente a casa, fissavo il cielo dal balcone, chiedendomi come mai non fosse azzurro quanto a Lisbona.

I portoghesi hanno una parola apposita per descrivere questo stato d’animo: Saudade.

Saudade non è la semplice nostalgia, Saudade è molto di più, molto più profonda, ed essendo una parola intraducibile, non puoi sperimentarne il significato finché non ti ci immergi completamente.

La mia Saudade è diventata presto determinazione; ho sempre detto che sarei tornata a Lisbona, e non semplicemente di passaggio, e appena ho potuto ho realizzato l’obiettivo, e sono andata a viverci per un anno.

Lisbona mi ha dato il coraggio di sbattermene del giudizio altrui.

Così ho fatto due esposizioni con i miei acquerelli (ah si giusto, la testina rossa immaginatela anche con le mani costantemente sporche di inchiostro e vernice, come i bambini). Ho organizzato due art festival, ho iniziato a insegnare yoga, mi sono paracadutata da 5000 metri e mi sono tatuata una lampadina sulle costole.

A Lisbona è uscita la vera me stessa. Effetti collaterali? La continua voglia di muovermi e di viaggiare, prendere sul serio la mia attività di scrittrice, e mettere finalmente la faccia sul mio blog, creando anche un canale You Tube.

Affido a un blog che non è il mio, il tirare le somme di quest’ultimo anno e il mio ritorno a casa: questo è inusuale, e forse è da me.
Ma ho trovato il messaggio che voglio dare a questo post, in questo blog:

Viaggiate! Viaggiate in bici, viaggiate a piedi, prendete l’autobus, guidate la macchina per ore, andate in treno… Andate come volete, ma andate, partite, viaggiate!

È l’unico modo per capire chi siete, per trovare un po’ di coraggio dentro voi stessi.
Dentro ciascuno di noi esiste una personalità e un modo di vivere fuori dagli schemi: abbiate la voglia di trovarli, abbiate il coraggio di muovervi verso voi stessi attraverso il mondo.

Ora ribaltate l’idea che vi siete fatti di me in queste righe.

Sono una laureanda in corso in ingegneria dei materiali. Nella vita sintetizzo materiali che non esistono e studio modelli fisici ai limiti della fantascienze con implicazioni matematiche spaventose, di equazioni differenziali e calcoli lunghi pagine e pagine, tratte da libri dalla copertina poco colorata.
Immaginatela con i capelli raccolti e ordinati e con degli ordinari vestiti sotto ad un camice bianco, sporco solo di olio motore e qualche schifezza chimica un po’ puzzolente. Il badge dell’università al collo, e una stilo nel taschino.

Chi sono io?
E chi siete voi?

Carl__

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