Foto di Biciclettina, la mascotte dei miei giri in bici, a Boccadasse

Ultimamente mi sono concentrata molto sul profilo Instagram, ho abbattuto l’ultima frontiera iniziando a fare video ed aprendo il canale YouTube, ho finalmente sistemato la pagina su Tipeee e i Corsi Ignoranti. Proprio su Tipeee e i corsi ho un post in bozza, anzi ne ho sei in totale eppure non pubblico.

Credo di aver affrontato gli ultimi limiti, iniziando a scrivere sui social post più tecnici e sono anche in produzione dei video, eppure qui non pubblico. Sapete perché? Perché mi sembra tutto banale e già detto.

Quella del banale è la condanna di chi produce contenuti, ma è una cosa solo nella nostra testa. Perché è vero, è già stato detto tutto, ma ognuna di noi lo dice in modo diverso.
Penso sempre a Voi lettrici come vecchie amiche che mi conoscono da tempo, ma in realtà non è così. O meglio, c’è sicuramente chi mi segue da sempre, ma c’è anche chi è arrivato ora e non ha idea di chi io sia. E poi rimane una grande costante: neanche io mi ricordo tutto quello che ho scritto in questi anni quindi quella di ripetersi è un finto problema.

Il vero problema è che persone come me puntano sempre a dare il meglio, anzi ancora più meglio, a studiare, migliorare e creare post sempre superlativi. Impossibile.
Non perché non ci sia l’impegno ma perché siamo umane, sono umana. Nel mio caso poi ho standard altissimi, a volte troppo.

Primo piano della mia mano, dopo un'intensa giornata di lavoro in ciclofficina.

Quando ho aperto non mi immaginavo tutto quello che è accaduto, non immaginavo quanto sarebbe cambiata la mia Vita. Dalle notti in bianco dietro al blog, alle pause pranzo a scrivere, a non ritrovare un attimo se non ad orari assurdi, come ora, non perché sia tardi, sono le 21.37 di sabato, ma sono in ciclofficina. Questo vuol dire che devo ancora pedalare fino a casa, cenare, rilassarmi, respirare. Eppure sono qui che scrivo questo pezzo prima di dimenticarmi, perché sento che finalmente questo pezzo è il gancio che cercavo tra il mio passato e il mio futuro per tornare qui, tra le pagine della mia creatura più bella, quella che più di ogni social e video mi dà soddisfazione, frutto di un lavoro di più di 4 anni, di tanto studio, di tante tante parole che sono ferme tra queste pagine, di tanti post brutti che rimangono qui a perenne ricordo del percorso fatto.

Oggi al telefono, incoraggiando una mia amica in difficoltà in officina, ho compreso quante cose ho imparato. La mia gavetta l’ho fatta nella mia azienda, nessuno mi voleva insegnare e così l’ho fatto da sola. Avete idea di cosa voglia dire questa cosa? Tantissimi errori, pagamenti in ritardo, pensieri che in questi giorni pressano la mia testa e non mi lasciano concentrare. Ma proprio mentre parlavo con questa amica mi sono detta ancora una volta ma ti rendi conto di cosa hai realizzato, ed ora avresti paura per cosa? Per qualche pagamento in ritardo?

Ogni volta che come stasera mi fermo e guardo il caos in ciclofficina realizzo che ogni bici è un cliente arrivato grazie al mio continuo impegno.

Ieri controllavo i numeri di questo blog, ovviamente crollati, e sono rimasta a bocca aperta perché la chiave di ricerca più usata è la ciclista ignorante. Questo vuol dire che sono riuscita esattamente a realizzare ciò che volevo: che il mio nome fosse sulla bocca di tutte. Ho aperto la scheda di Google My Business e il 60% delle ricerche sono dirette sul mio nome.
Non sono i numeri di per sé la vera vittoria di tutto questo, ma questo immenso passaparola.

Eppure sono qui, a domandarmi se sarò banale o no. A chiedermi quanto aver intrapreso fin da subito un modo di raccontare non tecnico, ma ciclofilosifico abbia senso, a rendermi conto che non riesco a fare crescere il canale telegram come vorrei perché non sono mainstream, mentre preparo dirette sui social perché mi divertono ed ho scoperto essere un buon modo per veicolare messaggi, a pensare che devo montare i video tecnici perché manca tutta l’audio. Sono qui a dirmi che tutto quello che faccio forse è banale e sono bloccata sul riprendere a scrivere, perché non ho tempo, perché sono stanca, temo di essere pesante quando voglio essere motivante.

Foto a caso da Corso Italia, Genova. Pit stop sulla strada per la ciclofficina.

Tutto quello che scrivo e registro ha un unico scopo: incoraggiare chiunque incrocerà la mia strada.

Lo scopo non è essere famosa, avere seguito, ma riuscire a fare de La Ciclista Ignorante e della ciclofficina un mezzo di trasformazione sociale, persona per persona.
Sono ambiziosa lo so e i dubbi si sprecano. E sono qui che non so come concludere questo post.

L’ho fatto tante volte di impegnarmi a pubblicare e poi sono state parole al vento. Sono fortunata nessuna di Voi mi ha mai sgridato, anzi. Non voglio fare vuote promesse, sento da sempre di aver un impegno con Voi, non sempre però sono riuscita a rispettarlo. Forse sapere che potete trovarmi ovunque è il mio piccolo alibi per non essere più stata costante.

Ma sapete quale è la verità? Niente è come questo blog, un diario di viaggio che dura da anni, uno spazio dove ritrovo me stessa (perché scrivere è prima di ogni altra cosa un gesto egoista), dove fisso la mia esperienza, con il desiderio che possa essere di ispirazione a chiunque la incontri.
L’unico modo per realizzare questo scopo è ripartire, ancora una volta.


Nota: il motivo per cui il post è scritto interamente al femminile lo trovate qui