Nell’aprile 2015 ho avuto un esaurimento nervoso.
Era fine mese e mi ricordo benissimo quel giorno, in cui ho iniziato a piangere e non riuscivo più a smettere.
Già pedalavo, ero al lavoro, in bici. Pedalare fino al pronto soccorso in quello stato non mi sembrava possibile e chiesi ad un mio collega di accompagnarmi. Piangevo da due ore, non riuscivo a fermarmi e volevo essere sedata.
Al pronto non lo fecero, ovviamente. In quel momento non mi fece piacere, volevo solo smettere di piangere.

Perché Vi racconto questa allegra storia?
Perché in qualche modo sono di nuovo a quel punto, non esattamente nello stesso modo.
Oggi sono più forte, anche se mi sento molto stupida e debole in questi giorni.
Ho un lavoro diverso (per fortuna), una rete diversa di persone intorno, ho riconosciuto i sintomi, sono seguita da una psicoterapeuta da tempo. Ed oggi più che mai, c’è la bici, mia compagna di Vita ormai da 5 anni

In questi mesi di attività ho visto ciclisti di tutti i tipi, ho compreso ancora una volta che ognuno vive la bicicletta a modo proprio.

Per me la bici è una vera e propria compagna, un sostegno, una cartina tornasole delle mie azioni. La bici mi ha cambiato la Vita, mi ha fatto scoprire cose di me inimmaginabili. Ogni volta che salgo in sella tutto è possibile. Ogni volta che aggiusto una bici tutto è possibile.

Le persone mi guardano e si complimentano per il mio coraggio e la mia determinazione. Potessero vedere quello che ho dentro forse cambierebbero idea.

È due giorni che piango, se qualcuno mi parla io piango, anche se mi dice ciao. Il perché lo so ma è difficile da spiegare e non avrebbe senso, non è importante.
In queste ultime settimane ho pensato moltissimo a tutti i riscontri che ho ricevuto su di me, sul blog, su quello che scrivo. E mi sono fatta condizionare, ancora una volta. Mi sono fatta condizionare dalle regole altrui, decise da non so chi, che si lavora in un certo modo, in certi giorni, in certi orari, ci si sveglia a quell’ora e si cena ad un’altra. Oggi mentre ero in bici mi veniva da urlare al mondo che questa è la mia Vita, solo mia.

Ho deciso di aprire la mia Vita, di sostenere chi avevo vicino, di condividere e cercare di portare un altro punto di vista.

Ma questa cosa sembra impossibile. E non parlo solo della rete ma anche della Vita di tutti i giorni.
Siamo sempre pronti a giudicare gli altri. Io sono sempre pronta a giudicare me stessa, ferocemente, non mi concedo neanche i piccoli errori, figuriamoci quelli meno piccoli.
È un discorso vecchissimo, ne ho già scritto e a ripensarci e a ripensare che sono di nuovo a questo punto sto male, mi sento fallita e perdente.

Ma posso fare solo una cosa ripartire da qui. Questa volta posso farlo con un lavoro molto più figo, quello che mi sono costruita. Tutto il resto, tutto ma proprio tutto il resto è fuffa. Ora conto solo io.