Post estemporaneo di una domenica di febbraio.

Ieri mi sono chiusa nel box e, nell’ordine, ho revisionato il mozzo posteriore, rigenerato le pastiglie posteriori, sostituite quelle anteriori, revisionato la serie sterzo sostituendo le sfere, regolato i deragliatori e i freni.

Il mozzo lo avevo lasciato in sospeso da martedì, chiudendolo aveva un leggero gioco, ed essendo la mia bici, avevo deciso di riprendere il lavoro con calma ieri.

I deragliatori mi hanno fatto impazzire di nuovo, non ho mai avuto così tanti problemi, tanto è vero che davanti continuava a cadere la catena. Ho optato per una salita più lenta sulla corona più grande, ma almeno non cade.
Il perché non lo so, ma rispetto alle altre volte ho cambiato marca di pacco pignoni e catena, chissà se è rilevante.

La serie sterzo l’ho aperta due volte. Era la prima volta che facevo quel tipo di lavorazioni da sola, e penso di essermela cavata bene.
I freni li faccio ad occhi chiusi, ormai lo sanno anche i sassi che sono la mia fissa.

Quattro anni fa quando sono risalita in sella non sapevo niente di tutto questo, non sapevo neanche che le bici avessero una taglia. La prima volta che mi hanno nominato il mozzo della bici mi sono chiesta il nesso tra un marinaio e la mia bicicletta, tanto era il mio livello di ignoranza.
Ora non so ancora fare tutto, e mai lo saprò fare perché non esistono due bici uguali, però so cosa guardare.

Ieri sera discutendo con un meccanico professionista mi sono interrogata come si fa a sapere quando fermarsi.

Mi spiego meglio: ogni lavorazione ha un punto ottimale che si scontra con la realtà, vedi ad esempio il mio deragliatore anteriore. Ad un certo punto ho deciso per una salita pigra piuttosto che la caduta perenne della catena. Però quella è la mia bici, ci pedalo io e la conosco a memoria.
Alla fine abbiamo concluso che ciò che conta è l’esperienza, perché l’esperienza non ti permette di non avere più dubbi, ma ti dà i mezzi per sapere come risolvere i dubbi. Lo vedo tutti i giorni nel mio lavoro: quello che fine a qualche anno fa sarebbe stato panico, ora è un riflettiamo con calma che se le cose funzionano così si può fare cosà.

Quindi il mozzo non è (solo) un marinaio, ma è anche il punto centrale della ruota, è quel corpo che permette che la ruota giri intorno al perno, ha un sistema di coni e sfere, e di per sé non è difficile (almeno per me) revisionarlo, cioè aprirlo e pulirlo, ma chiuderlo perché deve essere abbastanza stretto da non avere giochi ma non troppo per non fare resistenza alla rotazione.
Come questa ho imparato tante altre cose.

In via strettamente teorica su una bici so fare tutto, su alcune lavorazioni vado ad occhi chiusi su altre devo ancora farmi le ossa, ma di strada ne ho fatta.

Negli ultimi giorni ho avvertito stanchezza e rigetto per tutto. Ieri nel box con i miei attrezzi mi sono accorta che la mia vecchia vita mi sta sempre più stretta e che fatico ad essere divisa a metà, considerando anche la stanchezza fisica di andare a Monza tutte le settimane. Ci siamo quasi e devo stringere i denti.

Ieri su instagram ho scritto Avevo bisogno di rilassarmi. Wilma mi odia…, con tanto di foto della serie sterzo aperta. Il commento di un mio amico mi ha fatto molto ridere Per fortuna studi da ciclomeccanica, pensa se facevi medicina!
Ieri mi sono rigenerata, ed ora mi preparo per Milano-Monza (ed eviterò accuratamente i binari del tram, promesso).

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