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Tutto è possibile, non credete a chi dice il contrario.

Nella vita non si smette mai di imparare, così dice il proverbio. Ho imparato, ed ora (quasi) a caldo posso dire che è stato un bel pugno in faccia.
Difficile spiegare a parole cosa rappresenta il Salone Nautico per chi non lo vive.
Ieri un amico che ci lavora da anni mi ha detto stancante ma bello perchè il Salone è la conclusione di un anno lavorativo, è solo la parte finale, quella che vedono tutti.
Da sempre ho a che fare con il Salone Nautico: sono di Genova e questo evento blocca la città e la cambia per qualche giorno.
Lo sappiamo tutti che non è più il Salone di una volta e tutti i guai che ha avuto la fiera di Genova, ma comunque rimane un punto importante, e sono tante le persone che ci lavoravano, per alcuni rappresenta la maggior fetta del fatturato aziendale.

Ho iniziato a lavorarci 11 anni fa quando sono entrata nella mia ormai ex azienda: all’epoca eseguivo e basta, non avevo idea di dove finisse il mio lavoro, non lo vedevo mai montato, producevo e basta. E i primi anni ero letteralmente un’esecutrice.
Poi negli anni, come ho spesso scritto, il mio ruolo in azienda è cambiato, è cambiato il modo di rapportarmi ai clienti, le responsabilità sono cambiate, le dinamiche anche. Continuavo a non vedere il mio lavoro montato, ma vivevo molto più direttamente la responsabilità della consegna.

Così quest’anno, di passaggio da un lavoro all’altro, mi sono ritrovata in una veste non mia, e ne sono uscita, personalmente e professionalmente, vincitrice, e anche molto stanca (e con due piedi assai dolorosi).

Non racconterò i dettagli di quanto vissuto perché non serve e non rappresenta il significato di questo post.
Vorrei invece concentrarmi sulle conclusioni (a caldo) di quanto ho vissuto.
Ogni esperienza lascia un misto di felicità e delusione, a me capita sempre così: per quello che poteva essere e non è stato, e per quello che invece è stato e non ti aspettavi.
Qualche giorno fa ho tirato giù l’elenco degli errori commessi, e mi sono stupita di me stessa.

Foto di una finestra molto grande che si affaccia sul retro del museo di storia naturale.
Mentre me ne stavo lì a spiegare i miei progetti per il futuro ed in attesa di compilare tutte le scartoffie… non ho potuto trattenermi dallo scattare questa foto. La mia fissa per le finestre che si manifesta.

Quando sei in corsa ti sembra di non azzeccarne una, ma quando ti fermi a pensare le cose si mostrano in modo assai diverso.

La cosa più importante è essermi chiarita definitivamente che questa non è la vita che voglio. Voglio che il mio telefono squilli per lavoro, ma non così. Voglio lavorare tanto e bene, ma non dover subire le scelte altrui (non discuto se giuste e sbagliate, è proprio che non voglio più subire le scelte di qualcun’altro).

Voglio una vita più semplice, piena e, soprattutto, vivibile.

Ho una casa che dire che fa schifo non rende. Ho abbandontato tutto, questo blog ed i social (non che mi manchino). Ho bucato tutte le riunioni a cui dovevo andare ed ho solo lavorato. E alla fine posso affermare con assoluta certezza che non ne vale la pena.
Non verrò ricordata per quel che faccio bene, ma, purtroppo, constato ogni giorno che, nella maggior parte dei casi, verrò ricordata per quella che ha risposto male o che è sempre nervosa.
Ho compreso da tempo che sono tutti molto bravi a dirti che hai un brutto carattere, ma nessuno guarda a se stesso, e questa esperienza è stata l’ennesima dimostrazione.
Per inciso inizio ad essere stufa: non tanto di chi non mi conosce e mi giudica, ma di chi mi conosce da tempo e non vuole vedere il cambiamento, perchè nella Vita si cresce e si cambia.

Rudy Bandiera in uno dei suoi video, a mio avviso, più belli dice che per gli amici rimarrai sempre un adorabile pirla qualunque cosa tu faccia (non è una citazione lettarale, ma il senso è quello): ho imparato ad accettare questa cosa dagli amici di sempre e della mia famiglia, ma sinceramente sono stufa che persone che non mi vedono da anni si arroghino il diritto di giudicarmi per una persona che non sono più.

A parte questa piccola digressione, la cosa più importante di questa esperienza lavorativa è stato chiarirmi come voglio lavorare. Mi sono concentrata tanto sull’ambito, sulla formazione tecnica, ma con questo passaggio ho fatto chiarezza sugli ultimi dettagli.

Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio di ringraziamento, di per sé vuol dire poco, mi ha colpito perché è uno degli espositori che ho seguito meno, per scelte di allestimento e strutturali.
Ho tirato fuori risorse inimmaginabili, ho dato il meglio come faccio sempre quando mi impegno in qualcosa, ho cercato di aiutare le persone a prescindere da chi avesse fatto o non fatto cosa (anche se spesso può diventare un’arma a doppio taglio): non sono perfetta, ma sono in gamba e qualsiasi scenario si aprirà davanti a me sarò in grado di affrontarlo.
Sembro arrogante? Poco importa.

Foto del tramonto sulle banchine alla fiera di Genova.
Stanca morta. Sempre in fiera da giorni. Non vedi l’ora di finire ed andare a casa, ma sembra sempre spuntare qualche cosa. Poi ti giri, ed è tutto diverso: il sole sta tramontando sull’acqua ed è pura magia.

Ma quindi su questo blog non si parlava di biciclette e ciclomeccanica, cicloturismo e ciclismo urbano? Che significa questo post?

Sono consapevole che questo tipo di post uccide la seo, che spesso la gente smette di seguire un blog che pubblica off topic, ma da qualche parte bisogna pur ricominciare e io posso solo farlo da dove sono ora.
Non mi ero resa conto che la mia Vita fin qui era abbastanza programmata: la fine del rapporto lavorativo, le vacanze, questa collaborazione… gli ultimi mesi sono volati ed ora inizia la sfida vera. Lasciatemi raccogliere i pensieri e le idee e datemi il tempo di ripartire.

Una delle cose più importanti che mi ha regalato questa esperienza è l’importanza di essere giudicata per il mio lavoro e non per la mia persona.
Il giorno dopo l’apertura del Salone, ho visto a loop (almeno tre volte), il video di Rudy che ho citato prima: ad un certo punto spiega bene cosa voglia dire giudicare una fatto e giudicare una persona.
Non avevo mai capito questo punto fino a che non mi sono ritrovata io stessa ad essere giudicata per quel che sono e non per come lavoro.
Ho imparato ancora una volta moltissimo e devo dire grazie a chi mi ha offerto questa occasione, nonostante qualche scontro e incompresioni: non si può sempre andare d’accordo, ogni nuovo lavoro è una nuova sfida, anche quando ci si conosce da tempo.

Non so bene come concludere questo post, perché i pensieri sono tantissimi.
Voglio incoraggiare chiunque voglia cambiare vita, o chiunque sia stato costretto a farlo.

È dura in ogni caso: non ponete limiti, dentro avete risorse inimmaginabili.

Mentre lo scrivo mi vedo, in mezzo agli stand in costruzione, confusa dalla quantità di informazioni: all’inizio sembrava tutto impossibile, ma piano piano ho imparato tutto quello che mi serviva per portare avanti il mio compito.

Quattro anni fa non sapevo niente di biciclette: ora le guardo, penso a smontarle, rimontarle, e di fronte ad un problema applico le mie conoscenze e la mia creatività.
Tutto è possibile, non credete a chi vi dice il contrario.

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