Foto del badge del corso Il Metodo di Rudy Bandiera. 2 marzo 2019, Milano.
Foto del badge del corso Il Metodo di Rudy Bandiera. 2 marzo 2019, Milano.

Ho fatto il mio primo corso che non riguardava la ciclomeccanica.
Ero lì seduta in prima fila ad ascoltarmi un Rudy Bandiera meravigliosamente senza voce.
Ho comprato il corso il primo giorno che è uscito ed ero lì proprio davanti al palco a prendere appunti.

Ma perché? Che mi frega di ascoltare idee e consigli su come creare contenuti digitali quando nella vita aggiusto biciclette?

Intanto non è l’unica cosa che faccio e questo luogo ne è una conferma. Ho aperto il blog prima della ciclofficina, volutamente, per un percorso ben preciso, proprio seguendo gli insegnamenti di Riccardo Scandellari, socio di Rudy.

(Mentre scrivo non mi ricordo chi ho conosciuto -online- prima. Forse Rudy grazie alla lovvotica.)

Ero curiosa.
Ero curiosa di sentire cosa avrebbe raccontato oltre Condivide et Impera, oltre a tutte le cose che scrive e racconta online ogni giorno.
Per ultimo ma non per ultimo, la voglia di conoscerli dal vivo e confermare a me stessa che sono online come sono offline, senza atteggiamenti da divi.

Chi mi legge da un po’ sa che sono già stata in proprio, sa che ne vengo da un lavoro molto diverso, sa che mi porto dietro tanti errori passati. Ritornare in proprio, aprire la bucofficina, diventare meccanica di biciclette non è stato un percorso breve né ho studiato solo ciclomeccanica per arrivare fin qui.
Ecco perché.

Foto applausi finale del corso Il Metodo di Rudy Bandiera. 2 marzo 2019, Milano.

Perché le conoscenze non sono a compartimenti stagni, perché per realizzare un sogno bisogna guardarsi intorno a 360 gradi, perché posso essere la meccanica più brava d’Italia e sperare che gli altri parlino del mio lavoro, o imparare a farlo innanzitutto in prima persona per creare l’onda che porterà gli altri a parlare di me.

Al contrario di quel che si pensa non sono uscita su La Repubblica per pura fortuna. Sicuramente la fortuna c’entra, ma la fortuna va alimentata, ogni giorno con le nostre azioni.
Questo blog non è a caso. La cura in ogni pixel che vedete non è a caso. Nulla di quello che ho fatto negli ultimi due anni lo è.

Così sono andata a Milano, ho imparato delle cose nuove, altre le ho confermate a me stessa. A distanza di due anni e due crisi da social posso dire di aver trovato il mio equilibrio, equilibrio che non durerà, perché non è nella mia natura e perché come scrive Francesco Sordi nel suo libro Marketing Scientifico, viviamo in un contesto liquido.

Ci sono esperienze che vanno al di là delle parole dette e delle cose, più o meno tecniche, imparate. Mentirei se dicessi che a me, personalmente, Rudy e Skande hanno detto cose nuove, ma non per colpa loro, sono io che leggo quasi tutto quello che scrivono. Ma l’esperienza che cercavo era un’altra e come immaginavo non mi hanno deluso, anzi.

Non sono tornata a casa con delle risposte, ma con moltissime domande senza risposta e per la prima volta in vita mia non vivo questa cosa come un fallimento, come un essere sbagliata.

È molto difficile passare a parole un qualcosa di così intimo, non credo di esserci riuscita.
Quello che vorrei lasciare con questo post un po’ sconclusionato, iniziato e cancellato non so quante volte, è che per realizzare i propri sogni, raggiungere i propri obiettivi, bisogna lavorare su se stessi a 360 gradi.
Sono convinta che non sia più l’epoca dove basta saper fare una cosa bene: è necessario farne (almeno) una molto bene senza dimenticare il periodo storico e tecnologico in cui viviamo.

Io aggiusto biciclette ma se non so raccontare quello che faccio come ci arrivano le biciclette nella mia ciclofficina?