Parlo anche di Buddismo (e Adhd)

Foto di una mattina di studio davanti al Gohonzon.

In realtà da quando ho ricevuto la diagnosi di Adhd in questa parte di Blog non ne ho ancora parlato: ne ho parlato specificatamente qui, ma come si suol dire metto le mani avanti.

Credo che la Vita non si viva a compartimenti stagni, quello che siamo è un insieme di fattori, influenze, esperienze che non possono essere rigidamente divise.Si può essere più o meno riservatɜ, si può decidere se e cosa condividere online (o comunque in pubblico), ma la nostra personalità e le nostre scelte sono frutto di un intrecciarsi più complesso che ci rende quello che vogliamo (o cerchiamo) di essere.

Personalmente tendo ad essere molto trasparente, lo scopo di questo Blog è stato fin dall’origine incoraggiare chiunque inciampasse nelle mie parole ed anche se ad occhi esterni, non sempre per fortuna, è sembrato che volessi solo mostrarmi, il mio tentativo continuo è quello di trasformare le mie esperienze in una forma tale che possa essere di ispirazione e incoraggiamento per le altre persone.

Questo processo di trasformazione me lo ha insegnato il Buddismo.

Decidere o meno di parlarne non è stato facile, quando il web non era quello di adesso la stessa Soka Gakkai era restia a parlare online di Buddismo. Inevitabilmente la pandemia ha dato una spinta verso quel progresso necessario per riuscire ad arrivare a tuttɜ e non disgregarsi a causa della distanza fisica e sociale.

Ho sempre avuto blog (ogni tanto accenno a Splinder, una piattaforma di blogging che non esiste più, chissà chi se la ricorda) e per me è sempre stato spontaneo parlare di Buddismo: fa parte della mia Vita quotidiana. C’è chi ha sempre storto il naso, tra compagne e compagni di fede ma anche persone esterne: in fondo una delle regole auree del web è non parlare di religione. E neanche di politica e di calcio.

Di quest’ultima non mi importa quindi potrei liquidare la cosa con un non si pone il problema: in realtà credo che serva una nuova narrazione a tutti i livelli. Serve una narrazione non faziosa e oggettiva, perché tifare o credere in qualcosa non vuol dire essere contro chi non la pensa come noi, deve esistere anche un modo sano e sportivo di vivere le diversità.

Per quanto riguarda la religione e la politica non solo sono convinta, ma (stra stra stra) straconvinta, che sia più che mai necessario parlarne: bisogna imparare che religione e fede sono due cose ben distinte e che politico è ogni nostro gesto. Si confonde la religione, con l’insieme di tutti i rituali del caso, con la fede individuale e si confondono i partiti politici con la politica.

È stato proprio il Blog, a cui sono legata manco fosse uno dei miei gatti, ad insegnarmi l’uso delle parole, l’importanza di sceglierle accuratamente per descrivere la Vita in ogni sua forma (anche quella di una bicicletta). E se all’inizio scrivevo di essere buddista per incapacità di raccontare, piano piano è diventata una scelta consapevole.

Il mio scopo non è mai stato e mai sarà convertire al Buddismo chiunque incontri, la fede è una questione importante, personale e intima, un campo dove si può entrare solo con il permesso del/la direttə interessatə.

Il mio scopo è sottolineare quanto sia importante capire il contesto delle storie per comprenderle fino in fondo, per arricchirsi nella diversità, per ampliare il proprio modo di osservare e ragionare, che non vuol dire arrivare a pensare tuttɜ nello stesso modo, altro grande equivoco dei nostri tempi.

Il 27 maggio del 2007 mi sono convertita al Buddismo laico di Nichiren Daishonin, all’epoca non avevo idea di quanto quel momento avrebbe segnato la mia Vita. Esattamente come il 4 giugno del 2014 sono andata a comprarmi una bicicletta e non avevo idea del viaggio fisico e personale che stava incominciando.

Ci sono passaggi che segnano talmente tanto che è difficile escluderli dalla propria narrazione e, se lo si fa, si rischia di essere parziali o non chiari. Ecco perché parlo anche di Buddismo tra queste pagine.