Ora tocca fare.

Ho finito i corsi di ciclomeccanica.
Mi sento un po’ come quando finisci le medie e non sai che strada prendere. O quando finalmente arrivi all’agoniata maturità e non hai ancora deciso che cosa fare dopo.
Sapevo che con luglio avrei concluso. In realtà in autunno parteciperò ad altri corsi, ma nessuno di meccanica. Quel percorso è finito, per lo meno la teoria.

Ora tocca fare.

Il casino è sempre come e quando.
Tolto il tempo in cui lavoro me ne rimane ben poco.
È infatti da un paio di mesi che devo sistemare una bici, ma tra il capire cosa fare, comprare i pezzi e metterci mano il tempo passa.
E quando comincio penso sempre di essere scarsa e di non essere capace, per poi scoprire che non è proprio così: alla fine la mia pratica parte con una bici che è un ammasso di ruggine, a cui non è mai stata fatta nessuna manutenzione e a cui hanno invertito i cavi dei deragliatori… io sono sicuramente ignorante in quanto ignoro, ma inizio anche in salita.

Olmo su cavalletto... da rifare tutta.
Olmo su cavalletto… da rifare tutta. (Sfondo della foto: la mia officina-box ancora tutta da sistemare)
Ma vuoi fare la meccanica da grande?

Sì, è quello che voglio fare. Ho un’idea precisa di come voglio sia la mia vita futura, di che lavoro voglio e di come voglio vivere. La sfida è sempre la strada per arrivarci.
No, non è come pensate: idea precisa non significa che non sono pronta a cambiare o modificare le cose in corso d’opera; significa, che finalmente, dopo tanto tentare ho capito cosa voglio fare nella vita.

Ho trascorso la domenica a imprecare contro questa Olmo che non so datare: ogni gesto, anche il più semplice, ha incontrato ruggine. Ed anche se nella pratica ho concluso ben poco, ho compreso che mi piace proprio sporcarmi le mani con le biciclette.

Sulla carta ho sette attestati di cui cinque di meccanica, nella pratica sono ben lontana da padroneggiare l’arte. Ogni qualvolta mi viene lo sconforto, poi penso che per arrivare dove sono nel mio attuale lavoro (sicurezza, dimestichezza, manualità) sono trascorsi dieci anni: non serve avere fretta ma costanza e determinazione, e onestamente posso dire di avere entrambe le qualità.

Negli ultimi giorni mi sono ritrovata a confrontarmi in rete con altri appassionati: regna l’ignoranza, solo che io almeno so di essere ignorante. Non sempre parlo perché non ho molta voglia di discutere (finisce così, soprattutto perché sono una donna ed il sessismo non passa mai di moda, purtroppo), però mi è capitato di essere cercata in privato per dei consigli. Se so parlo, se non so mi informo, così imparo ed acquisisco sicurezza.

Una cosa che mi porto dietro dai miei precedenti fallimenti lavorativi (anni fa lavoravo in proprio) è l’onestà di dire che non so.

Quando questo amico mi ha portato la sua bici, la prima cosa che gli ho detto è che avrei impiegato parecchio tempo perché sono ancora in fase di apprendimento (ed ho un lavoro che mi occupa molte ore durante la settimana), e che se voleva andare da qualcuno di più pratico e veloce non mi offendevo. Non posso svendermi per quella che non sono, errore che ho fatto in passato (soprattutto per il timore di non apparire abbastanza professionale). Posso solo essere me stessa e con molta umiltà andare avanti.

E quando un pedale è inchiodato, o sbaglio a montare le pedivelle, arriva immancabile il momento di sconforto, quello in cui penso non ce la farò mai, ma poi il pedale l’ho smontato e le pedivelle rimontate giuste: un pezzo alla volta ed errore dopo errore si impara.

 

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