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Portachiavi

Non mi posso permettere proprio un bel niente: ora basta!

È qualche giorno che penso se scrivere o meno questo post, in fondo essere nervosa e polemica non fa bene agli affari, giusto? In teoria però essere se stesse dovrebbe essere vista come una cosa positiva… in teoria.
Non è un caso che da qualche giorno l’asma non mi molli, e sebbene io sappia che non dipende solo dalla mia testa, so anche che la componente psicologica è fortissima: mi devo liberare di tutto quello che, in questo periodo, mi soffoca.

Per quanto riguarda il lavoro come sapete sono all’opera (se non lo sapete questo blog nasce come parte di un progetto di un cambio lavorativo che dovrebbe concludersi entro la fine di quest’anno). Ma per quanto il lavoro sia importante, non c’è solo quello.

Quindi ho deciso di usare il mio spazio, il mio blog, per sfogarmi. Egoista da parte mia? Può essere.

Ci sono cose che non ho più voglia di sopportare ed ho deciso di scriverle oggi una volta per tutte, di buttarle fuori, lasciarle qui e voltare pagina.

Ho appena chiuso una relazione, via messaggio. Lo so non è il massimo, e neanche il mio stile, ma a mali estremi estremi rimedi. Non ci sto bene, ma mi sento libera. Ed è da questo episodio che è nata questa necessità di buttare fuori.

In particolare sono le tre le cose di cui vi racconto in questo post. Mi scuso già per alcuni toni, ma non ho voglia di preoccuparmi né delle parolacce né di sembrare diplomatica.

La prima: mi sono rotta le ovaie di dover stare sempre attenta a come parlo.

Premesso che tutti, prima di parlare o scrivere dovrebbero pensare, mi sono rotta di camminare sulle uova: se mi esprimo in un certo modo, o più semplicemente dico le cose come stanno, vengo additata di non prenderne abbastanza (avete capito cosa intendo) o di avere il ciclo. Siamo nel terzo millennio e, ogni volta che mi capita di cogliere il punto in una conversazione con un uomo, queste sono le uscite che devo sopportare. La cosa più triste, per me insopportabile, che continuerà a farmi incazzare (e so che è energia sprecata), è che chi mi accusa in questi toni non si rende conto del suo carattere.
Personalmente parlando, sono perferttamente consapevole del pessimo carattere che ho, a questo punto vi consiglio spassionatamente di guardarvi voi prima di puntare il dito.

Uscendo invece dalla sfera personale trovo estreamente triste, nell’epoca dicesi moderna in cui viviamo, continuare a subire direttamente o indirettamente episodi di sessismo.
Qualche giorno fa un mio amico mi ha detto ma figurati se capitano ancora queste cose, figurati se una donna sul lavoro è ancora giudicata in base al fatto che è donna e non per il lavoro che svolge e per come lo svolge.
Se da una parte l’ingenuità del mio amico mi ha rincuorato nel vedere che non tutti gli uomini sono uguali, dall’altra mi è dispiaciuto aprirgli gli occhi (l’ambito lavorativo è solo un esempio tra i tanti).

Se poi vogliamo fare una piccola digressione scentifica: sì ho il ciclo, tutti i giorni, perchè se sapeste come funziona il corpo di una donna, sapreste che il ciclo si ha sempre, e che confondete una fase, ossia le mestruazioni, con l’intero ciclo.

Fatto questo piccolo inciso scientifico, se non sapete argomentare meglio quando una donna vi coglie impreparati su qualche argomento, forse è il caso che andiate a documentarvi.
Quando la stessa cosa capita tra donne, episodio per mia fortuna che ho vissuto molto di rado, ammetto di non avere la forza di rispondere: è troppa per me la delusione quando una donna offende un’altra donna.

Comunque questa è la cosa che meno mi fa arrabbiare rispetto a quelle che seguono, ed è triste che sia così perchè vuol dire che mi sono abituata a certi meccanismi.

La seconda è forse è meglio se ti riposi.

Grazie, lo so. Mi verrebbe da rispondere così, quasi sempre mi fermo al grazie.
Anche qui una piccola premessa: lo so che lo dite per il mio bene.
Ma avete mai pensato che se potessi lo farei, o meglio quando posso lo faccio.
Sentirmi dire che lavoro troppo, tanto ho deciso di andarmene, e dovrei fregarmene, è l’apice dell’idiozia.
Se poco poco mi conoscete sapete che questo discorso con me non funziona: lavorarerò al meglio fino all’ultimo giorno in azienda.
Se avessi potuto chiedere aspettativa, o congelare un pezzo di vita l’avrei fatto, ma non potevo permettermelo economicamente (e non credo che al lavoro mi avrebbe concesso così tanto).
Detto questo, se ad una persona che ha bisogno di dormire o staccare la testa, le dite continuamente che dovrebbe dormire o staccare la testa, pensate veramente di essere utili?

Lo so che sembro stronza in questo momento, ma è un sincero invito a riflettere su come sostenete le persone che avete vicino.

Per inciso, non siete costrette a sostenere nessuno, potete anche semplicemente non fare o non dire, a volte è meglio così.
E dopo la fase da stronza andiamo all’argomento numero tre, quello che solo a pensarlo mi sale già la carogna, la frase che più mi accompagna negli ultimi mesi.

Ma tu te lo puoi permettere.
Scusate, ma io non riesco a trattenere il Vaffanculo, perchè ora basta!!!

Ne avevo già parlato, in modo più positivo, cercando di emozionare e trascinare chiunque inciampasse nelle mie parole.
Oggi non me ne frega niente di emozionare o coinvolgervi, oggi voglio che la finiate con sta storia, perchè non è come pensate voi, io non mi posso permettere un bel niente ed ora mi sono proprio rotta.
Mettetevi comodi che ho deciso di raccontarvi una storia, è un po’ lunga, ma vi consiglio di leggerla.

Inizia quando avevo 18 anni. Istintiva e superficiale, mi metto a cercare lavoro perchè l’università costava e non volevo gravare troppo sui miei. Finisco a fare il geometra (è il mio diploma) sottopagata, dove il titolare dello studio ci prova con me. Da lì mi capiterà anche nel lavoro successivo.
Decido che fare il geometra, come lavoro, non mi piace: prima faccio la barista e poi finisco in un call center, quando ancora ci si viveva bene. Mi stufo di tutti questi lavori, nel mentre addio università.
In un’epoca dove l’email era privilegio di pochi, passo l’intero weekend a mandare via fax lettere di presentazione a tutte le tipografie di Genova: mi piaceva la grafica e cercavo qualcuno che mi prendesse, anche a titolo gratuito, per insegnarmi. Non avevo pensato ad una scuola specifica: volevo lavorare.
Finisco in una tipografia a 10 minuti da casa, dove vengo assunta ed anche pagata. Resisto 6 mesi: all’interno dell’azienda c’era troppo caos e un pessimo clima.
Così mi metto in proprio: non ero pronta. Cambio 3 commercialisti in 6 anni, campo solo perchè vivo con i miei che mi aiutano anche con le spese, ma ad un certo punto mia madre mi mette davanti ad una scelta, così capisco che non funziona e mi cerco un lavoro, anche solo temporaneo, per capire cosa fare da grande. È il mio attuale lavoro.
Però i casini ti seguono e per cercare di tapparli chiedo un prestito in banca, con cui faccio un altro dei miei casini, a cui i miei, che sono solo degli operai, ci mettono una pezza.

Mi sento una merda, sbagliata completamente, fallita totale. Chiudo la partita iva, mi faccio assumere, ed inizio a lavorare come un mulo per potermi mantenere senza chiedere nulla ai miei: glielo dovevo.
Ma riesco solo ad arrivare a malapena a fine mese ed i vecchi casini si accumulano. Non ne parlo con nessuno per anni, mi vergogno troppo.
Mentre nel delirio dei miei errori, ogni tanto mi staccano qualche utenza a casa, io vado avanti: mi ripeto sempre se i miei non ci fossero cosa farei?
Non è orgoglio: volevo imparare a camminare con le mie gambe. Così piano piano, grazie alla fiducia della mia migliore amica imparo a gestire i pochi soldi della mia busta paga (a cui sarò sempre grata) e decido una sera di prendere le mie credenziali, accedere al sito dell’agenzia delle entrate, e capire quanti soldi vuole lo stato e come fare.
Cerco un commercialista e riprendo in mano la situazione: situazione ancora oggi aperta e in via di definizione.

Scatto sul treno.
Uno dei tanti scatti, a caso, sul treno… Un mazzo incredibile, da gennaio a marzo. Non mi potevo permettere nulla, ma ho fatto in modo di potere: se si vuole realizzare qualcosa nella Vita, bisogna essere disposti a darsi da fare, oltre ogni voce o pensiero.

Perchè vi ho raccontato tutto questo? Per dirvi che ho un debito a 5 cifre con lo stato? Giustamente direte voi i casini li ho fatti io, è giusto che paghi. La penso uguale: i casini sono i miei e me li risolverò io.

Il punto è un altro. Il punto è stato decidere comunque di tornare in proprio, senza capitali da parte, con un sogno in tasca e la mia poca (santa) liquidazione.

Il punto è che ho impiegato quasi dieci anni, in particolare gli ultimi due, a comprendere che io non sono più quella ragazzina là e non sono solo la somma dei miei errori, ma sono molto altro. E soprattutto il punto è che io non me lo posso permettere, perchè se dovessi analizzare la situazione per come è, e da un punto di vista squisitamente matematico, starei dove sono, me ne fregherei che si lavora di merda, e penserei solo alla busta paga all’inizio del mese.
Non è tutto qui.
C’è che non vedrò mai la pensione e mi devo costruire un lavoro che mi faccia alzare dal letto ogni mattina finchè campo. Sì, il devo è d’obbligo, è un dovere morale verso me stessa.
C’è che continuare a lavorare senza possibilità di miglioramento, di stimoli, e non parlo solo dal punto di vista economico, è morire dentro ogni giorno (ed io un esaurimento nervoso l’ho già avuto, vorrei risparmiarmi il secondo).

Quindi no, non me lo posso permettere.

E se quando affermate il contrario è perchè siete sposati o avete dei figli, spassionatamente mi viene da chiedervi ma con chi dividete la vita?
Perchè ok che pensare da single e pensare da famiglia sono cose diverse, ma se siete chiusi in una vita che non vi piace e non la cambiate perchè chi avete vicino ve lo impedisce, qualche domanda fatevela. Poi ognuno è libero di fare quello che vuole, come vuole, e non sarò io a giudicare la vita altrui.

Ricambiatemi il favore: non giudicate quello che non conoscete, non invidiate solo quello che vi fa comodo.

Ci sono giorni in cui mi sveglio e spacco il mondo, e giorni in cui ho solo paura per la mia scelta. Non è stata una scelta facile a prescindere dai debiti. È una scelta piena di incertezze. Io che sono una sognatrice, lo so che le bollette non si pagano con i sogni e che i miei gatti nella ciotola vogliono qualcosa di più sostanzioso che belle frasi emozionali.

Io non mi posso permettere proprio un bel niente.

Tiro fuori ogni santo giorno il mio coraggio e la mia perseveranza nel costruire una vita felice. È una scelta solo mia, non mi ha obbligato nessuno, ne sono consapevole, però fatemi il favore di portare le vostre frasi da quattro soldi e la vostra invidia lontano da me, definitivamente.

(Da oggi, ogni qualvolta qualcuno toccherà uno di questi argomenti, gli linkerò questo post… credo di essere stata sufficientemente chiara una volta per tutte.)

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