Foto porta Ohibò, la ciclofficina de La Ciclista Ignorante

Questa storia la conoscono in pochissime persone e, a ripensarci, un po’ sorrido. Mi rendo conto che quando voglio una cosa so essere molto determinata, più di quello che immagino.

Quando, ormai due anni fa, sono arrivata in Via Nizza ed ho affittato la non più bucofficina, avevo da subito notato il locale dove sono ora. Anche se la serranda era sempre abbassata, il locale era occupato. Mi piaceva il posto, la disposizione, ma non avevo il coraggio di chiedere quanto volessero di affitto e comunque avrei dovuto convincere chi c’era a lasciarlo libero. Insomma, lo guardavo, sospiravo, sognavo e basta.

Purtroppo un anno fa, un ubriaco alla guida ha travolto un passante e con l’auto è finito all’interno del locale. Ero al lavoro, mi ricordo ancora il botto, sono rimasta fino a tardi sperando salvassero il ragazzo investito, ma niente.
Per tanto tempo non ci ho più pensato. C’erano le perizie da fare, i lavori, il proprietario che aspettava i soldi dell’assicurazione. Comunque ripensavo all’incidente. Statisticamente molto improbabile, ma io a quell’ora lavoravo, erano le 21.30 e se avessi già avuto quel locale? Questi i pensieri nella testa.

Il locale è rimasto sfitto parecchi mesi, quasi un anno. Nel frattempo c’è stato il lockdown e poi il lavoro è letteralmente esploso. Non sapevo più dove sistemare le bici, molte le rimandavo, molte altre le ho posizionate fuori dalla bucofficina ma i clienti non erano entusiasti e nemmeno io. Soprattutto il vicinato non era contento: per quanto lasciassi gli spazi giusti per passare, per quanto quelle persone avessero visto nascere la ciclofficina e sapessero che non era sempre stato così, mi mandavano i vigili tutti i giorni perché ero fuori dalla mia occupazione del suolo pubblico.
C’è stato un accanimento non da poco durato settimane. Forse dava fastidio il mucchio di bici che faceva disordine? Non ho mai capito il motivo perché nessuno è mai venuto a parlarne direttamente con me.

A questo punto cosa potevo fare? Tra le discussioni con il proprietario perché il locale continuava ad allagarsi (subendo danni che non mi vuole tutt’ora riconoscere) e quelle con il vicinato, era arrivato il momento di andarsene. Iniziavo a non tollerare più di lavorare nel piccolo e presto sarebbe arrivata la pioggia. E quel locale era ancora vuoto.

Foto dei biglietti da visita de La Ciclista Ignorante

Ohibò nasce così, nella fretta di risolvere tutti questi problemi, con la paura di non farcela per l’aumentare delle spese.

Ma la Vita è così: non sono le difficoltà in sé a decretare il corso degli eventi, ma come decidi di affrontarle. Ancora una volta ho buttato il cuore oltre l’ostacolo.

Ho dato il bianco e sistemato l’impianto elettrico (anche grazie all’aiuto di mio padre) e contemporaneamente la bucofficina era operativa. Il trasloco l’ho fatto di venerdì in modo da essere operativa il sabato.

Il primo cliente nel nuovo locale è stato un ciclista spagnolo in viaggio da 100 giorni in bici: aperta la serranda è arrivato (la sera prima avevo prontamente aggiornato l’indirizzo ovunque in rete) e ho preso quel cliente così particolare come un buon augurio. Così è stato. Soprattutto sono iniziate le piogge ed io posso lavorare: non avete idea di come questo renda il mio cuore più leggero e la testa meno preoccupata.

Perché il nome Ohibò?

Molte delle persone che mi seguono da tempo mi avevano consigliato di mantenere il nome bucofficina, ma non andava più bene. Anche se ho già finito lo spazio da quante bici da aggiustare mi ritrovo, non è più un buco, è un locale di circa 20 mq con 10 di magazzino sottostante, ed il soffitto non è più di due metri ma di quattro. Bucofficina è un soprannome nato spontaneo, dato dall’evidenza, non poteva funzionare in questo nuovo spazio.

Così ho iniziato scherzando a chiamare il nuovo locale nonpiùbucos o bigbucos ma onestamente non mi piacevano granché (il secondo mi ricordava per assonanza le Big Babol). Serviva veramente un nome? In fondo mi chiamo La Ciclista Ignorante, perché un altro nome?

Nel rispondermi a questa domanda ho trovato la direzione che cercavo da tempo: La Ciclista Ignorante è molto di più della sola ciclofficina, è un ideale, uno stile di Vita.

La ciclofficina è un mezzo per diffondere un modo di vivere le nostre città diversamente, puntando ad una mobilità che sia realmente sostenibile.

Cambiare Vita per me ha voluto dire capire chi avevo vicino, veramente. La maggior parte delle persone le ho perse per strada. La mia famiglia si è rivelata unica, ancora una volta. Pochissime amicizie sono rimaste e tutte non hanno esitato, anche quando non volevo, a mettere mano al portafoglio per sostenermi. Quando scrivo pochissime, intendo proprio pochissime. Molte delle persone che avevo vicino non hanno retto all’invidia, come se tutto quello che ho oggi mi fosse piovuto in testa e non fosse invece il risultato di un mazzo assurdo. È andata così. In questi due anni ho vissuto un’esperienza anche dolorosa, ma soprattutto importante e formativa.
Da tutte queste riflessioni è nato il nome Ohibò.

Ohibò è un inno all’amicizia, quella più pura, quella che anche se mai finisse sarà per sempre un ricordo importante e bellissimo della propria Vita. Questo nome non l’ho inventato io, ma la mia amica (nonché social media manager) Anna. Ohibò, per i più attenti, è anche l’esclamazione con cui cominciano tutte le risposte nelle vignette che trovate sul profilo instagram (ovviamente tratte dalla Vita quotidiana in ciclofficina).

Ohibò è la direzione che voglio dare alla mia attività e alla mia Vita: qualsiasi cosa accadrà sarà comunque volta al bene e al bello.

Ohibò è anche la parola che mi sono tatuata insieme al mio logo e l’ho fatto perché rappresenta tutto questo.

Lo ammetto, sono la prima a pensarlo, la frase sono in Ohibò suona un po’ strana, all’inizio incapibile forse. Mi piacciono molto le sfide.

Stasera, mentre scrivo queste parole (che non so quando finiranno online), penso che sono molto grata di tutto quello che ho e della persona che sono e mi mancava questa sensazione. Per questo ho scritto subito, ancora prima di cenare alle 23 di sera, perché non volevo perdere questa sensazione.
Ogni sera torno a casa in sella, ogni sera mi ritrovo a pensare che la Vita è troppo breve per sprecare tempo ed energie con persone e situazioni che ci fanno stare male. Finalmente oggi mi riprendo questo pensiero fino in fondo e lo metto in pratica. Ohibò.