L’originale di questo articolo è del 3 gennaio 2017, un sacco di chilometri fa. Nel mentre sono cambiate tante cose ed oggi, 7 maggio 2022, non sono più così sicura che i numeri siano così infallibili. Ho anche cambiato casa per altre due volte ed ho ridotto di molto le mie pedalate. Il discorso è lungo e complicato per questo spazio, sicuramente il fatto che la bici sia diventata la mia quotidianità ha tolto un po’ di poesia. Credo anche che siano fasi della Vita.

Ma, a parte tutto, rimango convinta delle scelte fatte e ringrazio sempre di essermi andata a comprare una bici il 4 giugno del 2014.

Buona lettura 🙃❤️


Quando pensi di fare schifo, gli unici a cui devi dare retta sono i numeri: ho imparato che niente è più affidabile. Io pedalo perché pedalare è diventato il mio modo di spostarmi, non faccio gare, non mi interessa realizzare chissà quale record, ma i numeri mi permettono di non lasciarmi impigrire (in tutti i sensi).

Quando ho iniziato a pedalare abitavo sulle alture genovesi (150 metri s.l.m.): il tragitto casa-lavoro-casa erano circa una decina di chilometri, quindi anche nelle giornate in cui non facevo giri extra, tornavo a casa sufficientemente marcia, soprattutto grazie alla salita che mi attendeva al ritorno, sempre lì a qualsiasi ora e in qualsiasi condizione (fisica e climatica).
Ora abito in pianura a meno di due chilometri dall’ufficio: questo ha sicuramente migliorato la mia qualità di vita per tutta una serie di vantaggi, ma mi ha un pochino impigrito. Le sfide o me le vado a cercare o me le vado a cercare.

Pedalare è bello, ti fa vivere i posti in modo diverso, e quando pedalo, soprattutto al mattino prima di entrare in ufficio, mi sento meglio: ho scaricato tutta la tensione inutile e ho già goduto di qualche bel panorama. Quando non ci riesco, mi sembra che mi manchi un pezzo; quando non ci riesco per diversi giorni di seguito, non mi sento a ritmo con me stessa.

Come tutte le donne sono molto brava a darmi addosso per quello che non faccio, ma non a guardare quello che faccio.

Ho un diario dei chilometri quotidiani da sempre, che si è perfezionato verso la metà di quest’anno in un foglio di excel dove segno i chilometri quotidiani, la velocità media, le condizioni climatiche, le note (generalmente il percorso fatto e comunque qualsiasi altra condizione che possa aver influito sulla pedalata) e la colonna di raffronto con quelli che ho ribattezzato i chilometri lavorativi.

Siccome sono convinta di pedalare poco ho deciso di segnarmi quanti giorni ho pedalato quest’anno e di distinguere i chilometri lavorativi da tutti gli altri (spostamenti obbligatori per impegni personali, piuttosto che viaggi). Rivisti così tutti insieme, i miei numeri mi dicono che non faccio poi così schifo.

Sì, avevo bisogno di un foglio di excel che mi dicesse che mi dò troppo addosso.

Capolungo (07.03.2016), in uno dei miei giri pre lavoro.

La sintesi del mio 2016 in numeri

Premesso che tra maggio e giugno ho perso dei dati, parzialmente ricostruiti, la sintesi del mio anno insieme a Wilma è questa:
– giorni pedalati: 308 su 365
– chilometri totali percorsi: 3.744,59
– chilometri lavorativi percorsi: 893,1
– chilometri extra: 2.851,49
– media chilometri giornalieri: 12,16

Sicuramente questi numeri sono un po’ ridicoli per qualcuno, ma per me sono il mio orgoglio e mi danno la reale visione di quello che ho fatto in quest’anno: ci sono state molte mattine in cui la sveglia ha suonato a vuoto ed anche molti fine settimana dove il richiamo della poltrona e di un libro hanno vinto su tutto, ma ci sono stati anche molte altre giornate in cui ho preso Wilma è sono uscita.

Ma perché mi importa tanto di questi numeri se non faccio gare?

Sono la mia bussola, per non impigrirmi troppo e per non darmi troppo addosso, e non mi riferisco solo alla bicicletta, ma alla vita in generale dove la bici è diventata la cartina tornasole di ogni cosa. Dietro questi numeri ci sono stati anche mesi infiniti di lavoro e ore di straordinario, momenti in cui non sapevo neanche come ero girata, dove l’unico sentimento tangibile era la stanchezza ma mai ho pensato di rinunciare a pedalare: perché pedalare mi dà la carica per affrontare qualunque cosa.

I numeri di per sé possono dire molto o niente a seconda di come li leggiamo: questi mi ricordano che ho scelto e posso continuare a scegliere come sentirmi.

Buon anno e buone pedalate a tutti voi:-)