Un po’ di tempo fa, nelle storie di Instagram, ho lanciato un box domande, un giochino, per conoscere meglio chi mi segue. È stato bellissimo ed emozionante, mi ha permesso di confermare a me stessa delle cose e, soprattutto, di crescere ancora un po’. L’ultima domanda era, infatti, cosa miglioreresti de La Ciclista Ignorante. Tra le tante risposte, una in particolare ha attirato la mia attenzione: focus. Una sola parola, lì come un macigno, a ricordarmi che faccio troppe cose.

A scanso di equivoci: ringrazio tantissimo chi ha scritto “focus”, perché con questa semplice parola mi ha permesso, ancora una volta, di lavorare su me stessa.

Non credo nelle coincidenze, credo che ogni evento nella nostra Vita capiti quando deve capitare.

Qualsiasi evento, sia bello che brutto, arriva nella nostra Vita per darci la possibilità di fare sempre un passo in avanti. So bene quanto può essere difficile, ma più volte ho avuto la fortuna di mettere in pratica quello che sto scrivendo. Non è mero fatalismo, anzi, ma non vado oltre per non perdermi in una lunga disquisizione buddista (per questa volta).

Parlavo delle coincidenze che non esistono. Infatti proprio in quei giorni, se da una parte giocavo nelle storie di Instagram, dall’altra avevo vinto una consulenza di carriera. Per puro caso avevo deciso di partecipare ad un simil contest commentando un post. Non vinco mai in certe situazioni e neanche sapevo su cosa volevo un’eventuale consulenza. Che dire, forse mi serviva una consulenza per fare la consulenza.

(Sarà un articolo molto lungo se continuo a fare digressioni.)

Alla fine la consulenza è stata molto illuminante e da questo scambio è nato il titolo di questo post: non tutte le parti devono portare ad una somma.

La matematica dice altro, ma la Vita è molto più complessa. Il fatto che sia un’artigiana ciclomeccanica, un’artista, una blogger, una podcaster, un’appassionata di tante discipline diverse, non deve per forza confluire ad uno scopo univoco*. Esattamente l’opposto di quello che mi hanno sempre insegnato e che, forse, la società stessa ci insegna.

Studiamo per un lavoro preciso per poi realizzare una Vita precisa (mutuo, matrimonio, figli, cane). Cambiare lavoro è ancora oggi visto con un atto rivoluzionario. Decidere di non sposarsi o avere figli, nonostante anni di lotte femministe, viene interpretato come una soluzione di ripiego perché non hai trovato la persona giusta o non puoi avere figli. Insomma, non c’è bisogno che spieghi come, per lo meno in Italia, siamo piuttosto indietro sotto tanti punti di vista.

Attualmente ho un blog e un podcast che non monetizzano neanche un centesimo. L’unica mia fonte di sostentamento è la ciclofficina. Non è affatto poco, già solo il fatto che l’ho creata da zero dice molto, ma il senso è che tendo a buttarmi in tanti progetti solo per il piacere di imparare, di crescere, quasi mai il mio scopo è fare soldi.

Sì, sono piuttosto fuori di testa, inutile girarci intorno.

Ma condividere il concetto che non tutte le parti devono portare ad una somma, ad uno scopo univoco, lo ritengo importante e rivoluzionario allo stesso tempo. So per certo che là fuori ci sono tantissime persone come me, che si sentono sbagliate perché tentano di ingabbiarsi in convenzioni e giudizi altrui.

Questo articolo nasce con lo scopo di presentarmi nuovamente a chi passerà da queste parti. Non solo alle nuove lettrici e ai nuovi lettori, ma anche a chi mi legge da sempre, perché non sono la stessa persona di 5 anni fa (ho aperto questo spazio il 15 dicembre 2016). Non a caso, di recente ho aggiornato proprio la home. Anche se può sembrare un’azione irrilevante, per me è stato un passaggio importante.

Dopo tanta ricerca e studio ho trovato il focus di questo progetto.

Trovare le parole per descriversi ad altre persone, vuol dire aver chiara dentro di sé la strada che si vuole percorrere.

L’ho detto non so quante volte: La Ciclista Ignorante non è la sola ciclofficina, è un progetto molto più ampio. Il mio essere poliedrica senza uno scopo univoco influenza ogni aspetto della mia Vita e indirettamente sostiene ogni mio progetto.

In sintesi: mandate a quel paese chiunque voglia farvi sentire sbagliatə, mettetevi in discussione solo per Voi stessə e circondatevi solo di persone che possono arricchire la Vostra Vita. Il confronto è sano, dalla diversità si può imparare molto, il giudizio è superfluo e inutile.

Andrei avanti per ore su questo discorso perché mi tocca da vicino e so che traspare chiaramente dalle mie parole, anche se scritte, ma mi fermo qui e chiudo con il riassuntone su chi sono.

Mi chiamo Adriana e, oltre che ciclista urbana e cicloviaggiatrice, sono

  • ciclomeccanica: la mia ciclofficina è a Genova, in Via Nizza 41 rosso (qui abbiamo numeri neri e rossi, non sottovalutate la cosa, potreste ritrovarvi molto lontano dalla Vostra destinazione);
  • formatrice ciclomeccanica: da circa un anno, oltre ad aggiustare bici, insegno anche come si aggiustano (no, non ho paura della concorrenza). Tutti i dettagli li trovate qui;
  • blogger: quello che in tantissimз ignorano è che ho aperto il blog molto prima della ciclofficina e non avevo idea che avrei cambiato lavoro. L’ho aperto per sostenere altre donne che volevano avvicinarsi al ciclismo urbano ma non trovavano informazioni, situazione in cui io per prima mi sono trovata. L’idea di diventare meccanica di bici e aprire la ciclofficina è arrivata circa un anno dopo;
  • podcaster: dopo il blog è il progetto a cui sono più legata, condivido riflessioni nate dalla mia Vita di ciclista urbana e ciclomeccanica. Tutti i dettagli li trovate qui.

Vivo in ciclofficina molto del mio tempo, apro al pubblico solo su appuntamento ma ci sono da martedì a sabato. È il mio orgoglio più grande, ogni giorno quando apro e quando chiudo mi meraviglio di quello che ho realizzato da zero. Non smettere di meravigliarsi credo sia un buon modo per continuare ad amare quello che si fa, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Tento, non sempre ci riesco, di pubblicare due nuovi articoli a settimana, ogni martedì e giovedì: il mio calendario editoriale segue il mio umore, anti professionalità forse, ma non c’è una parola pubblicata online che sia a caso. Come potete vedere spazio tra tanti argomenti differenti. Anche sul podcast tento di far uscire una nuova puntata ogni martedì.

(Spoiler: il motivo che mi porta a condividere così tanto è in home.)

Da giugno scorso ho aperto una pagina su Patreon ma, neanche a dirlo, ha trovato la sua forma definitiva proprio in questi giorni.

A farla breve, cosa che non mi riesce molto bene come potete vedere, questo articolo è il racconto di un’epifania personale. Tutto ha avuto origine dalla consapevolezza che vado bene così come sono, in tutte le mie parti distinte. Poi serve anche avere uno scopo personale nella Vita, altrimenti non si va da nessuna parte, ma di questa cosa ne parliamo un’altra volta che è meglio (Puffo Quattrocchi docet).

Se volete parlare con me, avete curiosità, domande, non esitate: usate il canale che più preferite, a fianco e in fondo alla pagina trovate tutti i contatti.

(E per farVi capire chi sono fino in fondo, parla la foto.)


*Nel voler fare un discorso filosofico e umanistico, lo scopo univoco è la propria felicità e si può disquisire a lungo su come la creatività aiuti in molti ambiti della Vita. Nell’articolo mi riferisco al fatto che se una persona viene identificata come meccanica di bicicletta, agli occhi di terzi essere un’artista per lo meno stona o viene considerato come un aspetto irrilevante. Chi invece sente di aver tanti aspetti importanti dentro di sé di fronte a questa visione cerca un’identificazione unica che, come spiegato, non è assolutamente importante.

Nota a margine: non sopporto la parola multipotenziale. Innanzitutto mi ricordo di averne anche parlato con la psicoterapeuta ed era emerso che ogni essere umano è dotato di un cervello complesso di cui usa solo una parte. Siamo potenzialmente tutte persone multipotenziali. Il Buddismo stesso mi insegna che siamo tuttз perfettamente dotatз: c’è chi ne è pienamente consapevole e chi no. E poi quanta gente si definisce tale solo perché fa tante cose diverse? Credo che sia qualcosa di molto di più: quale è la spinta che muove quelle azioni?


Per chi non lo sapesse questi simboli sono: lo schwa ə e lo schwa lungo з. Sono difficili da pronunciare e scomodi da scrivere (soprattutto da pc), a volte ne sbaglio l’uso, non è accolto da tuttз come sistema, ma segna il cambiamento, un primo importante passo verso quel linguaggio inclusivo che nella nostra amata lingua manca. Sulla questione parole e identità Vi rimando a questo podcast e questo post.