Foto tratta dall'immenso archivio disordinato che ho... Un giorno a Castelletto, mio solito giro quando voglio pedalare ma non so bene cosa fare.

“Dove sei?”
“A casa.”
“Ma ti stiamo aspettando…”
“Ma l’appuntamento non era alle cinque e mezza (ndr di pomeriggio)?”
“No, era alle tre e mezza.”
“Oh, ho sbagliato a leggere… scusate, andate senza di me.”
Chiusura telefonata con saluto scazzato.
Questo è il dialogo che sabato ho avuto con mia madre al telefono.
Non ho dubitato per un attimo che potesse lei aver sbagliato a scrivere (cosa che si scoprirà in seguito), ho pensato di aver letto male nel dormiveglia della mattina.
Ma il punto non è questo. Non è chi ha torto o ragione. Il nodo della questione è questo atteggiamento del io non posso sbagliare, e questa cosa mi capita non solo in famiglia ma anche nel lavoro e con gli amici.

Nel pomeriggio ho raggiunto mia madre, siamo state insieme e mentre si parlava le ho chiesto:
“Ma perchè ti offendi? Perchè con te le persone non possono mai sbagliare? Anche se fosse stato un errore mio leggere male l’orario, è veramente necessario reagire così?”
Il mio non voleva essere un rimprovero, volevo dialogare, farle capire il mio punto di vista.
Sono sempre dovuta essere la figlia perfetta e siccome perfetta non lo sono, li ho delusi molto.

Ma oggi, a quasi 40 anni, ho capito che non sono stata io a deludere loro, ma loro a non osservare chi avevano davanti, proiettando continuamente un’ideale di figlia che non collimava affatto con la realtà.

Tutto questo però, volente o nolente, ti segna.
Ed allora l’essere continuamente in crisi con me stessa, non riuscire ad alzarmi, a pedalare, a pedalare abbastanza, ritrovarmi a spingere o a prendere un treno, li vivi come un immenso fallimento, perchè non importa il fatto che, per esempio, hai pedalato per 10 km, l’unica cosa che conta è che gli ultimi 3 li hai fatti camminando. Ed anche se quando racconti le cose, le racconti con il sorriso, dentro di te, per te stessa, sono un fallimento.

È arrivato il momento che basta!

È arrivato il momento di guardare a tutto quello che ho fatto, e non a quello che non sono riuscita a fare.
È arrivato il momento di capire che questo mio essere perennemente in crisi è dettato dalla voglia di migliorarmi continuamente e di non accontentarmi di una vita mediocre.
E, soprattutto, è arrivato il momento di dire basta a chi critica cosa sono e quello che faccio, a chi è bravo a dirmi in cosa manco senza neanche guardarsi.
Non accetto più critiche da chi sta seduto passivamente ad osservare la vita degli altri.
Non accetto più critiche da chi è bravo a dirti cosa dovresti fare e come, ma non ti chiede neanche come stai.
Non accetto più persone così nella mia vita.
E non mi convincerete che sono arrogante, non sono arrogante, sono sicura di me, e se non ci arrivate è un problema vostro.

Sì, questo post è un post di sfogo…

…liberatorio, chiarificatore, con tutti quelli che ho incontrato, che incontrerò, e soprattutto con me stessa.

Le idee sul mio futuro sono sempre più chiare, le azioni da intraprendere barcollano ancora un po’.
E per il momento giovedì parto e me ne vado a Treviso per quello che doveva essere, ma non è, l’ultimo corso dell’anno (specializzazione sospensioni). Ci ho aggiunto qualche giorno prima e dopo: l’ultima fuga e poi per un po’ basta viaggi (e il portafoglio che me lo chiede).