Parliamo di mobilità sostenibile.

Pedalare porta a vedere le cose da altri punti di vista, ti insegna a muoverti, pensare e vivere a un ritmo diverso.
Una delle conseguenze dirette di questo nuovo stile di vita è stato iniziare a rapportarmi in modo diverso con l’ambiente e con le risorse che abbiamo a disposizione.
Così, da una cosa passi all’altra, e ti imbatti in un concetto che non avevi mai sentito prima: mobilità sostenibile.
E mi sono messa a studiare, approcciando l’argomento dal punto di vista dei pedali.

Per mobilità sostenibile si intendono tutte le politiche e le azioni atte a creare un modo di spostarsi più sostenibile, appunto, per le persone e per l’ambiente, in termini di sicurezza e di impatto ambientale.

La mobilità sostenibile in bicicletta è definitiva ciclabilità, e oltre a questo ci sono tante altri punti di vista: a piedi, mezzi pubblici, trasporto elettrico come auto, scooter e bici (anche se, con il passare del tempo, si sta dimostrando che questo tipo di mezzi non è poi così ecologico).

Da Wikipedia

L’espressione mobilità sostenibile indica delle modalità di spostamento (e in generale un sistema di mobilità urbana) in grado di diminuire gli impatti ambientali sociali ed economici generati dai veicoli privati e cioè: l’inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra; l’inquinamento acustico; la congestione stradale; l’incidentalità; il degrado delle aree urbane (causato dallo spazio occupato dagli autoveicoli a scapito dei pedoni); il consumo di territorio (causato dalla realizzazione delle strade e infrastrutture).

Per ciclabilità si intende il tipo di mobilità che si serve della bicicletta come mezzo di trasporto, sia di persone che di merci ed oggetti.
La ciclabilità è una modalità di trasporto individuale sostenibile, a zero emissioni, silenziosa e a basso consumo di spazio.

Centro storico di Rimini. Rastrelliera bici.
Centro storico di Rimini. Rastrelliera bici.

Utilizzando questo mezzo potentissimo che è il web, è stato ed è piuttosto difficoltoso raccogliere informazioni: mi sono resa conto che tutti gli studi di questo tipo non hanno continuità.
La mia impressione è che l’argomento venga affrontato a seconda del momento politico, senza un reale obiettivo comune.
Durante questa ricerca mi sono imbattuta in un libricino, liberamente scaricabile, datato 1999 a cura della Commissione Europea DC XI Ambiente, sicurezza nucleare e protezione civile. Lo studio ha quasi 20 anni, ma si è rivelato un ottimo punto di partenza. Ed inoltre rimane punto di riferimento attuale per tutte quelle realtà che vogliono intraprendere politiche a favore della ciclabilità.

Come dicevo qualche riga più in su, spostarsi in bici porta ad un cambiamento interiore: osservi diversamente, scopri cose nuove, se ne palesano altre che hai sempre avuto sotto il naso ma di cui non ti sei mai accorta.
In questo libricino, tra le altre cose si parla dei pregiudizi nei confronti della bicicletta.
Una delle mie scoperte è stato che non ci si mette poi così tanto a spostarsi: su una percorrenza media di 5/6 km, si è dimostrato infatti che la bicicletta è più veloce della macchina.
Al contrario di quello che si pensa, un flusso di macchine che viaggiano ai 30 km/h anziché ai 50, oltre ad essere meno pericoloso in fase di incidente, crea un traffico più scorrevole.
Ad esempio per andare verso casa mia c’è una strada con 4 semafori in meno di 1 km: sotto una certa velocità si incrociano tutti verdi, oltre no. Io, che in bici ho una velocità media di 18/20 Km/h, preso il primo verde non metto il piede giù fino a casa.

Non ho mai avuto un’auto, ma da quando avevo 14 anni ho sempre girato in scooter.
Quando hai un motore sotto il fondo schiena a queste cose non ci pensi, perché fermarsi e ripartire non comporta nessuna difficoltà particolare.
Invece noi ciclisti non vogliamo mettere il piede giù: io non ho gli attacchi sui pedali, ma quando prendo il ritmo a pedalare, essere interrotta è sempre una scocciatura, quindi impari (soprattutto su percorsi quotidiani) a modulare la velocità per mantenere un ritmo più costante e fluido. In pratica ottimizzi le energie.

Ho divagato un po’…

Per dimostrare come spesso siamo molto distratti dal nostro modo di vivere e non guardiamo oltre il nostro naso.
Studiando ho scoperto molte altre cose, come ad esempio che ci sono città in Europa che hanno seriamente investito in ciclabilità, modificando la loro geografia e reinventandosi.
L’esempio più famoso è Copenaghen (che non è sempre stata come la conosciamo oggi; qui è spiegato bene), ma non è l’unica città in Europa ad aver investito in ciclabilità. All’interno di questo studio vengono nominate Ferrara, Bilbao, Dublino, Cipro, Friburgo, Strasburgo, Ginevra e la Regione Vallona.
Andando a curiosare su cosa sono ora queste città e se le politiche sulla ciclabilità messe in atto all’inizio degli anni 2000 hanno portato dei frutti, mi sono resa conto che l’argomento, oltre che difficile da mettere insieme, è anche troppo ampio per essere affrontato in un post solo. Quindi ne seguiranno una serie, per ogni città sopra nominata e per tutte quelle storie di mobilità sostenibile che incontrerò durante le mie ricerche.
Così a caldo mi vengono in mente altre due città: Lisbona e Oslo, famose per gli alti obiettivi che si sono posti per il futuro.

Lo so che la maggior parte delle persone, soprattutto chi non pedala, pensa che questo argomento non gli interessi, ma è bene ricordare che le risorse della terra non sono infinite, anzi. Qualche giorno fa ho letto che ci siamo già finiti quelle del 2017… ci stiamo ipotecando il futuro. E questo riguarda tutti, chi pedala e chi no.

Ponte turistico di Pescara. Percorso pedonale e ciclabile affiancati ma distinti, per non disturbare il ritmo altrui.
Ponte turistico di Pescara.
Percorso pedonale e ciclabile affiancati ma distinti, per non disturbare il ritmo altrui.

Perché tra tutti i tipi di mobilità sostenibile bisognerebbe investire in ciclabilità?

La bicicletta è il mezzo più ad impatto zero che abbiamo. E’ dimostrato che rende le persone più felici, arrivano al lavoro meno stressate e quindi sono più produttive. Dove si può andare in bici in sicurezza e sono state istituite zone pedonali, l’economia è rifiorita: chi si sposta in bici compra meno ma compra più spesso.

Anche se la bicicletta non è l’unica risposta ai problemi ambientali e del traffico in città, essa rappresenta una soluzione che si iscrive perfettamente in una politica generale di rivalorizzazione dell’ambiente urbano e di miglioramento della qualità della città e richiede comparativamente pochi mezzi finanziari. (Città in bicicletta, pedalando verso l’avvenire, pag. 10)

Da questo post inizia una serie dedicata a questo argomento: all’importanza della bicicletta per la mobilità sostenibile, alla sicurezza stradale, a che punto siamo in Italia e in Europa, cosa stiamo facendo e cosa faremo.

Se avete informazioni non esitate a contattarmi, qualsiasi spunto è ben accetto:-)


[Pubblicato 03/08/2017 – Aggiornato 24/10/2017]

2 Comments

  1. La bicicletta rimarrà sempre IL mezzo di trasporto ecologico per eccellenza. Chi ha la possibilità di utilizzarla spesso, e non solo per le giornate si svago nei weekend, da un grande contributo all’ambiente. Inoltre non fa bene solo all’ambiente ma anche alla persona stessa! Ci sono ovviamente delle limitazioni all’utilizzo di questo mezzo, per esempio la lontananza del posto di lavoro al domicilio, ma ciò non significa che non si possa essere eco-friendly lo stesso. Esistono i veicoli elettrici, i sistemi di car sharing e i mezzi pubblici.

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