La mobilità sostenibile riguarda proprio tutti.

Come alcuni di voi sanno sono buddista.
No, non mi vesto di arancione e non ho la testa rasata.
Per essere precisi, esistono tante forme di buddismo nel mondo: la scuola a cui appartengo è quella di Nichiren Daishonin e sono membro della Soka Gakkai da più di dieci anni.
Non parlerò di buddismo in questo post, né della Soka, ma era importante fare questa premessa.

Ogni anno (da circa 40 anni), il presidente (e mio maestro) Daisaku Ikeda invia una proposta di pace all’Onu: ha speso la sua vita per realizzare la pace nel mondo ed ogni anno mette nero su bianco quello che secondo lui è opportuno fare, con particolare attenzione e lungimiranza alla realtà contemporanea, descrivendo azioni precise attraverso cui muoversi.
Quest’anno non ha fatto eccezione. E no, anche quest’anno non l’ho letta tutta.

In realtà è andata così: per caso ho letto un’articolo su un’altra rivista buddista che rimandava alla proposta di pace.
Cosa c’entra tutto questo?

Sapete cosa sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals o SDG), oppure cosa erano gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals o MDG)? E cosa c’entro tutto questo con la mobilità sostenibile?

Ho messo insieme i pezzi, partendo dalla proposta di pace di Ikeda, e in questo post vi porto attraverso questo viaggio.

Era il 2015, quando a Parigi si sono riuniti i grandi della Terra, per discutere tra le altre cose del clima e dei cambiamenti climatici.
Se si fa una ricerca in rete, si finisce in una serie di sigle e controsigle, tra cui Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED), per quello mi sono limitata a definirli i grandi della Terra: chi ha a cuore il nostro pianeta si è riunito per fare qualcosa.
Parigi 2015 è stato un giro di boa importante perché per la prima volta si è raggiunto un accordo universale, anche se non giuridicamente vincolante, sul clima (da cui in seguito gli Stati Uniti si sono ritirati).

Cosa c’entra tutto questo con noi, piccoli comuni mortali?

Fu proprio in occasione di questa riunione che si è passato dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, con un cambiamento di prospettiva fondamentale: mentre MDG hanno cercato di affrontare singolarmente i singoli problemi, gli SDG hanno lo scopo di generare un circolo virtuoso dove la realizzazione di un obiettivo permette la realizzazione anche degli altri, tutti concatenati tra di loro: è in questo senso la partecipazione del singolo è fondamentale.

Nello specifico gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, validi fino al 2015, erano:

  1. sradicare la povertà estrema e la fame nel mondo
  2. rendere universale l’istruzione primaria
  3. promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne
  4. ridurre la mortalità infantile
  5. ridurre la mortalità materna
  6. combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie
  7. garantire la sostenibilità ambientale
  8. sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo

Mentre gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (validi per il periodo 2015-2030), sono:

  1. sconfiggere la povertà: porre fine alla povertà in tutte le sue forme, ovunque;
  2. sconfiggere la fame: porre fine alla fame, garantire la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile;
  3. buona salute: garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età;
  4. istruzione di qualità: garantire a tutti un’istruzione inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente eque e di qualità;
  5. parità di genere: raggiungere la parità di genere attraverso l’emancipazione delle donne e delle ragazze;
  6. acqua pulita e servizi igienico-sanitari: garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienico-sanitari;
  7. energia rinnovabile e accessibile: assicurare la disponibilità di servizi energetici accessibili, affidabili, sostenibili e moderni per tutti;
  8. buona occupazione e crescita economica: promuovere una crescita economica inclusiva, sostenuta e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti;
  9. innovazione e infrastrutture: costruire infrastrutture solide, promuovere l’industrializzazione inclusiva e sostenibile e favorire l’innovazione;
  10. ridurre le diseguaglianze: ridurre le disuguaglianze all’interno e tra i paesi;
  11. città e comunità sostenibili:creare città sostenibili e insediamenti umani che siano inclusivi, sicuri e solidi;
  12. utilizzo responsabile delle risorse: garantire modelli di consumo e produzione sostenibili;
  13. lotta contro il cambiamento climatico: adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze;
  14. utilizzo sostenibile del mare: conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile;
  15. utilizzo sostenibile della terra: proteggere, ristabilire e promuovere l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi terrestri, gestire le foreste in modo sostenibile, combattere la desertificazione, bloccare e invertire il degrado del suolo e arrestare la perdita di biodiversità;
  16. pace e giustizia: promuovere lo sviluppo sostenibile; rafforzare gli strumenti di attuazione e rivitalizzare la partnership globale per lo sviluppo sostenibile.
  17. rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile.

Leggendoli si percepisce che sono l’evoluzione degli MDG e come siano collegati tra di loro: lavorare su un obiettivo in realtà significa lavorare su tutto.

Obiettivi di Sviluppo Sostenbile
Obiettivi di Sviluppo Sostenbile

Ok, tutto molto interessante. E quindi? Cosa c’entra la mobilità sostenibile?

Mobilità sostenibile vuol dire rispetto per il nostro pianeta quindi vuol dire lavorare contemporaneamente sul punto 3 (buona salute), 5 (parità di genere), 7 (energie rinnovabili), 8 (crescita economica), 9 (innovazione e infrastrutture), 11 (città e comunità sostenibili), 12 (utilizzo responsabile delle risorse), 13 (lotta contro il cambiamento climatico), 16 (pace e giustizia) e 17 (rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile).
Decidere di prendere un po’ meno la macchina, usare l’autobus, la bici o il treno, comporta tutti questi effetti. E questo per quanto riguarda noi singoli cittadini.
Lavorare per agevolare chi sceglie spostamenti alternativi al mezzo privato, attraverso incentivi e infrastrutture, è compito della politica.

È fondamentale comprendere che ognuno di noi, con il proprio comportamento personale, sta partecipando a qualcosa di molto più grande, che, anche se deciso ad una riunione di grandi, coinvolge tutti noi in prima persona.

Ecco perché la mobilità riguarda tutti: non solo l’ecologista un po’ fissato, o chi sceglie la bici per andare al lavoro.
Prendere la macchina una volta di meno e cercare un’alternativa, è tra le cose che possiamo fare tutti, per partecipare attivamente ad un cambiamento che riguarda tutti.

Ikeda scrive

È importante ricordare che tutti questi problemi in un’ultima analisi hanno un’origine umana e perciò devono essere risolti grazie agli sforzi umani.

Ed io aggiungo che non si tratta dell’essersela cercata e di dover porre rimedio, ma bensì di comprendere che il potenziale dell’essere umano è immenso e che abbiamo tutti i mezzi per poter risolvere tutti questi problemi.

Per fare questo serve quella che Ikeda definisce educazione alla cittadinanza globale:

L’educazione genera azioni e iniziative che con il tempo determinano la direzione della società. L’educazione alla cittadinanza globale, in particolare, può costituire il contesto delle condizioni (relazione) che permette alla persone di rileggere qualsiasi evento si verifichi secondo una prospettiva umana condivisa, promuovendo l’intervento attivo e la solidarietà. Può incoraggiare a considerare le questioni globali in relazione alla propria vita e al proprio stile di vita, facendo emergere così le capacità interiori che ognuno possiede.

Non è una gara tra le varie città del mondo a chi è più green, non è la moda del momento, non è una sfida a chi costruisce o meno più ciclabili, a chi le usa o non le usa. La questione non sono i ciclisti che passano o non passano con il rosso, o chi rispetta il codice della strada.
Si tratta di comprendere che ogni azione mirata a migliorare la nostra qualità della vita è importante, è necessario comprendere che ogni azione che ci riguarda, non riguarda solo noi, ma coinvolge anche chi abbiamo intorno (volenti o nolenti siamo tutti interconnessi).

Quando si parla di mobilità sostenibile si pensa subito che è tutta una scusa per vendere l’ultimo modello di auto sul mercato.
Non lo escludo, come non escludo che alcune misure si siano rivelate fallimentari e inutili, ma dietro c’è molto di più: c’è la ricerca e il desiderio di preservare il nostro pianeta, le nostre città, le nostre comunità e la nostra qualità della vita.

Ecco perché la mobilità sostenibile riguarda tutti, ma proprio tutti.

Concludo con le parole di Kartikeya Sarabhai, direttore e fondatore del Centro per l’Educazione Ambientale (CEA) in India e membro del Consiglio della Carta della Terra, che, in un’intervista dell’aprile 2012, ha dichiarato:

Una gran parte dell’istruzione implica lo spiegare qualcosa che è già noto. Ciò di cui abbiamo bisogno invece è un’educazione che aiuta a fare delle scelte, a sviluppare un pensiero critico, in modo da poter creare un futuro più sostenibile. (…) L’apprendimento avviene ovunque. Il modo in cui apprendiamo necessita di umiltà, apertura, pensiero critico, capacità di scegliere, fiducia per poter prendere una decisione diversa da quella degli altri.
Le persone non devono sentirsi sopraffatte da parole come cambiamento climatico e riscaldamento globale e vederle solo come qualcosa che i governi fanno o discutono in riunioni internazionali e non connesse a noi.
La creazione di comunità sostenibili è opera di cittadini che vogliono sostenibilità e la applicano nelle loro scelte e nei propri stili di vita. Naturalmente abbiamo bisogno di soluzioni tecnologiche e di strutture giuridiche, dobbiamo punire i soggetti che inquinano e avere incentivi finanziari; ma in ultima analisi dipende dalle persone e dalle scelte dei cittadini perciò l’educazione è un fattore chiave.

(Per chi vuole approfondire, saltando di link in link, sono approdata qui, dove spiega nel dettaglio ogni singolo obiettivo di sviluppo sostenibile.)

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