Il mito della coerenza e la vita reale.

Come si fa ad essere coerente e arrivare a fine mese?
Questa è una cosa che mi chiedo da quando ho cominciato a pedalare.
In questo post vi racconto il mio percorso personale di ciclista ambientalista animalista però non estremista/fondamentalista.

L’inizio di tutto è stato il caso: sono andata a comprarmi una bici.
La conseguenza è stata che la mia vita ha iniziato a cambiare inconsapevolmente: io volevo solo pedalare e per farlo ho lasciato da parte lo scooter.

Nel mentre sono dimigrita, ho iniziato ad allungare i percorsi per godere del mio tempo e della mia città, e mi sono resa conto che muovendomi più lentamente, osservavo diversamente.

Sfatiamo un pregiudizio: non è vero che in bici ci si mette di più.
Entro i giri urbani, che vuol dire 5/6 km, in città la bici è più veloce, e non perché i ciclisti passano con il rosso: basta pensare allo spazio che occupa una bici e quello di una macchina, e immaginare entrambi fermi in coda. Inoltre si può transitare, salvo esplicito divieto, nelle zone pedonali.

Si cambia il ritmo di come si fanno le cose, si cambia ritmo di vita.

Poi ci si accorge che, oltre a risparmiare i soldi della benzina, si usa un mezzo non inquinante (o volendo fare i pignoli diversamente inquinante): è indubbio che una bicicletta ha un impatto ambientale completamente diverso da un’auto o uno scooter.
E poi può capitare anche di accorgersi che si compra meno, ma meglio, e si spreca meno: lo spazio fisico di una spesa in bici è diverso, forse non tanto da uno scooter, ma rispetto ad una macchina sicuramente. Oltre lo spazio, il peso: in bici si pedala, non si ha un motore sotto il fondoschiena (volendo fare anche in questo caso i pignoli esistono le e-bike: si definiscono a pedalata assistita perché comunque bisogna pedalare per avere l’ausilio del motore).

Messe insieme tutte queste nuove cose, può capitare che ci si inizia a chiedere come poter migliorare la propria vita per cercare di rispettare un po’ di più il nostro pianeta. A me è capitato.

Trovare una certa coerenza è stato difficile.

Ho iniziato leggendo di spesa critica: argomento di cui già mi interessavo per tutto quello che si legge in rete, e nello specifico legato al cibo dei miei gatti e all’acquistare o meno da certe multinazionali.
Ho approfondito come poter fare i saponi in casa: alcune mie amiche già lo facevano e mi sembrava un ottimo modo per unire ambiente ed economia, però c’è anche la realtà e la vita di tutti i giorni, ci sono i conti da far tornare ed il tempo da ottimizzare.

Si fanno delle scelte che ho imparato non potranno mai essere coerenti al 100%.

Un esempio: provate realmente ad evitare di comprare da una multinazionale, come si fa?
Bisognerebbe autoprodursi tutto, compresa acqua luce e gas.
Sarebbe assurdo, almeno per me.

Capolungo 07.03.2016, in uno dei miei giri pre lavoro.

La mia personale conclusione è stata che la coerenza al 100% non esiste.

Chi se ne vanta, ammetto, mi fa un po’ paura: le contraddizioni fanno parte della vita, perché la vita è talmente dinamica che è impossibile mantenere una linea dritta sempre.

Ho provato a tenere un orto, ma al di là dell’impegno fisico, è il tempo il fattore che mi ha fatto abbandonare la cosa: volevo passare buona parte del mio tempo a occuparmi dell’orto? La mia risposta è stata no. Lo stesso tempo preferisco usarlo aggiustando bici.
Così ho iniziato a comprare più dal fruttivendolo che al supermercato, però è un’illusione anche questa perché se provate ad immaginare il percorso che ha fatto questo pomodoro per arrivare nel negozio, vi renderete conto che non è tanto diverso dal cugino pomodoro che aspetta di essere comprato al supermercato. La discriminante rimane aiutare i piccoli negozianti, ma anche qui mi domando: chi lavora in un supermercato invece è brutto e cattivo?

Se si rimane solo nell’ottica ambientalista, tralasciando la questione economica, la vera alternativa sono i contadini e, forse, i gruppi di acquisto solidale: non ho ancora trovato un modo per muovermi in questo senso a Genova, perché tutte le informazioni recepite in rete non sono aggiornate.
Ma la crisi vera è stata quando uno dei miei gatti è stato molto male.

Il cibo specifico che ti vendono per gli animali è prodotto da multinazionali, che quasi sicuramente sperimenta sugli animali stessi, in molti casi inducendogli la malattia.
Che fare? Ma forse che forse le nostre stesse medicine subiscono quel percorso? Che fare?
Non ho ancora trovato una soluzione: il mio gatto ha bisogno di cibo urinary, e glielo compro. Io ho bisogno delle mie medicine per l’asma, e le uso.

Se un giorno trovassi una valida alternativa la prenderei in considerazione.

All’inizio di questo post mi chiedevo come essere coerenti ed arrivare a fine mese.
In realtà mi rendo conto mentre scrivo e ripercorro le mie scelte insieme a voi, che più che i soldi è stato ed è il fattore tempo che mi ha fatto abbandonare certi esperimenti: come per l’orto, non avevo voglia di passare il mio tempo a farmi i saponi in casa, e non gli ho neanche trovati così veloci e pratici da fare. Ho optato, ad esempio, nel cercare linee ecologiche, che nel tempo si sono rivelate anche economiche grazie ad un mercato in crescita (e considerando che vivo sola).

A distanza di 4 anni dal ritorno in sella sono diventata vegetariana, più attenta alla raccolta differenziata (non entro nel merito della sua reale efficacia), ho compreso che quello che bisogna evitare è la produzione di rifiuti all’origine, compro saponi più ecologici possibili (e per farlo mi sono studiata come si leggono le etichette degli inci), cerco di comprare solo quello che mangio evitando spese grosse, soprattutto sui prodotti freschi. Probabilmente una cosa poco ecologica che faccio è l’uso dei surgelati, ma per la vita che ho al momento va bene così. Quando vengo presa dall’ispirazione passo le domeniche a cucinare ed a prepararmi le scorte in freezer.
A distanza di 4 anni sono un po’ ricaduta in una vita frenetica, perché ormai ho imparato quanto ci metto a spostarmi. Anche vero che visto il momento, è impossibile stare dietro a tutte le mie incoerenze per capire se e cosa cambiare.

Con il naso all’insù, sempre alla ricerca di nuove idee e nuove strade.

Tutto questo per dire che ognuno trova la sua coerenza, in base alla propria vita, al proprio tempo, alla propria voglia.

C’è chi molla tutto e va a vivere in un rudere da qualche parte per fare il contadino, c’è chi rimane nella sua vita cittadina e cerca di aggiustare il tiro.
Gli estremismi fanno solo danni, la ragionevolezza ed il dialogo portano alla crescita.
E spero che chi leggerà questa post, abbia molti suggerimenti da darmi per essere ancora un po’ più egocologica nella mia vita.

2 Comments

  1. 100% d’accordo. Congratulazioni! . Il passo successivo veramente importante è il social housing, a mio parere una delle esperienze più belle e positive che si possano fare evitando così la solitudine.

Come la pensi...