È un po’ che penso se e cosa scrivere: non è facile raccontare tutto quello che è successo negli ultimi mesi e non è mai realmente facile ringraziare.

(Se preferisci saltare tutto il discorso ciclofilosofico, vai direttamente qui.)

A fine 2018 ho aperto la mia ciclofficina a Genova, ho lottato tanto per arrivare a quel momento: investito in formazione, divisa tra corsi nel weekend e il lavoro da dipendente, ho studiato tutto il possibile per creare questo blog, per imparare ad usare i social. Mi ricordo ancora le persone che passavano dalla ciclofficina, soprannominata bucofficina da quanto era piccola, solo per la curiosità di vedere chi era quella ragazza che si era messa ad aggiustare biciclette a Genova, per la maggior parte della gente una vera e propria follia.

Ma la Vita sa essere incredibile e la mia città mi ha sorpreso non poco.

Non pensavo che l’avrei mai lasciata, lo sognavo da tempo ma non credevo che alla fine l’avrei fatto: la mia famiglia è tutta lì, sono nata e cresciuta a Genova e sono molto abitudinaria in alcuni ambiti. Il lavoro non è tra questi.

In realtà non pensavo di cambiare ancora lavoro. Quando l’ho deciso ero consapevole delle scelte che stavo facendo, della difficoltà di lasciare una città per un’altra e ripartire da capo con la mia attività. Sono convinta che se il cuore e la testa ti dicono di tentare una strada, è un dovere verso sé provarci fino alla fine.

Da settembre a dicembre 2022 mi sono divisa tra le due città, ho riorganizzato tutto il lavoro, un numeroso gruppo di clienti mi hanno seguito ed hanno accettato le nuove regole e mentre andavo avanti e indietro ho capito che dovevo avere coraggio ancora una volta.

A novembre la mia Vita è cambiata ancora perché ho ricevuto la diagnosi di adhd, uno degli eventi più significativi degli ultimi anni, che mi ha regalato il coraggio di essere me stessa fino in fondo e di rispolverare dal cassetto i vecchi sogni, tra cui creare un’Associazione.

Non entro nel merito della diagnosi, dove ne parlo approfonditamente qui e sorvolo tutto il percorso dal 2013 a oggi, gennaio 2023, per buona pace dei Vostri neuroni.

Sintetizzando (moltissimo) mi riprendo la mia Vita, quella messa da parte per paura e perché sentivo che non era il momento giusto, ma anche perché faccio parte di quello stuolo di persone che sentono la pressione sociale: cosa si aspettano le altre persone da me? Cosa devo fare per soddisfare quello che la società vuole da me? Di questo argomento ne parlerei per ore (non lo farò): è anni che faccio esperienza diretta.

In pratica chiudo tutto: le ciclofficine, Genova e Sarzana, la partita iva. E mi trasformo in Associazione.

Per come lavoro, per come mi comporto, sono già un’associazione e molto poco un’impresa artigiana (la mia dichiarazione dei redditi parla piuttosto chiaro).

Andando avanti e indietro ho capito che non mi importa di aggiustare biciclette di per sé, ma che voglio cambiare la società in cui vivo attraverso quello che so fare meglio: studiare e condividere, anche la ciclomeccanica, perché se c’è una cosa che continuerò a ripetere finché campo è che la bicicletta mi ha regalato una nuova visione sul mondo.

I progetti con l’Associazione sono moltissimi, dal cercare uno spazio da adibire a ciclofficina sociale al continuare a fare formazione. Copio testualmente dallo statuto (presto online):

Le attività dell’Associazione e le sue finalità sono ispirate a principi di pari opportunità e rispettose dei diritti inviolabili della persona. Promuove attraverso l’uso e la meccanica della bicicletta:
a. l’emancipazione di tutti e l’apprendimento della ciclomeccanica
b. l’uso della bicicletta come mezzo di libertà, mobilità e creatività
c. autonomia nella manutenzione e riparazione ciclomeccanica
d. la creazione di una società inclusiva, ecologica, unica, partecipativa, femminista intersezionale
e. lo studio, la ricerca, lo sviluppo, la diffusione e l’informazione delle buone pratiche di mobilità sostenibile
f. la realizzazione di strutture, infrastrutture, provvedimenti e politiche che facilitino
e incentivino la diffusione e l’uso della bicicletta
g. il confronto, lo scambio di idee ed esperienze, la condivisione di informazioni, conoscenze e saperi in ambito ciclomeccanico e culturale

Anche se ad alcunə è sembrato che vivessi tutto questo come un fallimento, chiudere l’attività è solo un passaggio: c’è malinconia ovviamente, sono pur sempre una sentimentale anche se cerco di non farlo vedere. Sono molto felice, nonostante il momento finanziariamente complicato: sento di poter fare la differenza e voglio tentare fino alla fine.

Riassumendo: le ciclofficine non esistono più e sta nascendo l’associazione culturale Spazio Ohibò – Bici & Cultura. Per ricevere aggiornamenti in merito puoi iscriverti alla newsletter dedicata (diversa dalla Newsletter Ignorante).

Chiudo ringraziando tuttɜ ɜ clienti e no che hanno creduto in me, aiutandomi a creare e portare avanti la ciclofficina in questi anni. Grazie per la stima che mi avete dimostrato e al dispiacere che avete espresso quando ho comunicato la chiusura dell’attività: mi avete commossa ed è grazie a Voi, alle chiacchiere in ciclofficina e ai continui scambi, anche i più improbabili, che oggi sono qui a muovere questi nuovi importantissimi passi.

GRAZIE DI CUORE! E se passate da Sarzana fate un fischio!

La Ciclista Ignorante è un progetto che ambisce a diffondere e condividere un nuovo stile di Vita, basato sull’etica, la trasparenza, la contaminazione di idee, un progetto in cui la bicicletta è sempre stato un mezzo e mai il fine. Lo scopo del Blog e di tutto l’universo connesso è incoraggiare le persone che inciampano nei miei contenuti, con uno sguardo attento a chi si sente più fragile, discriminatə, indifesə, impauritə.

Se apprezzi il mio lavoro, se tra i miei contenuti hai trovato quel valore che cercavi, sostienimi!

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