Da qualche tempo ho cambiato il mio modo di scrivere, non tanto lo stile ma la tecnica con cui arrivo a mettere le parole sul foglio. Queste, le parole, mi girano in testa per un po’, mi scrivo interi articoli solo nella mente, un po’ come Allevi fa con la musica, fino al momento in cui sono pronte ad uscire.

In passato l’ho fatto inconsapevolmente, spesso quando un argomento non usciva come volevo, ma dopo aver studiato qualche trucco per scrivere e, soprattutto, dopo l’inizio della terapia per l’Adhd la mia capacità di concentrazione si è modificata, portando alcune controindicazioni fisiche e alcuni vantaggi esecutivi.

Ne sta risentendo anche l’aggiornamento di questo blog, iniziato mesi fa per tutt’altri motivi, è diventato un viaggio personale dentro di me alla riscoperta di un’Adriana pre diagnosi: i post dove parlo di determinazione e di non riuscire hanno assunto tutto un altro valore (alcuni li ho proprio cancellati), la rabbia di altri articoli che sentivo eccessiva è più che giustificata, il senso di giudizio perenne addosso assume un nuovo significato.

Un percorso che è iniziato solo perché dovevo traslocare si sta rivelando quasi terapeutico e fondamentale perché, anche se è dura ammetterlo, credo proprio di essermi distratta ed anche tanto.

Ultimamente c’è una frase che ripeto spesso e può sembrare che la dica tanto per dire, ovvero il discorso è complesso.

Anche quello che mi accingo a fare in questo post lo è. È un’affermazione che uso con cognizione di causa perché più vado avanti nel mio percorso più mi rendo conto di come la Vita non è bianca e nera, le parole hanno un profondo significato e che non si può ridurre tutto a torto e ragione.

Se premetto che un discorso è complicato lo faccio anche per sottolineare come quello che voglio trasmettere non è lineare ed è solo il mio punto di vista, che non è universale e oggettivo, ma un aspetto della questione da cui eventualmente partire per riflessioni più ampie.

Bucofficina, estate 2019. Sembra una Vita fa. (Foto di Fabio Bussalino)

Quando dico che mi sono distratta intendo letteralmente distratta dallo scopo iniziale de La Ciclista Ignorante.

Ho dimenticato il perché avessi aperto questo blog e mi sono fatta trascinare dall’apparente buon senso, altrui.

Quando ho aperto il blog e iniziato a interagire online con altrɜ ciclistɜ, mi ricordo chiaramente il senso di giudizio costante e la forte sensazione di essere inadeguata, il classismo ben presente e, soprattutto, come le donne fossero considerate in minima parte e se si parlava di viaggi.

Se la donna viaggia da sola è una piccola eroina che una volta tornata a casa non è più nessunə, se è insieme al compagno è una specie di appendice dell’uomo. Ogni volta che leggevo provavo fastidio ma non riuscendo a dare un nome a questa sensazione pensavo di dipendesse da me.

Poi è arrivata la ciclomeccanica da una parte e dall’altra chi mi diceva ricordati la seo.

È vero, un blog per funzionare deve essere letto, ma questa caccia all’argomento che tira ha generato un circolo vizioso da cui credo uscirò con questo articolo.

Io amo aggiustare biciclette, ma non per aggiustare bici di per sé, bensì per la libertà che mi ha regalato, per il senso di emancipazione e sicurezza. Mi importa molto poco di scrivere l’ennesimo articolo su come si regolano i freni, quello che vorrei trasmettere è questa potentissima sensazione di libertà.

Ho cominciato con la bicicletta ma questa forza me la porto nella Vita: se prima per fare delle cose in casa chiamavo mio padre, ora me l’arrangio. Non è mera ostinazione o orgoglio, ma libertà e chi l’ha provata sa di cosa parlo e sa che non è scontata. Non è il dover fare perché si è solɜ, ad esempio, ma è il voler fare per scelta.

Però nel mentre ho aperto una ciclofficina e seppur orgogliosissima di quello che ho costruito, non ho mai parlato solo ed espressamente della ciclomeccanica ma di quello che vivevo in ciclofficina, di cosa imparavo sempre in funzione di un certo tipo di Vita, che però non ho realizzato.

È arrivata la tensione, i problemi economici (che in realtà non mi hanno mai lasciato) e soprattutto quel senso di giudizio perenne de le persone ti guardano devi dimostrare che…

Qui solitamente si apre la questione come le acque davanti a Mosè: da un lato mi dico da sola ti esponi online cosa ti aspetti dall’altro sono arrivata a comprendere che qualsiasi cosa faccia una persona nessunə ha il diritto di giudicare.

C’è chi la chiama società della performance, io mi limito a definirla pressione sociale: c’è, ben presente, in ogni nostra azione.

Ognunə di noi, indipendentemente dal genere, sente addosso di non aver rispettato certi passaggi e standard di Vita: matrimonio, mutuo, cane, figlɜ, lavoro fisso indeterminato per tutta la Vita nella stessa azienda, etc etc etc…

Io mi sono sposata a 42 anni, era comunque tardi e non sono ancora madre, come se fosse un obbligo diventarlo, ed ora cambio ancora lavoro. Addirittura c’è chi mi ha detto non vorrai mica fare la mantenuta, come se la questione fosse di dominio pubblico. Tra l’altro viviamo una pessima narrazione del lavoro, romanticizzato in tutti i modi, come se gli unici modi legali per lavorare fossero dipendente indeterminato o partita iva. Io stessa sto scoprendo un mondo di possibilità (legali, lo scrivo che non vorrei essere fraintesa) oltre queste strade da quando ho avuto il coraggio di guardare un po’ più in là.

Anche su questo blog è uscita spesso la pressione sociale. Scrivo ora senza rileggere quegli articoli, ma mi ricordo benissimo la questione dell’orario in ciclofficina che ha smosso online ed offline, fino all’ultimo periodo dove ricevere solo su appuntamento era visto come una scelta fallimentare: in realtà è stata la mia salvezza per organizzarmi e lavorare meglio, ma ho impiegato tre anni per arrivarci perché il mondo intorno mi diceva altro.

E mi diceva altro anche per questo spazio perché a chi vuoi che interessa l’etica, perché se ti chiami ciclista ignorante devi per forza parlare di biciclette, se fai la ciclomeccanica devi per forza parlare di meccanica, fare tutorial, sempre che come donna qualcunə ti prenda sul serio.

Mi sono distratta perché lo scopo del blog è sempre stato incoraggiare, originariamente le donne, ma oggi mi sento di dire tutte le persone che si sentono fragili, discriminate, indifese, impaurite, perché proprio grazie al blog ho imparato che il binarismo di genere è una convenzione sociale nata nell’Ottocento, ad esempio.

Mi sono distratta perché il blog non è nato per pubblicizzare la ciclofficina e lo scollamento che ho sempre sentito tra blog e officina non era solo un errore comunicativo, ma una diversità di obiettivi concreta.

Mi sono distratta perché, anche se l’ho detto tante volte, la ciclofficina era il mezzo e non lo scopo.

Avere la consapevolezza di essere Adhd, comprendere come funziono, dare un senso alle mie fasi di innamoramento e disinnamoramento per quello che sono e faccio, aiuterà sicuramente a raggiungere lo scopo per cui è nato il Blog con meno distrazioni.

Mentre scrivo sono a Genova, gli ultimi giorni prima di chiudere definitivamente, prima di tornare a casa ed avviare un altro progetto, quello dell’Associazione. Le emozioni che provo sono moltissime perché sento di aver concluso una fase importante di questo percorso.

Non rinnego niente di quello che è stato, anzi. Anche se è banale dirlo, senza questo viaggio non sarei arrivata dove sono ora, credo che sia proprio grazie alla bicicletta e a tutto quello che mi ha insegnato se sono arrivata alla diagnosi di Adhd, a quel click finale che oggi mi permette di ricominciare con una forza nuova.

Ho sempre scritto di seguire il proprio istinto, di quanto fondamentale sia ascoltarsi e conoscersi profondamente per vivere la Vita che si desidera. Oggi ho qualche strumento in più ma il succo della questione è sempre quello e forse, alla fine, non è poi così complessa.

La Ciclista Ignorante è un progetto che ambisce a diffondere e condividere un nuovo stile di Vita, basato sull’etica, la trasparenza, la contaminazione di idee, un progetto in cui la bicicletta è sempre stato un mezzo e mai il fine. Lo scopo del Blog e di tutto l’universo connesso è incoraggiare le persone che inciampano nei miei contenuti, con uno sguardo attento a chi si sente più fragile, discriminatə, indifesə, impauritə.

Se apprezzi il mio lavoro, se tra i miei contenuti hai trovato quel valore che cercavi, sostienimi!

E per non perderti neanche un aggiornamento puoi attivare le notifiche sul Blog, iscriverti alla Newsletter Ignorante e ascoltare il Podcast Ciclofilosofico!