Di mestruazioni e coppette mestruali.

Sono in ufficio da sola. Inizia il periodo, quello delle mille urgenze, quello dei trecento lavori con la stessa scadenza, quello che quando ti fermi a prendere un caffè ti senti quasi in colpa perché ogni secondo è vitale per la consegna.

No, non faccio il cardiochirurgo e sì, sto scrivendo sul blog durante l’orario di lavoro. Perché non ce la faccio più e perché sto “solamente” aspettando che i plotter finiscano di stampare per chiudere la baracca.

Sono in ufficio da sola, con dei dolori assurdi: sono proprio in quei giorni lì, quelli del ciclo, e questo mese mi è preso dolorosissimo… sapete perché? Perché sto pedalando il minimo indispensabile.
Io non la so dare la spiegazione scientifica di cosa produce il mio corpo quando pedalo (endorfine?!?), so solo che quando pedalo sto bene, e a volte capita che i dolori neanche li sento.

Già, sono proprio in quei giorni lì, e pedalo, comunque.

In questi giorni facciadalibro, anche detto facebook, mi ricorda che sono più di due anni che pedalo.
Per la precisione:
– a giugno sono tre anni che mi sono andata a comprare quelle famosa bicicletta (alias Carolina) da cui è cominciato tutto
– a settembre sono due anni che ho venduto lo scooter e che ho deciso di usare la bici come unico mezzo di trasporto (oltre ai piedi)
In tutti questi mesi mi sono sentita fare la stessa domanda con diversi declinazioni: ma pedali anche con il freddo? ma pedali anche con la pioggia? ma pedali anche con il ciclo? La più bella di tutte è stata ma pedali anche in salita? Abitando a Genova difficile non avere a che fare con le salite.
In pratica, in tutti questi mesi, non ho ben capito quando sarebbe il periodo migliore per pedalare, io intanto continuo a pedalare.

Uno dei tanti regali che mi ha fatto la bicicletta è stato imparare a conoscere il mio corpo.

All’inizio, come tutte, e come ci viene insegnato, usavo gli assorbenti (non interni): la situazione è ovviamente piuttosto scomoda.
Avendo un ciclo abbondante, anche gli assorbenti erano abbondanti, e in bici si suda. E per un po’ ha vinto l’abitudine.

Poi mi è venuto in mente un articolo (indovinate dove l’ho letto?!?! Esattamente su Bikeitalia… lo so sono noiosa), che parlava proprio di come affrontare le mestruazioni in bici e ho rincontrato per la seconda volta in vita mia la coppetta mestruale.
La prima volta che ne ho sentito parlare me l’avevano presentata come una cosa che infili lì e poi togli per svuotarla… detta così mi aveva fatto un po’ schifo, ed ho accontanato l’idea. Tra l’altro, non avendo un ottimo rapporto con la mia intimità, l’idea di mettere una cosa in vagina non mi aveva entusiasmato.
Con il passare dei mesi, ogni volta che mi arrivava il ciclo, e mi ritrovavo a litigare con l’assorbente pedalando, mi tornava in mente.
Così ho iniziato a informarmi (trovando anche un gruppo su facciadalibro veramente molto ricco di informazioni, soprattutto strutturate e ordinate), ma mi informavo e non mi decidevo, finché la mia migliore amica un giorno mi ha regalato la sua, mai usata (per gli stessi miei dubbi iniziali).

Ora, dopo un attento studio, posso affermare che una coppetta mestruale non si sceglie così: servono precise informazioni di altezza cervice, pavimento pelvico, età, gravidanze… però per iniziare è stata la cosa migliore. Non dovevo più capire cosa mi serviva, non avevo più la scusa dei soldi per comprarla… e così l’ho provata.

Come funziona?

La coppetta mestruale è una coppetta che raccoglie il sangue mestruale. Si infila in vagina (usando diverse pieghe, ognuno trova la sua), e tra le sue pareti e la vagina si crea un sottovuoto: lei sta lì e raccoglie direttamente il sangue all’origine, senza ristagnare.
L’unica accortezza importante è l’igiene: mani pulite quando si mette e si toglie, sciacquarla con acqua, ogni tot di mesi bollirla in acqua calda per una pulizia più approfondita.
Al contrario di quel che si pensa è molto più pulita degli assorbenti: non è plastica imbevuta di sangue (e sudore) a contatto con le nostre parti intime.
Ci vuole un po’ a prendere manualità e, per forza di cose, migliori il rapporto che hai il tuo corpo ed il modo di vivere il ciclo: è tutto molto più pulito e libero (la coppetta giusta può arrivare ad un’autonomia di anche 12 ore prima di doverla svuotare) e si pedala veramente bene senza assorbenti che si spostano.
I dolori del ciclo non spariscono per magia, ma la gestione del ciclo stesso è completamente diversa.

Di questa fantastica invenzione se ne parla troppo poco.

Molte donne si schifano, alcune pensano che sia poco pratica, ma se lo dico io che avevo un pessimo rapporto con me stessa e che non ho mai usato un assorbente interno, fidatevi, è una gran bella invenzione: il sangue mestruale viene raccolto all’origine, non ristagna, e appresa la giusta manualità non ci sono perdite e ci vuole veramente poco per maneggiarla.

Lo so, l’argomento può infastidire (a me succedeva all’inizio), ma è una cosa che fa parte della vita di ogni donna.
C’è un altro fattore da considerare: il risparmio economico. Una coppetta può arrivare a durare dieci anni, se tenuta bene.
Ragionando per difetto, la spesa media di una coppetta è circa 25/30 euro e magari non la teniamo benissimo e ci dura solo cinque anni: minimo in cinque anni usiamo due pacchi di assorbenti al mese, costo medio ipotizziamo 2 euro, per lo stesso periodo di tempo, con una spesa di 240 euro.
Sono conti così, a spanne, ma che danno l’idea del notevole risparmio economico, oltre all’altrettanto notevole rispetto dell’ambiente: gli assorbenti non sono riciclabili e vengono smaltiti come indifferenziati.

Andare a comprare Carolina, la mia prima bici, ha innescato un meccanisco a catena tale che ora risparmio più soldi sotto tantissimi punti di vista, rispetto un pochino di più l’ambiente, e conosco meglio me stessa.

(Nel mentre c’è stato anche un lungo periodo di cistiti e di scelta della sella giusta… ma di questo vi racconterò in un altro post).
Scegliere di pedalare, si riconferma ogni giorno la scelta migliore della mia vita:-)


[Pubblicato 09/03/2017 – Aggiornato 13/10/2017]

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