Foto di una mela a Boccadasse.

In questi anni ho avuto la fortuna di incontrare Riccardo Scandellari.
La fortuna sta nel fatto che non è un personaggio costruito, molto gentile, con cui è nata una bella amicizia, virtuale, e che prima o poi andrò a trovare a Ferrara (città stupenda vista per troppo poco oramai due anni fa).
Non dovrebbe essere l’eccezione incontrare persone gentili e autentiche, ma purtroppo nel tempo lo è diventata.

Ho iniziato ad avere blog molti anni fa, non so chi di Voi si ricorda Splinder. Negli anni ne ho aperti e chiusi molti, scrivevo senza conoscere le regole e non mi applicavo. Ero alla ricerca di me stessa fondamentalmente e, se spulciate queste pagine, troverete la storia di un percorso, oltre che di una passione diventata il mio lavoro.
Ho impiegato circa dieci anni a trovarmi, anni in cui ho lavorato come operatrice grafica, ho incontrato prima il Buddismo e poi la bici. Dopo questo ultimo incontro è cambiato tutto.

A dicembre 2018 ho aperto questo blog: per la prima volta volevo funzionasse e non avevo idea di come fare. All’inizio sono partita un po’ a caso, infatti dico sempre che ha iniziato a esistere a maggio dell’anno dopo.
Nei miei anni da grafica prima e da operatrice grafica poi, ad un certo punto ho patito molto l’essere autodidatta, sentivo che mi mancavano delle informazioni, ma non ho mai avuto l’impulso forte di colmarle.
Con il blog sì. Ho iniziato a studiare, a cercare corsi, libri, informazioni online. Sono stata fortunata perché Skande l’ho incontrato quasi subito, insieme al suo socio, e sono gli unici due che seguo ancora.

Avessi trovato un corso che mi ispirava l’avrei fatto volentieri ma, all’epoca, non c’era niente per cui valesse la spesa. Solo l’anno scorso mi sono regalata il corso di Rudy, molto bello e formativo. In più sono sempre stata spiantata e i pochi soldi che avevo li ho investiti tutti nei corsi di ciclomeccanica. Dico spesso che il lato positivo delle mie poche finanze è sempre stato quello di rendermi creativa e perseverante.
Ho fatto casini con i temi, i plugin, ho dovuto imparare cose tecniche di cui ignoravo l’esistenza, sono stata ossessionata dai numeri e dalla seo. Ho fatto tutti i passaggi insomma.

In questi anni però una cosa non è cambiata: il mio modo di intendere il web e per questo non farò mai i big number e neanche i big money, non come blogger. Ho sempre cercato di non prendere in giro chi mi legge, di usare titoli sensati e non sensazionali acchiappa click, se non ho niente da dire non pubblico.

Foto di una mela a Boccadasse.

Ho cercato di essere coerente, di essere online come sono offline.

Ma ho anche evitato accuratamente di parlare dell’argomento del momento, quando il mio unico scopo sarebbe stato per attirare lettori, di raccontare sempre il mio punto di vista e non scrivere tanto per.

Da lettrice ciò che non sopporto è ritrovarmi articoli triti e ritriti, che riportano una notizia e un’informazione ma solo in superficie, senza approfondire. Se è vero che non si può essere sempre originali, è altrettanto vero che non si può sempre banalizzare tutto, in nome del posizionamento o del è quello che vuole il lettore. Ne siamo veramente sicuri?

Di recente facendo ricerche mi sono chiesta ma come vanno a finire certe storie, perché ne hanno scritto senza poi riportare il seguito. Se mi racconti della nuova mobilità in quella città, che le amministrazioni hanno deciso di fare determinate cose, perché qualche mese dopo non mi racconti come sta andando? Non credo di essere l’unica a ragionare così, tutti vogliamo sapere come va a finire una storia, perché in questo caso dovrebbe essere diverso? Ovviamente ho fatto un esempio a caso sugli argomenti di cui parlo, ma vale in ogni ambito.

Quando sento dire le città sono pericolose, penso sempre che siamo noi a fare le città. Il web non fa eccezione, lo creiamo noi. Purtroppo anche la regola che contano solo i soldi non fa eccezione: con la scusa della leggerezza, dello svago, dell’informazione, sono molto pochi quelli che si prendono la loro fetta di responsabilità nel realizzare un web diverso.

Proprio in questi giorni ho risistemato molti appunti, letto molte cose. Tra i miei stessi scritti ho trovato questo

Credo nel web etico, credo che sia nostro dovere costruirlo e non sottostare a quelle che sembrano regole fatte e finite (che non sono). Credo nella responsabilità di ogni singolo di rendere il web un posto migliore di com’è. Credo nell’impegno e che i risultati si debbano ottenere correttamente, credo nell’importanza della qualità di ogni lavoro, credo che ogni parola scritta (offline ed online) debba essere di valore e non scritta tanto per. Credo nel vero significato della parola valore, troppo abusata e poco applicata. Credo in cose in cui non crede più nessuno, o se ci credono l’unico loro consiglio è evitare, lasciare perdere, fregarsene in nome del quieto vivere o del cosa ci vuoi fare. Non siamo, o non vogliamo essere, consapevoli del nostro ruolo: scriviamo quello che ci capita come ci capita, senza pensare che quelle parole ormai sono online, e rimangono tali (anche se le cancellate rimarranno, da qualche parte nel web). Non ci preoccupiamo della qualità di quello scriviamo, naturale conseguenza della mancanza di consapevolezza appena citata. Questo non vuol dire che dobbiamo essere tutti pesanti e tristi, assolutamente, ci si può divertire, anzi ci si deve anche divertire. C’è modo e modo per fare questa cosa.

Non so se ci sto riuscendo, ma quello che sto cercando di fare è non propinare le solite cose a chi mi legge, non essere banale, offrire spunti di riflessione, di dialogo, di scambio. Manca la capacità di rapportarsi senza dividersi in fazioni, in tifoserie e manca anche chi cerca di fare cose diverse.

Nell’ultimo libro Riccardo parla anche di etica, una delle parole che amo di più, uno dei principi su chi baso la mia Vita, che mi ha portato a fare scelte difficili e, quando è successo, a interrompere delle amicizie. Rudy Bandiera in uno dei suoi discorsi più famosi, al TedxBologna del 2017, dice facciamo tornare di moda le brave persone.

Oggi aggiungo facciamo tornare di moda l’etica.

Questo blog è nato perché più di tre anni fa cercavo informazioni e non trovavo niente. Ero una donna che aveva appena iniziato a pedalare e trovavo sempre le solite tre informazioni, per di più scritte da uomini. Nessuno scriveva di ciclismo urbano, men che meno dal punto di vista femminile.
Questo blog continua a esistere per lo stesso motivo ed anche per realizzare un web diverso: pulito, coerente, rispettoso, per l’appunto etico.