Comincia un nuovo anno sul blog (ed è la terza volta che riscrivo questo articolo). Se mi conosci lo sai, se non mi conosci e mi leggi per la prima volta lo scoprirai: scrivo esattamente quello che penso, con molte parentesi buffe.

Voglio cominciare l’anno, fissando un punto fondamentale, ma tranquillз, non parlerò di obiettivi, l’ho già fatto la settimana scorsa sul podcast.

Oggi voglio parlare del Manifesto Ciclistз Ignoranti che insieme alla home del blog (cambiata a fine 2021) rappresentano i punti fondamentali di questo progetto. Perché sì, La Ciclista Ignorante è soprattutto un progetto, non sono solo io Adriana, lo possiamo essere tutte e tutti.

Ma andiamo con ordine, che al solito sto partendo in quarta e sto facendo confusione (voglio dire troppe cose).Un minimo di introduzione storica ci sta sempre bene. A marzo 2020 (bel mese, vero?) doveva tenersi il primo Raduno Ciclistз Ignoranti, in occasione di una fiera a Milano. Un evento nato totalmente a caso, con l’idea di vederci a Milano e farci due chiacchiere, per l’appunto, tra Ciclistз Ignoranti.

In pochissimo l’evento su Facebook ha preso una piega stranissima, numeri troppi alti e adesioni di persone che non ricordavo sulla pagina. Ed infatti c’era il trucco.

Quando ho scelto questo nome, La Ciclista Ignorante, nel lontano 2016, non ho fatto alcun tipo di ricerca: nato per caso durante il Cosmobike, mi piaceva ed ho comprato il dominio. Peccato che esistesse, da molto più tempo di me, Ciclismo Ignorante, tutt’altro genere, completamente un’altra famiglia. In pratica, i numeri su facciadalibro erano il frutto di un grandissimo equivoco. Come rimediare?

Ho creato il Manifesto.

Non per chiudere l’evento a gente mai conosciuta, ma per essere sicura che loro sapessero di cosa stessi parlando.

Non c’è bisogno che dica cosa è successo a marzo 2020: è andato tutto in fumo ed il Raduno non si è più fatto. L’anno scorso mi è tornato il desiderio di farlo, per lo meno online, sentivo l’esigenza di fare comunità e di sostenerci. Nell’andare a rileggere gli appunti dell’evento annullato è rispuntato fuori il Manifesto. L’ho riletto, aggiustato quei dettagli che di solito vedo solo io, e ributtato online: era più attuale che mai, è più attuale che mai.

Il punto fondamentale è il rispetto tra persone che usano la bicicletta per i più diversi motivi o che non la usano affatto ma affrontano la Vita con lo stesso spirito.

Perché ci tengo così tanto e cosa c’entra la home?

Come racconto in questo articolo, ho passato troppo tempo a spezzettarmi per paura del giudizio altrui. Come ho raccontato in tante altre occasioni, ho aperto la ciclofficina perché io per prima non sapevo dove portare la bici, umiliata e giudicata per il mio modello di bici in diverse occasioni. Insomma, il giudizio ha condizionato così tanto le mie scelte, che ora cerco di costruire nella mia quotidianità un mondo senza e lo faccio attraverso la bici.

E come scrivo in home, la bici è un mezzo (in tutti i sensi) e mai un fine. Frase che ho detto miliardi di volte ma che, a mio avviso, non è ancora stata colta fino in fondo. So che l’alias scelto confonde e che nell’immaginario collettivo essere ciclista e ciclomeccanica vuol dire parlare solo di biciclette. Ma c’è molto, molto altro.

Essere Ciclista Ignorante vuol dire dare il massimo nella propria quotidianità, qualunque cosa voglia dire per ognunə di noi, rispettando le altre persone, sempre. Consapevoli di far parte di una comunità, ben oltre i pedali di per sé, e che le nostre azioni influenzano il mondo in cui viviamo.

Chiunque può decidere di essere Ciclista Ignorante.

Questo progetto nasce per diffondere questo ideale. Comincio l’anno ribandendo questo punto fondamentale e scrivo questo articolo per linkarlo all’infinito ogni qualvolta mi chiederanno “ma sei La Ciclista Ignorante, perché parli di tutto tranne che di bici?”

La bicicletta rimane il mezzo e non sarà mai il fine.