Foto del tramonto visto da Via Nizza.

Quante cose sto facendo? E quante mi passano per la testa?
(Forse) troppe, ma finalmente mi sento viva ed è una sensazione bellissima.

L’ultimo articolo l’ho scritto ormai quasi due settimane fa ed era assolutamente estemporaneo.
In queste settimane la voglia di scrivere non è mai mancata, ma ha vinto, tra le altre cose, la pigrizia. Negli ultimi giorni ho vissuto tante ma tante emozioni.

La bucofficina è operativa. Proprio stamattina, mentre aprivo, pensavo che il mio posto di lavoro è fighissimo.
Sono arrivati già alcuni clienti e mi sono dovuta cimentare con lavori che mi hanno sempre messo soggezione.

Nulla è a caso: ancora una volta ho superato i miei limiti ed ho capito che il mio istinto ciclomeccanico esiste, è ben presente e devo imparare a sfruttarlo al massimo.

Non so descriverla meglio di così questa cosa: il lavoro mi esce fuori dalle mani da solo. Dove la teoria non arriva, arriva l’intuito, come se facessi questo mestiere da sempre.

La strada è ancora lunga.

Ovviamente, esperienza da fare e da costruire ce n’è ancora molta, ma questi primi dieci giorni sono stati fondamentali: è proprio vero che non c’è nulla come la pratica, se poi devi anche consegnare il lavoro o ti sblocchi o ti sblocchi.
Ho raccolto l’esperienza lavorativa degli ultimi 11 anni, nonostante il cambio radicale, e mi sto scoprendo ogni giorno migliore di come io stessa mi disegno.
Anche per questo è difficile scrivere: non voglio annoiare con i miei discorsi intimi motivazionali e non voglio ripetere le stesse cose. Ma il momento è questo ed è così ricco e importante che tenerlo solo per me mi sembra un delitto.

Solo negli ultimi due giorni ho ricevuto tantissimi messaggi di incoraggiamento e di complimenti. Una mia cara amica mi ha detto che sta valutando l’idea di usare la bici in alternativa allo scooter.
Al di là di quello che poi farà nel concreto, al di là che queste persone io le senta ancora oppure no, in questi giorni ho visto la concretizzazione del mio lavoro: non solo l’officina, ma semi.

Semi di un modo di vivere pensare agire diverso.

Che le persone non cambino una virgola, oppure qualcosina, oppure radicalmente, non è importante di per sé: ciò che ancora di più mi emoziona, mi incoraggia e mi arricchisce, è questa contaminazione di vite.

It’s a long way.

Questa frase mi è rimasta impressa perché mi è stata corretta diventando oggetto di uno studio approfondito (non capivo la correzione): l’avevo tradotta letteralmente, sbagliando.
Mi piace anche il suono: una frase concisa, che esprime tutt’altro.

La strada è ancora lunga.

Situazione soldi ancora disastrosa, però chi se ne frega, io continuo a seminare. E ringrazio gli amici e la mia famiglia che mi stanno letteralmente sostendo.
Situazione sentimentale: una tragedia. Non ne parlo mai, ma si avvicina la fine dell’anno e ogni tanto il pensiero arriva. Non sono tipa da figli, né da matrimonio, ormai ho imparato a vivermi e a godermi la mia solitudine, ma ci sono stati momenti che arrivare a casa ed essere abbracciata stretta non mi avrebbe fatto schifo.
(Per tutti quelli non è mica detto che sia così anche se hai un compagno, lascio qui la mia solita risposta: che cavolo ci state a fare con il Vostro compagno se non Vi abbraccia quando serve.)
Situazione lavorativa: lo immaginate. Oltre alla questione esperienza (di cui sopra), devo anche capire cosa farne del mio secondo blog: l’ho aperto piena di entusiasmo ed ovviamente è arrivata la crisi esistenziale.
E poi ho mille altri obiettivi.
Sto studiando inglese, mi sono iscritta a diversi mooc online per approfondire temi che mi interessano da sempre e che non avevo mai trovato il modo di studiare.

Questa è la parte che mi dà più gioia: disporre del mio tempo per studiare.

Sicuramente devo organizzarmi ancora meglio, ma ci sto lavorando.
Nel 2019 devo e voglio riprendere a pedalare seriamente: sto chiudendo l’anno a neanche 1500 km, non si può sentire. Vero è che, forse, ho trovato la cura giusta alla fine dell’anno e che pedalare sta tornando ad essere un divertimento e non solo una fatica. Ed ovviamente ci devo mettere almeno un viaggio, quindi il lavoro deve andare non bene, di più.

Insomma, come ho scritto, tanti obiettivi ed ovviamente tutti piuttosto alti: la mia psicoterapeuta dice che ho gli standard troppo elevati. Ho deciso di mantenerli tali ma di valutare obiettivamente dove arriverò, senza drammi e soprattutto senza darmi addosso.
Guardo il monitor e non so se augurarVi buon anno o ripromettermi di scrivere un post dedicato. Sono pochissime le feste che sento veramente, ed una di queste è proprio Capodanno: la fine e l’inizio, quel che è stato è stato e quel che arriva è tutto da costrurire.

Il 2019 è l’anno dei miei 40 anni, a fine anno li compio finalmente e voglio arrivarci trionfante.
Per gli auguri ho deciso che Vi rimando al prossimo post:-)