Di libertà e di concretezza.

Cosa accomuna una ciclista urbana e cicloviaggiatrice, ed uno scrittore marinaio? La libertà.

L’altro giorno mi sono voluta fare un regalo e sono andata a comprarmi un libro. In questo agosto all’osso, ho deciso che mi meritavo un regalo.
E mentre vagavo tra gli scaffali in libreria mi è caduto in mano Adesso Basta di Simone Perotti.
Questo libro ha qualche anno ed io non lo conoscevo.
Il sottotitolo del libro è lasciare il lavoro e cambiare vita.
Ed ho subito pensato ecco un altro riccone che ci dice che cambiare vita si può. Così ho girato il libro e sono andata a leggere la nota sull’autore in quarta di copertina: ad un certo punto leggo non è ricco, non ha soldi per vivere di rendita.
Il libro mi aveva letto nel pensiero. E l’ho comprato.

Adesso Basta di Simone Perotti. Un libro concreto, che parla di libertà.
Adesso Basta di Simone Perotti. Un libro concreto, che parla di libertà.

Voi credete nelle coincidenze?

Io in realtà no. Io credo nella legge di causa ed effetto, credo che quel che si semina alla fine si raccoglie, quando meno ce lo aspettiamo, che l’Universo ci protegga e si manifesti quando serve.
Ecco la mia manifestazione in un momento difficile della mia vita.

Per chi mi conosce, o mi segue da un po’, sa che voglio cambiare lavoro, e di conseguenza anche vita. Non pongo limiti ad un eventuale trasferimento altrove, io che ho sempre pensato di non lasciare Genova, ora mi sento a casa mia ovunque, perché la casa è dentro non fuori.
In un momento così ho incontrato questo libro che semplicemente mi ha detto sei sulla strada giusta.
L’autore racconta la sua storia, spiega che cosa è il downshifting, e lo fa in modo estremamente concreto: non dice che puoi mollare la tua vita com’è da un giorno all’altro e non dice neanche che facendo tutto il percorso, per come lo indica, alla fine ce la farai.

Per me fare downshifting è impossibile…

Più di così mi rimane solo il down:-)
Per fare downshifiting la premessa è che sei uno che guadagna discretamente, consuma troppo e inutilmente, e devi imparare a consumare meno per abbassare il tuo stile di vita, in modo da essere meno dipendente dalle cose e più felice, perché tutto questo lavoro ti servirà per vivere del tuo nuovo lavoro che sarà meno stressante e ingombrante (quello che ho fatto è un riassunto un po’ rude, per il significato approfondito potete sempre comprarvi il libro, che è in riedizione tascabile e non costa tanto).
Nel libro stesso, quando tratta l’argomento soldi, l’esempio di stipendio più basso che fa è di 1600 euro al mese.
Io guadagno ancora meno.
Però, ho imparato, a non essere una spendacciona ed ho eliminato dalla mia vita tutte le spese che ritengo inutili per me: vivo senza tv da anni, di recente ho levato la linea fissa a casa e da quando mi sono trasferita ho venduto lo scooter perché mi basta la bicicletta.
Quindi, forse che forse, sono sulla strada giusta.
Tra l’altro so cosa voglio fare da grande… l’unico punto che ancora non mi è chiaro è se voglio tornare in proprio o fare la dipendente. O forse lo so ed ho paura di ammetterlo.

Comunque, tornando al libro, ancora non vi è chiaro perché ne sto parlando?

Ve lo spiego subito.
Attualmente la maggior parte delle persone che ho vicino mi dice ma dove vuoi andare tu che hai il lavoro fisso?

A parte che con le nuove leggi nessuno è più sicuro che il suo lavoro sia effettivamente fisso.
Ma poi… si riduce tutto lì? Allo stipendio? Alle ferie pagate? Alla mutua? Alla trattenute per una pensione che non vedrò mai?
È da ormai qualche anno che dico che non si può vivere così, lavorando mille ore al giorno senza avere tempo per se stessi, senza gratificazioni (che non sono solo quelle economiche)… in sintesi che non si può annullare la propria vita in nome dei soldi (quando poi tutti questi soldi non mi fanno comunque arrivare a fine mese tranquilla).
L’autore dice esattamente le stesse cose, le scrive anche, ma lui ha fatto di più: le ha messe in pratica.

Sarà che vivo un momento del mio percorso dove la concretezza mi manca come l’aria, io che sono sempre stata molto sognatrice, ora ho bisogno di fatti, di gesti, di azioni, perché di belle parole ho fatto indigestione.
(Sarà un caso che voglio fare la meccanica, un lavoro manuale, concreto?)

Questo libro mi ha levato ogni dubbio (semmai ce ne fossero ancora): lo stipendio puntuale tutti i mesi, le ferie, la disponibilità della mia azienda se vogliono prendermi un giorno di permesso all’ultimo minuto, il fatto che tutti i giorni esca per andarmi a prendere il caffè e staccare dieci minuti dal laboratorio, tutti i privilegi che ho messo insieme in questi anni non possono bastare.
Il mio lavoro mi piace ancora, ma la mia vita così non mi piace più.
Non ho tempo per me, sono quasi terrorizzata dal rientro a settembre, perché inizieranno le giornate in lotta con me stessa se fermarmi al lavoro o venire via (e sì gli straordinari sono pagati… ma torniamo di nuovo lì, si può vivere così per i soldi?): ho un lavoro da imparare, un blog da seguire (un tassello molto importante per i miei progetti futuri), amici, attività buddista, famiglia e sono sempre in lotta per il tempo che non basta mai.
In tutto questo delirio non ho uno straccio di fidanzato: anche volendo non ho il tempo di uscire…

Nel mio percorso non devo ridurre le spese, né abituarmi alla solitudine: queste cose le ho già fatte.
Devo aumentare le entrate, ma non ammazzandomi di straordinari, bensì cominciando con il nuovo lavoro.
Ho dei corsi da finire (per cui trovare tempo e soldi).
Ma mai come adesso sono sicura e determinata nel raggiungere i miei obiettivi.
Ho impiegato dieci anni a trovare il mio futuro, sinceramente spero di metterci meno a realizzarlo, ma in ogni caso il tempo che ci vorrà ci vorrà, sicuro non torno indietro.

Grazie Simone per aver scritto questo libro:-)

Vi lascio con una delle parti che ho sottolineato, tra le tante, che più mi descrive e che risponde a tutti quelli che mi chiedono perché voglio lasciare il mio lavoro se ancora mi piace:

Dopo diciannove anni di attività in cui mi ero impegnato a fondo per affermarmi, crescere, fare carriera, incrementare relazioni, potere, denaro, ho deciso che lasciavo quella vita. Non l’ho abbandonata per odio del mio lavoro, affatto, piuttosto perché volevo vivere anche altre vite, volevo cambiare. Volevo soprattutto essere più libero, poter perdere tempo, non dover avere tutte quelle responsabilità, tutte impellenti, tutte insieme, senza sosta.

3 Comments

  1. Roger

    È proprio come dici tu. Ho conosciuto simone perotti cinque o sei anni fa alla presentazione del suo libro e dopo pochi minuti di conversazione ho capito che non era la solita fuffa ma una insolita concretezza. A chi è già sintonizzato su queste frequenze come me e te r molti altri aiuta molto. Buone pedalate!

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