Foto del BiketoSchool di Torino

Qualche settimana fa ho chiesto a Diego di scrivere un pezzo per me: mi piace quello che fa, mi piace come lo racconta. Non mi ricordo come l’ho conosciuto, è il magico potere dei social. Ad un certo punto le nostre strade si sono incrociate, ho potuto ammirare il suo agire per rendere il nostro Paese a misura di persona e amico delle bici.
Non mi dilungo inutilmente. Buona lettura 🙃❤

Avevo 18 anni quando la bici era uno sport e sulle strade volevo solo pedalare veloce.
Ora che ne ho il doppio, sulle strade verso l’ufficio voglio sempre pedalare veloce, ma in sicurezza.

Vincevo en danseuse i Gran Premi della Montagna inspirandomi a Marco Scarponi, mentre adesso la Fondazione che porta il suo nome ci racconta di come la vittoria sia tornare a casa sano e salvo, da una famiglia che mi aspetta tutte le sere con un velo di apprensione. Perché la fuori è una giungla, dove solitamente il più forte crede di dover vincere a ogni costo.

Le nostre strade, lo spazio pubblico attorno a cui sono nate e cresciute le città, luogo di relazioni umane e socialità, si sono trasformate in un grande garage a cielo aperto. Rumoroso, inquinato e molto pericoloso.

Leggo ironia e superficialità, negli sguardi di amici e colleghi che non riescono a celare appieno il loro ritenermi un pazzo, quando arrivo a lavoro col sorriso e le maniche corte.
Gli stessi che, intrappolati e rassegnati in coda almeno due volte al giorno, aspettano inermi che qualcuno decida per loro e che il traffico davanti, chissà come, svanisca. Assuefatti dalla quotidianità di una vita a picchi di velocità estremi, molti dei quali fermi al semaforo. Senza rendersi conto che ognuno è traffico per chi lo segue. Forse perché è più facile dare sempre la colpa agli altri.

Ormai da anni, il mio Bike to Work ha sostituito ore ed ore di tempo sprecato. 25km, tra andata e ritorno.

Fischietto sempre, col bello e il cattivo tempo.

In una vita frenetica, ho ritrovato del tempo da dedicare a me stesso, senza sottrarne altro alla famiglia. Faccio attività fisica all’aria aperta, risparmio soldi e mi diverto. Vedo gente e alberi, sotto un cielo che cambia ogni stagione. Mi sento parte del paesaggio e non solo uno che lo attraversa. È una sensazione straordinaria sentirsi un turista nella mia città, passando per la ZTL e nei parchi e lungofiumi. Mentre prima ero uno dei tanti stressati del gregge, paralizzato in coda. Nel delirio di chi non sa bene come uscirne.
Chi vuole, chi può, provi a salvarsi. Ma tutto ciò non mi bastava.

Una volta al mese organizzo il Bike to School, dove i genitori si ritrovano per accompagnare i bimbi a scuola in bici, tutti insieme.
In testa quelli già in grado di pedalare da soli, ad aprire la strada ai compagni più giovani, trasportati sui seggiolini. Un percorso non certo agevole, privo di una qualsiasi corsia protetta che favorisca quella mobilità ciclabile verso cui tutte le città europee si stanno muovendo.
Ma è il gruppo a fare la differenza: nessuno che ti supera con una rasetta, per poi inchiodare poco dopo.

Di colpo, tanta gentilezza e rispetto, per questa massa colorata che porta nel quartiere qualcosa di nuovo, qualcosa di bello.

Passanti che si fermano con stupore a regalare sorrisi, meravigliati dal fatto di vedere, per strada, delle persone.
Chissà cosa gli stiamo insegnando. Chissà i bimbi cosa si portano dentro, nel cuore, per il resto della giornata. Qualcosa, si spera, che rimanga con loro fino all’età adulta.
Ma non mi bastava ancora.

Ho voluto ridisegnare le strade della mia città, per riconsegnarle alle persone.

A Ottobre 2019, con Bike Pride FIAB Torino ho curato la realizzazione di Circoscrizione 3(0) – Sperimentazione di Zona 30 dal basso, voluta dai cittadini e animata da associazioni del quartiere, con il patrocinio dal Comune di Torino.

Ridistribuendo lo spazio pubblico, che è di tutti, si è recuperato un vuoto urbano di 700mq che non era altro che un incrocio largo e pericoloso, luogo di velocità e malasosta.

Si sono create nuove aree pedonali, grazie a una moderazione del traffico senza dossi, ma con ridotti raggi di curvatura all’incrocio, con corsie veicolari più contenute. Sono nati nuovi attraversamenti pedonali ove mancanti, e dimezzato la distanza di quelli esistenti (da 20m a 7m).
Per una maggior vivibilità e sicurezza. Per far toccare con mano i vantaggi di una velocità ridotta, minor rumore, senza incidenti, per vivere la città in un modo che abbiamo dimenticato.

Ma non mi basta ancora. Per il 2020 ho tanti progetti che mi frullano in testa.
Sempre con le persone, al centro di ogni cosa.


DIEGO VEZZA | Bio

Architetto e ciclista urbano, tra i fondatori di “Bike to work – Torino”.
Un marito e un padre, nato nel 1984, che ha scelto la bicicletta come principale mezzo di trasporto per gli spostamenti in città.
Promotore della mobilità attiva e collaboratore giornalistico di Bikeitalia.it, partecipa alla
Consulta della Mobilità Ciclistica e Moderazione del Traffico di Torino.
Associato di
Bike Pride FIAB Torino, è un Cycling Influencer per passione, ma soprattutto per necessità. Per non morire, da vivo, dentro a un’auto in coda.