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Le biciclette sono oggetti.

Status symbolstèitës sìmbël› locuz. ingl. (propr. «simbolo di condizione»; pl. status symbols… sìmbël), usata in ital. come s. m. – Qualunque segno esteriore (oggetto, comportamento, ecc.) che venga riconosciuto dalla maggior parte delle persone come indice di appartenenza a una classe socio-economica elevata, o come dimostrazione di prestigio sociale.

(Fonte Treccani)

Oggi parto da questa definizione per raccontarVi che tipo di ciclomeccanica sono.

Sabato ho consegnato la bici che vedete qui sotto.

Una bici da corsa, anni ’90 (si suppone), usata da tempo come bici da città, senza nessuna velleità sportiva.
Il proprietario aveva cercato di cambiare l’attacco manubrio, senza riuscirci, ed è così che l’ho conosciuto. Il manubrio da corsa era nastrato solo sulla parte alta, perché la sola utilizzata.

Dopo la prima consegna è tornato, chiedendomi come si poteva fare per avere rapporti un po’ più agili.
Considerando l’impossibilità di modificare ultieriormente la posizione del deragliatore anteriore a saldare, rimaneva da mettere mano dietro, cambiando deragliatore posteriore e pacco pignoni.
La modifica al cambio posteriore è stata dettata dal fatto che la gabbia di quello originale era piccola e non avrebbe gestito i pignoni più grandi.

A questo punto del lavoro il cliente mi ha chiesto anche il cambio del manubrio, visto che per l’uso che ne fa, necessita di una seduta più comoda.

Valutando la sua altezza e la modifica della pipa, nonostante la geometria del telaio da corsa, quanto richiesto era fattibile: la bici avrebbe perso, forse, la sua eleganza originale ma sarebbe stata sicuramente utilizzata più volentieri dal cliente.

Per fortuna in ciclofficina avevo un manubrio usato ma in buono stato che si prestava benissimo. Nel mio lavoro, oltre che un’ottima meccanica, ricerco anche l’estetica.

L’unico neo di tutto il lavoro è stata la necessita di usare due comandi diversi: per gestire il deragliatore anteriore serviva un comando a frizione, esteticamente diverso dal comando a nove velocità per il cambio posteriore.
Il cliente non se n’è preoccupato ma a me urtava l’occhio più del cambio manubrio.

Alla fine di tutto questo lavoro avevo un cliente soddisfatto (che mi ha lasciato in regalo i pezzi che ho sostituito, in pratica mezza trasmissione Shimano 6000) ed una bici in più utilizzata e non abbandonata in cantina.

Ovviamente i puristi si sono agitati di questo mio scempio.
Da chi dichiara che le bici da corsa sono sacre e inviolabili a chi afferma che le geometrie del telaio non si prestano per certi lavori.

Wilma nasceva con i comandi integrati. La rottura del comando destro ha imposto di separare comandi cambio e leve freno, così sono passata agli idraulici.. In alternativa avrei potuto prendere i comandi Shimano e cambiare il deragliatore posteriore.

Come la penso io?

Le biciclette sono oggetti e come tali vanno usate.
Per carità, io sono la prima sentimentale, appena posso torturo Wilma perché la voglio perfetta e neanche ho mai pensato di venderla, ma è e rimane una bicicletta.

Chi giudica l’altro in base a quanti mila euro ha sotto il fondo schiena non lo tollero, come mal digerisco chi si erge sul pulpito criticando i compromessi ciclistici altrui.

Qualche tempo fa ho postato la foto di Wilma su Instagram, nello specifico un dettaglio dei nuovi comandi e delle nuove leve freno.
Ho ricevuto un commento con noi le bici Decathlon non le aggiustiamo.

Sono una brutta persona, ho riso tantissimo rispondendo è mia.
Ed ogni volta che ci ripenso, rido.

Quando i clienti arrivano da me e mi chiedono tutti timorosi ma questo lo aggiusti? mi sale il sangue al cervello.
Se ci sono le condizioni, se trovo i pezzi, se posso modificare dei pezzi, io aggiusto tutto. Se non sono capace, non ho la soluzione al momento e mi lasciano il tempo, ci penso.

Le biciclette sono oggetti, bellissimi oggetti, ma tali rimangono.
Farli diventare uno status symbol lo trovo da dementi.

Piccola nota a margine: parlo delle biciclette perché è il mio lavoro, ma il mio pensiero si estende alle cose in generale. Le persone non sono le cose che possiedono, sono ciò che mostrano di essere ed il modo in cui agiscono nel mondo.

Si possono aprire interi capitoli su quanto vale la pena a volte aggiustare certi cancelli, se ne può fare un discorso esclusivamente economico, ma decidere che un determinato marchio o un certo tipo di bici non lo si aggiusta perché considerato da pezzenti l’ho sempre ritenuto un modo di pensare stupido.

Più passa il tempo più mi rendo conto che ho scelto la strada più difficile.
Decidere di aggiustare tutto vuol dire non riuscire a fare magazzino, qualche pezzo mancherà sempre, vuol dire anche perdere del tempo, nell’aspettare i ricambi o nel capire se e dove mettere mano, o come modificare la bicicletta affinché diventi più gestibile (indipendentemente che tornino da me o meno).

Tutto questo ha un solo scopo: vedere la gente felice di pedalare.

Se poi lo fanno su una Btwin o su una Wilier, su una city vinta al supermercato o sul modello di punta della Bianchi, a me poco importa, sono tutte biciclette e preferisco saperle funzionanti che abbandonate in qualche cantina.

Dettaglio comando Shimano aperto. Mountain bike della Bianchi, letterlamente distrutta. Arrivata da me con ruote devastate, forcellino piegato, deragliatore posteriore sparito.

Tra l’altro la quantità di cose che imparo tutti i giorni è inimmaginabile, quando hai a che fare con una tale varietà di elementi.

Rileggendomi credo sia necessaria una precisazione prima di concludere.
Ognuno è libero di avere la propria opinione, ovviamente, ciò che combatto a modo mio è l’assolutismo con cui vengono espressi certe opinioni, il giudizio senza senso.
C’è chi ama solo le bici da corsa, o chi pedala solo in montagna, c’è chi la usa tre mesi per andare al mare, c’è chi la tiene in camera da letto e alla prima riga sclera: ognuno ha il diritto di viversi le cose, in questo caso il ciclismo e la bici, come vuole.
L’assolutismo del non si fa, è sbagliato lo mal tollero nella Vita in generale, figuriamoci in questo caso.


(Per la sfida, siamo a -28 giorni, si sono mosse molte cose dopo l’ultimo post, ne racconto presto. Per il momento grazie a tutti, di cuore.)

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2 commenti su “Le biciclette sono oggetti.

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