Foto di un cielo nuvoloso e bellissimo.

16 gennaio. 260 km dall’inizio dell’anno. Ho avuto modo di mettere in moto dei cambiamenti, di osservarmi, di capire se e dove aggiustare il tiro. Mi sembra che non basti mai, di non crescere, di non migliorarmi e di inseguirmi. Lati buoni e meno buoni dell’ambizione.

Questo è il mio inizio d’anno, questo un tweet pubblicato ormai mesi fa. Non ho scritto un post di chiusura del 2020 né di auguri, una mia vecchia tradizione personale che non ho messo in atto: non avevo niente da dire. Inutile girarci intorno: è stato un 2020 difficile e questo 2021 è partito in salita per molte e siamo nel pieno di una grave crisi economica e sanitaria che immancabilmente colpisce ognuna di noi, anche chi come me, fortunatamente, ha sempre lavorato.
La tensione si sente ed è difficile reagire, anche quando sei la persona più ottimista del mondo e credi che quello che conta non sono gli effetti che vediamo ma le cause che poniamo in ogni istante. Insomma è dura e non c’è bisogno che Ve lo dica io, lo sapete benissimo.
Per reagire a tutto questo e a quel pezzo della mia Vita che non mi soddisfaceva ho rilanciato su diversi fronti (per chi è iscritto alla newsletter i dettagli li ha già letti, per chi è curioso come una scimmia, l’unico modo è iscriversi). Le persone mi dicono di fare poche cose, di pormi pochi obiettivi per volta: non hanno idea con chi stanno parlando, infatti chi mi conosce neanche ci prova.

Sono un tornado, quando finalmente mi decido parto in quarta, andare piano non è tra le cose che mi riescono meglio. Non credo sia un pregio, ma io non mi dispiaccio e questo lato di me me lo tengo stretto. Ammetto a me stessa di essere ambiziosa e di fare un sacco di cose diverse e quindi mi perdo qualche pezzo, tra cui scrivere, una delle cose che mi manca di più.
Come avevo scritto in questo post, vorrei riprendere con un piano editoriale serio, perché questo luogo è il posto online che più mi ha regalato soddisfazioni, le persone arrivano in ciclofficina ed esordiscono con complimenti per il blog e nonostante gli anni che passano mi stupisco sempre di essere letta (lo so, non sono tutta in bolla).

Non riesco a fare un calendario editoriale, ho tipo in mente una trentina di titoli per futuri blogpost e mi sembra tutto banale. Poi mi ricordo che c’è gente che mi legge da sempre e chi è arrivato ora tra queste pagine e che il banale non esiste, anche perché sono cresciuta ed un articolo scritto uno o due anni fa, molto probabilmente ora lo riscriverei: sono cresciuta, sono diversa e anche il mio modo di raccontare si evolve. In fondo mi chiamo La Ciclista Ignorante, so di non sapere e continuo a studiare e quando lo dico non mi riferisco solo alla ciclomeccanica, è un principio di Vita che applico in ogni ambito personale e professionale. Io stessa non mi ricordo tutto quello che ho scritto, dubito che anche la lettrice più accanita si ricordi tutto e confido che ripetere aiuti: parlare di ciclismo urbano, mobilità sostenibile e ciclomeccanica porta per forza con sé la ripetizione, il dover rimarcare determinati argomenti è fisiologico per vedere un cambiamento nel nostro paese. Ho iniziato 4 anni fa a scrivere, ho aperto la ciclofficina 2 anni fa, eppure vedo ancora cose che voi umani… 

Ovviamente se avete suggerimenti, consigli, se avete il desiderio di parlare di un argomento piuttosto che l’altro, sono a disposizione. Il confronto e il dialogo sono strumenti difficili da attuare, ma sono i migliori per crescere.
Ora cerco di mettere da parte la mia mania di perfezionismo, apro i miei appunti e butto giù il calendario editoriale dei prossimi 3 mesi, perché se non sono obiettivi ambiziosi non mi piacciono.

Nota: il motivo per cui il post è scritto interamente al femminile lo trovate qui.