Ph. Fabio Bussalino 2020. Tutti i diritti riservati.

Non ho mai fatto della velocità il mio punto di forza. Ho sempre puntato tutto sulla passione e la competenza, ma non sulla rapidità di consegna, non sull’essere veloce ad eseguire un lavoro. È stata una scelta precisa, dettata dalla mia esperienza lavorativa.

Ho iniziato a lavorare subito dopo il diploma a 18 anni, qualcosina ho imparato, soprattutto nei 10 in campo stampa digitale.
Buona parte del mio tempo correvo per colpa degli altri. Curatori di mostre e eventi fieristici che, per totale incompetenza o menefreghismo, non si rendevano conto che le loro decisioni cadevano in cascata su altre persone. Posso tranquillamente affermare che ero tra i penultimi della catena, dopo di me c’erano solo gli applicatori, io stampavo, loro dovevano montare. Così ti ritrovavi a tre giorni prima di un qualsiasi evento a correre ed io non l’ho mai sopportato, perché una volta può accadere, ogni volta è menefreghismo e disorganizzazione.

Quando ho deciso di cambiare lavoro, ho deciso che non avrei più corso e se una volta sottopressione rendevo bene, ora lavoro male, non riesco a concentrarmi, la mia testa pensa solo che deve fare in fretta occupando i miei pochi neuroni.

Mi è stato detto che non so lavorare sotto pressione. Non è così. Ho scelto di non lavorare sotto pressione, altrimenti rimanevo dov’ero, con i vantaggi di un lavoro dipendente (parlo in generale, evito di entrare nello specifico dell’attuale situazione).

Ho scelto di non correre per motivi senza senso.

Ho scelto di lavorare bene, a volte anche investendo più tempo del previsto perché voglio studiare una cosa o svolgere quel lavoro in modo ancora più approfondito, ho scelto di essere realmente padrona del mio tempo. E Vi dirò, ancora non sono arrivata realmente al punto che vorrei, ma ci sto lavorando.

Perché Vi racconto tutto questo? Paura di qualche commento negativo? No, io sono sempre molto onesta con le mie clienti e la prima cosa che dico quando ritiro una bici è che ci vuole del tempo. A volte bastano poche ore, altre volte qualche giorno, altre ancora qualche settimana. Dipende dal tipo di lavoro, da quanti e che tipo di ricambi servono, dalle urgenze che nel frattempo mi arrivano (chi usa la bici come mezzo di trasporto o lavoro e chi è in allenamento ha la precendenza).
Racconto tutto questo perché al solito l’umanità mi lascia basita sotto tanti punti di vista e volevo condividere il mio modo di vedere.

A voler collegare un’immagine a queste riflessioni mi viene in mente il ritmo lento di una bici in viaggio.

Foto di Wilma, dell'ascensore di Castelletto e della città vista dell'alto.

Ci sono intere aziende che hanno puntato tutto sulla velocità, fino all’estremo, basta pensare ad Amazon Prime a cui, non lo nego, sono abbonata, mi fa comodo. Ma non siamo tutti il gigante Amazon, che si è mangiato qualunque azienda e possiede mezzo mondo. Ci sono medie e piccole imprese che hanno puntato tutto sui tempi di spedizione, su un fattore che non dipende direttamente da loro, a meno di non avere un servizio di spedizioni interno. Ma quale piccola azienda, oltre a produrre il suo bene, mette su una rete di corrieri? Nessuna, si affida a terzi. Oltre a questo, oltre alla spedizione il bene va prodotto e per farlo servono materie prime. Si potrebbe pensare che per ovviare a tutto questo basta vendere manodopera. In parte è vero, ma se servono i pezzi di ricambio?

Dove voglio arrivare con tutto questo discorso? A riflettere su alcuni punti a mio avviso importanti.

Un’azienda, qualunque azienda, deve fare del suo punto di forza un qualcosa che può controllare direttamente. Io posso controllare la mia passione? Ovviamente. E la mia competenza? Anche. La velocità no, perché se mi serve un pezzo di ricambio non posso garantire effettivamente quando arriverà, ci sono variabili su cui non ho il controllo diretto.

Le persone, noi utenti consumatrici, dovremmo chiederci perché vogliamo assolutamente quella cosa il giorno dopo, ci serve assolutamente? Se la risposta è sì ci addentriamo in un mondo senza fine, di cui ho parlato più volte e che qui non approfondisco, ossia perché le nostre Vite sono così frenetiche, dove stiamo correndo, perché stiamo correndo?

Questa lunga riflessione nasce da alcune recensioni negative rivolte ad un’azienda causa ritardi notevoli con le consegne. L’azienda ha commesso un errore facendo del suo punto di forza la velocità delle consegne, chi compra non si immedesima per mezzo secondo nell’azienda, non si chiede come mai improvvisamente sono in ritardo, non si chiede da dove arriva la maggior parte degli oggetti che usiamo ogni giorno e di come sia tutto una catena. L’effetto farfalla non è solo una leggenda.

L’assurdo è che da un lato c’è un popolo di persone che vuole tutto e subito dall’altro esiste un popolo di persone che è disposta ad aspettare mesi per risparmiare qualche soldo (non faccio nomi ma avete capito a chi mi riferisco), in mezzo non esiste nessuno che si domanda come quei tempi e quei prezzi siano garantiti.

Questo post non ha una reale conclusione, se non quella molto egoistica di pensare che poco mi importa di essere considerata lenta, mi ferirebbe di più essere considerata incompetente (c’è chi lo pensa e non posso farci niente).

Vuole essere anche uno spunto di riflessione su come stiamo portando avanti le nostre Vite, le nostre aziende e su quanto (non) ha senso correre come palline in un flipper.

Più invecchio e più penso che il ritmo giusto della Vita è come quello di un cicloviaggio in solitaria, e chi ha viaggiato in bici sa bene a cosa mi riferisco.
Non abbiate paura di fermarVi e rallentare, vivete al Vostro ritmo non a quello che qualcun altro ha pensato per Voi.