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La pratica rende imperfetti.

Ultimamente si fa un gran parlare del gdpr, di questa normativa europea che ha mandato tutti nel pallone.
Tranquilli, non è l’argomento del post, ho studiato ma non sarei in grado di fare consulenza a nessuno. Mi sono limitata ad approfondire la questione in riferimento questo blog, e non sono neanche sicura di aver capito tutto quello che serve.

Piccolo inciso: la situazione è così fumosa che anche affidarsi a qualche professionista non è cosa facile. Un grazie al mio sempre fidato main sponsor che mi ha sostenuto il più possibile in questa giungla burocratica (colgo l’occasione per ringraziarla anche del titolo di questo post, idea sua).

Qualche mattina fa mentre andavo al lavoro riflettevo su di me, su quello che sto vivendo, e su come ho affrontato il gdpr appunto, su come sto affrontando tutto.
Le ultime settimane mi sono sembrate sprecate, perché non le ho passate a smontare e rimontare biciclette, ma dietro le quinte tra libri sul business plan e ricerche di fornitori. Tutto tempo che sembra perso ma che non lo è affatto.
Ho scritto il mio S-Business Plan (grazie ad due libri in particolare: Chi ha paura del business plan? di Francesca Marano e Domani mi metto in proprio di Marco Geronimi Stoll). Non è un errore di battitura, ho proprio scritto il mio Slow (o Social) Business Plan.
Non immaginatevi chissà quale prospetto economico, non sarei in grado di scrivere una cosa del genere, non cerco investitori e al momento evito le banche.

Qui, quando Rufus ha deciso che non dovevo lavorare, ma fargli le coccole.
Qui, quando Rufus ha deciso che non dovevo lavorare, ma fargli le coccole.

Ho voluto scrivere la mia personale guida, che tracciasse la rotta, da dove parto e dove voglio arrivare, la mia bussola per mantenere la direzione giusta, inseguire il mio sogno senza smettere di essere concreta.

Al di là del testo specifico che ho redatto, ci sono alcuni principi generali che ho deciso di fissare in questo post, un piccolo elenco, non tanto per chi vuole diventare ciclomeccanica, ma più in generale per chi vuole aprire un’attività.
La sintesi di tutta la mia esperienza lavorativa passata, presente e futura, in pochi punti:

  1. Tutto si impara.
  2. Create una rete intorno a voi di persone e collaboratori con cui confrontarvi, personalmente e professionalmente: chiudersi nelle proprie idee non porta nessuna crescita ed il lavoro ne risente.
  3. Non abbiate paura di chiedere: chiedere aiuto, chiedere chiarimenti… Chiedere è lecito e rispondere è cortesia: non era così il proverbio?!
  4. Chiedete (punto 3) ma seguite sempre il vostro istinto: l’esperienza altrui è importante, ma la strada è vostra.
  5. Scegliete un buon commercialista, che abbia la pazienza di spiegarvi le cose e che faccia pagare il suo lavoro in proporzione alle cose che fa e non solo per il titolo che ha.
  6. Anche se vi fidate del vostro commercialista (punto 5), rimanete vigili sulla vostra situazione contabile e fiscale: non è paranoia del controllo, ma consapevolezza di come funziona la vostra impresa (al di là della forma giuridica, sì siete un’azienda con un bilancio da far quadrare).
  7. Sbaglierete sicuramente, per quanto cercherete di non sbagliare, l’errore arriverà: così si costruisce la propria esperienza.
  8. Nessun errore tecnico è irrecuperabile, c’è sempre un modo per rimediare: tutto parte dall’assumersi la responsabilità di fronte a se stessi e di fronte agli altri delle proprie azioni. A volte fa paura l’idea ma farlo è liberatorio e mette automaticamente in moto il processo di recupero (dell’errore).
  9. Non siete soli, anche se a volte sembra tutto difficile.
  10. Fermatevi: quando si è nelle sabbie mobili è inutile agitarsi. Allora quando non si sa cosa fare, è importante fermarsi, prendere aria, prendere tempo, liberare la testa, ricaricarsi.

Qualche giorno fa mi è stato detto che potrei fare la business coach per come incoraggio ed ho la capacità di vedere il quadro di insieme e tracciare una strada. Non sono sempre stata così, sono stati i miei errori, i miei tanti errori (punto 4), a rendermi quella che sono.
Un po’ di tempo fa mi è stato detto che le persone non vogliono leggere le mie sfighe, ma che cercano soluzioni ai loro problemi e che se voglio che questo spazio funzioni devo cambiare registro.
Mi è stato anche consigliato di cambiare nome al blog, di modificarne la struttura perché se da cazzeggio passa a fonte di lavoro, si deve notare lo stacco. Ovviamente farò di testa mia (punto 4).

Domani mi metto in proprio: scatto pagina interna.
Ho comprato questo libro per il titolo, per poi scoprire che il modello di impresa che “insegna” viene definita impresa-bicicletta… In copertina c’è un elefante in bicicletta, e una volta letto il libro se ne capisce il perché.

Non c’è distinzione tra il blog, quella che sono, il lavoro che farò. Non c’è distinzione, non ci sono muri e compartimenti stagni.

Io sono sempre io, e scrivo di tutto, soprattutto di quello che provo, perché ho un unico scopo ed è: incoraggiare chiunque passi di qua.

Incoraggiare a mettersi in gioco, a capire come funziona la propria bici, a fare un viaggio, a leggere un libro. Incoraggiare, senza se e senza ma, senza distinzioni.

Ora è questo che vivo: il cambio di lavoro, l’avvio di un’attività, l’attesa che sia il tempo giusto per ogni cosa.
Racconto tutto questo non per megalomania, o per sentirmi dire brava o poverina, ma solo per un unico scopo: non siete soli. Non siete soli ad affrontare quello che state affrontando, siamo in tanti ed anche se non ci conosciamo personalmente, e magari non ci scambieremo mai neanche mezza parola, trovo di estremo conforto quando penso di non farcela, l’idea di essere di ispirazione a qualcuno.

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