La locandina incriminata.

Si è fatto un gran parlare di Ivan Basso, della locandina e dei consigli ai ciclisti.
E così ho deciso di dire la mia (qua e là è sfuggita qualche parolaccia: mi scuso in anticipo con chi ne sarà infastidito).

I ciclisti non sono una categoria intoccabile, come non lo sono tutti gli altri utenti della strada.

Premetto che attualmente sono solo ciclista: non ho mezzi a motore, mi muovo in bici, a piedi, o in treno. Ed è  tanto tempo che non guido la macchina o lo scooter.

Da quando pedalo mi rendo conto che io stessa, con un motore sotto il fondoschiena, ero prepotente in strada. Adesso ho molta più timore della velocità rispetto a prima, e sono molto più rispettosa del codice della strada.
Personalmente la bici mi ha fatto questo effetto, non è detto che lo faccia a tutti. Anzi. Ci sono diverse occasioni in cui il ciclista si sente intoccabile e al di sopra di tutto e si comporta un po’ come un pedone ed un po’ no, con poco rispetto di tutti gli altri.
Lo stronzo c’è da tutte le parti e fare di tutta l’erba un fascio non ha senso.

Chi era Ivan Basso non lo sapevo prima di questi ultimi eventi (non seguo il ciclismo professionistico), per me è una persona qualunque che ha fatto quello che ha fatto per motivi che non conosco, e per cui non mi permetto di giudicare: necessità di rimanere famoso? Soldi? Senso civico? Inoltre se è stato (solo) un professionista fino all’altro ieri non vuol dire che ora non possa divenire un ciclista urbano o un cicloturista.

La stessa categoria di ciclisti è talmente etereogenea, che spesso agli occhi dello Stato, nella richiesta di cose e comportamenti che sarebbe più che lecito chiedere (zone pedonali, ciclabili, zone a 30 km/h, etc etc etc…) risulta divisa e in contraddizione con se stessa: siamo tanti, tutti diversi con esigenze diverse, e quello che manca è una visione comune, e soprattutto uno scopo per il bene della comunità e non solo per pochi gruppi o individui.

Nella locandina in questione non c’è scritto nulla di assurdo.

Sono tutti comportamenti che si dovrebbero tenere: un po’ per senso civico, un po’ perchè obblighi di legge (ad esempio le luci) ed un po’ perchè ci è cara la pelle, ed è inutile nascondersi dietro un dito… pedalare nelle nostre città è ancora pericoloso.
L’unico appunto che mi viene da fare è che la fila indiana è un consiglio sbagliato: il codice della strada prevede che i ciclisti viaggino a coppie e che si spostino in fila indiana se sopraggiunge un mezzo, per facilitare il sorpasso. È dimostrato che in questo modo chi arriva da dietro deve rallentare e prendersi il giusto tempo e il giusto spazio per il sorpasso.

Per il resto non usare entrambi gli auricolari, stare attenti alle portiere e seguire il codice della strada non sono altro che suggerimenti sensati, per altro abbastanza triti e ritriti (anche le polemiche annesse sono un po’ trite e ritrite).

Un po’ di tempo fa, io stessa avevo scritto un post dove sconsigliavo ai miei colleghi ciclisti di usare entrambi gli auricolari quando si pedala: è successo di tutto.
Tra l’altro io ascolto la musica in bici da un auricolare solo, non sono così ligia alle regole (e non ho mai capito se si possa o no), e mi sfugge come si faccia a guidare con entrambe le orecchie tappate.

Leggendo altri post in merito a questa locandina, mi sono accorta come non si perda occasione di travisare il senso delle cose o spostare l’attenzione su altri comportamenti ancora più pericolosi:
“Ciclista sarebbe meglio non facessi così.”
“Ma quello in macchina fa peggio.”

Un esempio? Una delle tante risposte che ho letto, in merito alla questione auricolari in risposta alla locandina, è stato: in macchina sono più pericolosi i gps.
Cosa c’entra? Spiegatemi perchè ogni volta bisogna rispondere puntando il dito su un comportamento ancora più pericoloso?
Non ci sono statistiche che dimostrano che gli auricolari sono pericolosi per i ciclisti (ho letto anche questa): dobbiamo aspettare di farla questa statistica o possiamo per una volta prevenire?

Personalmente patisco molto la mancanza di autocritica e il puntare il dito sempre sugli altri.

Sicuramente si passa un messaggio sbagliato, ma non per i contenuti in sè detti e scritti da Ivan Basso, ma perchè si deresponsabilizzano gli utenti pericolosi della strada: pericolosi perchè guidano mezzi pesanti, che senza il giusto controllo possono fare morti e feriti, non perchè chi guida un’auto o un camion è per forza pericoloso.

Mi unisco all’indignazione perchè si fa educazione stradale sempre e solo ai ciclisti.

I messaggi dovrebbero essere veicolati su tutte le categorie: trovo molto più educativo e utile realizzare una locandina destinata agli automobilisti, piuttosto che offendere Basso per la sua opera (sorvolo su questa moda di offendere le persone sul personale, invece di discutere in modo costruttivo sull’oggetto della questione, in questo caso il contenuto della locandina).

Per esempio si potrebbe dire loro: automobilista in strada non sei da solo, rispetta i limiti di velocità e le precedenze, guarda prima di aprire la portiera, mantieni una distanza opportuna quando superi moto, scooter e bici…
Per sfizio ho creato una controlocandina, non avevo tempo di fare un lavoro di grafica sopraffino, l’ho creata in dieci minuti… qui sotto il risultato: a sinistra quella originale (tratta dal web), a destra la mia.

Locandina Ivan Basso a sinistra. Mia ipotesi (nata in 10 minuti) a destra.
Una controlocandina per lanciare un messaggio costruttivo e di dialogo.

Molti affermano che gli automobilisti si incazzano ed allora si evita di rivolgersi direttamente a loro. Mi sfugge questo tipo di argomentazione: anche se si incazzano, pazienza… tra mille ce ne sarà almeno che si ferma a riflettere?

Il punto è che manca l’educazione, di base, a tutti i livelli e la volontà di uno Stato di educare veramente (per un Paese più prospero e felice).

L’altro giorno mio padre mi diceva che la norma (sparita dalla riforma del codice della strada) che prevedeva un minimo di 1,5 mt di spazio per il sorpasso del ciclista, è assurda. Con molta pazienza gli ho spiegato: non ha capito.
Mio padre, che ha una figlia ciclista, che tutti i giorni gira in città in bici, non sopporta i ciclisti in strada, perché fanno perdere tempo: ad esempio è il primo a non rispettare i limiti di velocità.
Ed io ero uguale prima: non a caso mi ha educato lui e per me era giusto non rispettare i limiti.

La cultura non si cambia a botte di insulti, o di atteggiamenti violenti (perchè in tante risposte e articoli io ho letto tanta violenza, anche nelle parole).

La cultura si cambia con la pazienza, iniziando da casa nostra: forse la mia generazione non vedrà mai un’Italia ciclabile, ma non importa, quel che conta è continuare a seminare.

Personalmente sono d’accordo con Basso quando dice che intanto dobbiamo iniziare a pedalare senza aspettare le ciclabili, altrimenti non cambieremo mai le cose. Questo non esclude il continuare a lottare per ottenere i nostri spazi sicuri: tra l’altro non ho letto da nessuna parte che Basso è contrario alle piste ciclabili, come invece è stato affermato da molti in rete in questi giorni.

Chiudo con un’ultima riflessione.Sto ancora studiando e non ho dati certi.

Dove ora ci sono piste ciclabili ci sono più ciclisti: è un fatto. Ma quelle piste sono nate a prescindere o perchè qualcuno già pedalava ed ha dimostrato che servivano anche a chi non ne voleva sapere di cambiare la geografia delle strade?

Se vi è capitato di vedere in giro foto di Copenaghen o di Amsterdam di qualche anno fa, avrete sicuramente notato anche voi che sono quello che sono ora grazie ad un insieme di fattori: ciclisti e politica si sono uniti per un percorso comune, e non sono diventate così da un giorno all’altro.


Raramente faccio leggere i miei post in anteprima, questa volta l’ho fatto.
Mi è stata consigliato di modificarlo: non l’ho fatto, per coerenza a me stessa, e perché, anche se ovviamente scrivo per essere letta, ho deciso di non snaturarmi in nome di qualche click. E, soprattutto, mi è stata posta una domanda…

Perché scrivi questo post?

L’ho scritto perché non mi piacciono le cose che leggo e perché credo che ci siano persone con me, in rete e non solo, che non parlano per paura o non-voglia dello scontro e che non si sentono rappresentati come ciclisti. L’ho scritto sperando che voi, il mio target come si dice in gergo, siate come me: oltre la mera polemica e la critica fine a se stessi, verso un modo di agire e pensare costruttivo, perché non è una gara a chi ha ragione, ma bensì dovrebbe essere una tavola rotonda dove tante voci insieme trovano una soluzione senza puntarsi il dito l’un l’altro, senza limitarsi alla sola questione di torto o ragione.

20 Comments

  1. Jess

    Buona sera. Ho apprezzato molto l’articolo per la sua ragionevolezza. Sono d’accordo quasi su tutto perché è chiaro che il ciclista può essere un problema per la sua indisciplina, ed è vero che è una cosa di cui si deve parlare, ma sono d’accordo soprattutto quando dici che non può essere sempre lui il destinatario di queste campagne, come se fosse il solo responsabile della sua sicurezza togliendone agli automobilisti e alle amministrazioni, a questo punto sempre giustificati per le loro mancanze nei comportamenti e nella costruzione di città ciclabili. C’è però una cosa che manca a questo articolo, ed è sicuramente un bene per la “comunicazione”, ma a me invece quello che manca dà un po’ di dispiacere: manca l’incazzatura.
    Mi spiego.
    Facciamo finta che io sia una persona che si sta dedicando molto a diffondere la cultura della bicicletta in questo paese. Vedo l’ennesima campagna di consigli per la sicurezza rivolti solo ai ciclisti. Vedo che per la campagna si è speso un ex professionista che non stimo perché si è beccato due anni per doping. E chiaramente ho la consapevolezza che questa persona non si è spesa per una campagna giusta, che abbia il fine di incentivare l’uso della bicicletta, perché la campagna è troppo “limitata” al discorso disciplina del ciclista-e-basta. Ora il pensiero è che io e tante altre persone del settore ci facciamo un mazzo così per un determinato scopo, e quelli che dovrebbero essere più sensibili ad un determinato tema quasi mi remano contro. Se poi, ripeto, non trovo quella persona un esempio di virtù per come si è comportata in carriera, ci sta che me ne esca con un articolo che sprizza livore “da tutti li pizzi”. Perché sono deluso e stanco.
    Sarà pure una caduta di stile ma lo giustifico. Certo, mi dirai che arrabbiarsi non porta a niente di concreto. Ma non porta a niente neanche fare finta che queste campagne siano utili perché come dice qualcuno “sono solo consigli, non vedo cosa ci sia di male”.
    Ve lo dico cosa c’è di male. Con queste campagne non cambierà mai la mentalità. MAI.
    Visto che ho già scritto tanto vi annoio con un fatto che mi è capitato.
    Per andare a lavorare percorrevo una litoranea molto amata dai ciclisti anche se stretta, in alcuni momenti trafficatissima e, tranne in pochi punti, piena di buche e detriti. Una mattina sto per sorpassare tre ciclisti (in fila indiana) quando improvvisamente il terzo della fila becca un sasso con la ruota posteriore perde aderenza e finisce a terra battendo testa e spalla. Io ho la fortuna di evitarlo virando bruscamente e senza fare un frontale con la macchina che sopraggiunge dall’altra parte. Accosto più avanti e scendo per vedere come sta. Siccome si era già formata la fila uno scende dalla sua macchina e senza aver visto la scena fa: “sì però ‘sti cazzo de ciclisti devono sta’ in fila!”
    Mo….io me potevo sta zitta? Gli ho spiegato che la fila non c’entrava niente ed era stato sfortunato a prendere un sasso. Secondo voi avrà capito? Per quel signore lì la colpa qualsiasi cosa succeda sarà sempre dei ciclisti. E come per lui per troppe persone. Ecco perché queste campagne non sono solo un invito alla prudenza. Sono un incentivo per colpevolizzare i ciclisti e deresponsabilizzare gli altri. Come si fa a non incazzarsi non lo so.
    Era solo un esempio, sono sicura che chiunque vada in bici ne avrà da raccontare.
    Buona serata.

    • Non c’è l’incazzatura perché non sono incazzata, ed il senso del post è proprio quello… Non serve a niente. Bisogna imparare a comunicare.
      L’esempio che tu fai è un episodio come un altro e come scrivevo all’inizio del post lo stronzo c’è ovunque, quello su cui possiamo lavorare è la reazione allo stronzo ed io trovo che incazzarsi in questi casi non serva a niente.

      Per quanto riguarda la vita di Ivan Basso, come ho scritto non so neanche chi sia. E allo stesso tempo credo che conti ciò che facciamo da ora in poi piuttosto che quello che è stato fatto in passato. Di errori ne facciamo tutti ma questo non preclude la possibilità di cambiare e migliorare, non conosciamo gli stati d’animo e le motivazioni che portano anche a certi strafalcioni, e per quello che non mi permetto di giudicare la persona (in primis perché non sono nessuno per giudicare qualcun’altro).

      Quello che vedo è che si incazzano tutti ma poi alla fine non troviamo una strada per andare avanti. Quindi nel mio piccolo vado oltre. Mi incazzo anche io, e si legge anche in altri post, ma a questo giro il messaggio era un altro.

  2. Jess

    Ok, incazzarsi non serve a niente, e allora considerando come stiamo messi a cultura, come si impara ALLA SVELTA a comunicare? E a cambiare le cose? E a far sparire quelle pagine di incitamento all’odio verso i ciclisti che si trovano soprattutto su fb? Te lo chiedo perché vedo la fatica inutile che fanno molti cicloattivisti e mi interessa la tua opinione.
    Ah, un’altra cosa: hai mai pedalato all’estero, in particolare in nord Europa? (Scusa non so se hai già scritto cose in proposito, non ancora letto tutti i post).
    Per quanto riguarda Basso, hai scritto una cosa (l’unica in realtà) che mi trova in completo disaccordo. Cioè che le persone si devono valutare per quello che fanno da oggi in poi senza guardare quello che sono stati in passato. Perché si può cambiare. Certo che si potrà pure cambiare, ma se sei stato un grandissimo imbroglione io non te lo perdono, non me lo dimentico e non ti voglio come testimonial in nessuna campagna. Anche perché il signor Basso ne avrà macinati di km, avrà visto le peggio porcate fatte alla guida. L’ultima gli ha ammazzato un collega che non è stato visto dal solito furgone. Eppure per lui è più importante ricordarci che siamo noi che dobbiamo stare attenti agli sportelli che ci aprono in faccia. Robe da matti.

    • Alla svelta non si fa niente…
      Bisogna continuare a seminare, a dire come la pensiamo.
      Io personalmente da molti cicloattivisti non mi sento rappresentata ad esempio: per far sparire l’odio dobbiamo per primi comportarci in maniera non violenta.

      Chiariamoci: anche io mi incazzo e a volte manderei tutto e tutti a fanculo, mi sfogo e poi cerco un modo costruttivo e che possa portare valore nella mia vita e in quella di chi ho vicino.

      E’ facile? No, affatto. Ne sono consapevole.

      Le pagine di facebook io continuo a segnalarle… prima o poi sono sicura che qualcosa cambierà.

      Non ho mai pedalato fuori dall’Italia, non sono particolarmente esterofila e credo che a volte tendiamo a vedere l’erba del vicino un po’ tanto più verde: non voglio negare che ci siano condizioni per i ciclisti meglio che in Italia, ma di recente ho visto un filmato di alcuni ciclisti a Berlino e mi pareva tanto quello che vivo io a Genova… per dire.

      Non ho detto che le persone cambiano e allora vadano perdonate o prese a modello, ma che non siamo nessuno per giudicare: il concetto è parecchio diverso.
      Non si insulta la persona come è stato fatto, ma semmai il contenuto del messaggio o come è stato realizzato: in fondo i gruppi che incitano all’odio contro i ciclisti non sono diversi da chi offende Basso sul personale per questa locandina.
      Poi se è uno stronzo rimane tale, ma a me personalmente non mi interessa neanche discutere sulla persona, per me è uno qualunque.

      Il collega di cui parli è stato ammazzato in strada e chi l’ha fatto era distratto al cellulare, ma pedalava con gli auricolari nelle orecchie, e lo trovo molto pericoloso: filmati e copertine di libri con gli auricolari nelle orecchie come se fosse giusto così (non parlo solo di Scarponi). Rimane un atteggiamento pericoloso. So che questa cosa mi renderà impopolare e non sto dicendo che se l’è andata a cercare ma personalmente trovo diseducativo pedalare con entrambi auricolari.
      Non averli ne avrebbe evitato la morte non lo so, come per altro non sapremmo mai se anche l’incidente di Hayden sarebbe stato diverso se lui si fosse o meno fermato allo stop.
      Sono fatti, non dico che se la sono cercata, dico che dobbiamo stare tutti più attenti: con le parole e con le azioni.

  3. Jess

    Sì, hai ragione, ai miei occhi questa cosa ti rende impopolare perché la morte di Scarponi è dovuta alla distrazione dell’autista che lo ha preso in pieno. Non vedo come senza auricolari si sarebbe potuto salvare. Hayden invece si sarebbe salvato. Se ti fermi allo stop quello non ti travolge. Questo per dire che ci sono casi e casi. Sono fortemente convinta che il codice della strada vada rispettato e le cuffiette (almeno entrambe e a volume alto) sono da irresponsabili, ma non vedo perché si debbano quasi cercare gli alibi per gli automobilisti quando proprio non ce l’hanno. Questo per ribadire che non sopporto più che si facciano le pulci solo ai ciclisti anche dai ciclisti stessi. Il giorno che vedrò volantini di sensibilizzazione anche rivolti agli altri comincerò a cambiare idee e atteggiamento.
    Su Basso non replico perché se per te è un signor nessuno forse sei un po’ digiuna del ciclismo professionistico e a mio parere non puoi avere una visione più completa.
    Ciao.

    • Non sto facendo le pulci a nessuno, sto cercando di avere una visione più completa. Tanto è vero che sono quella che ha creato la controlocandina… non ho scritto che Scarponi si sarebbe salvato e non ho scritto che l’autista non ha colpe.
      Non sono per la demonizzazione di una categoria e la santificazione di un’altra, e cerco di mantenere una visione più ampia.

      L’ho scritto che non seguo il ciclismo professionistico: gli unici che conosco sono Cipollini e Pantani e non per motivi agonistici ma solo per popolarità.
      E anche dopo aver letto la storia di Basso non cambio idea: l’uomo può non piacere ma offenderlo, come in rete ho letto, mi sembra gratuito, e non utile alla causa.

  4. Pietro

    jess qui non si sta facendo nessuna campagna per scagionare gli automobilisti. si stanno mandando messaggi a chi la bici la usa e si cerca di incentivare sempre più gente ad usarla.
    La testa degli automobilisti non la cambi con le campagne, ma con l’esempio attivo.
    Ivan Basso è stato un ciclista professionista indagato nel corso dell’Operation Puerto per frequentazioni del dottor Fuentes. Ha sbagliato, ha pagato, è tornato e si è vinto un altro Giro in regime di passaporto biologico quando per gli altri non era ancora obbligatorio (pubblicava i valori ematici).
    Se proprio vogliamo mettere i puntini sulle i.

    • Grazie del tuo passaggio… questa parte di Basso mi mancava…

      Ben venga la discussione. Credo che ciò che non è piaciuto è la mia posizione sull’uso degli auricolari, una cosa che mi ha sempre portato incomprensioni, e rimango una che ogni tanto la musica mentre pedalo la ascolto, ma sempre e solo con un auricolare (ed a volte mi distraggo fin troppo così).

  5. Jess

    Ma scusa, giusto per capire due cose: se nel caso di Scarponi (dove non mi sembra ci siano dubbi sulla dinamica) sottolinei che portava le cuffiette, come devo interpretarla se non come un tentativo di trovare comunque un torto al ciclista? (Ripeto, è sbagliato usare le cuffiette, ma qui non fanno veramente differenza).
    Seconda cosa (domanda vera pure questa e non polemica perché la cosa degli insulti a Basso viene riportata spesso): dov’è che Pinzuti nel suo post lo avrebbe offeso? Certo, ci è andato giù pesante, ma ha scritto fondamentalmente la verità e cioè che Basso è stato uno sportivo che si è dopato e ha beccato due anni di squalifica, e poi che è un ignorante perché non sa niente di ciclabilità e studi di settore. A me non risulta che tra una sacca di sangue e l’altra il Dottor Fuentes gli facesse anche ripetizioni di mobilità alternativa.
    Ammettere di non stimare una persona per quello che ha fatto equivale ad insultarlo?

    • Non intendo colpevolizzare nessuno è un fatto che Scarponi indossasse spesso gli auricolari mentre pedalava, come tanti altri. Sto solo raccontando un fatto, per me pericoloso: il giudizio personale sta nel considerarlo pericoloso. Non sto guidicando Scarponi e dispiace anche a me quello che è successo, perché stiamo parlando di vita umana.

      Ma quando ho citato Pinzuti io?
      Parlavo in generale di quello che ho letto in rete. E non mi sono voluta soffermare sui vari post per evitare di finire in ginepraio.

      Perché il punto è che vogliamo porre fine alla violenza contro i ciclisti con altra violenza, verbale, è così non andremo da nessuna parte.

      Nessuno di noi è esperto di niente: per questo non dovremmo esprimerci?
      Continuo a pensare che prendersela con Basso e attaccarlo sul personale devia la questione da cose molto più importanti come trovare un modo per pedalare nel nostro paese senza rischiare la vita ogni giorno.

  6. Jess

    Ciao Pietro, volevo specificare che quando scrivo fare le pulci ai ciclisti mi riferivo “alla rete” in genere, non a questo blog ma è anche vero che da parte di Adriana citare le cuffiette di Scarponi lo trovo ingiusto. Tutto qua.
    Per Basso: lo so che ha pagato, e poi è stato comunque corretto ma questo mi deve far resettare quello che ha fatto? Perché? Solo perché è stato un campione vincente? Mi dispiace ma io non ci riesco.

  7. pietro

    Jess credo che o Ivan Basso, o Maria Teresa di Calcutta, sia sempre bene ricordare a chi usa la bici che è facile che un’auto parcheggiata ti può aprire uno sportello sui denti. principalmente perché non vogliamo denti rotti, o peggio. se tu preferisci i denti rotti, beh, de gustibus…

  8. Jess

    Certo Pietro, sono assolutamente d’accordo che è l’auto che mi apre la portiera in faccia, e per quanto sappia benissimo che devo avere tutti i miei “sensi di ragno” all’erta, trovo sempre che la raccomandazione all’attenzione vada fatta prima agli automobilisti e poi ai ciclisti. Ai primi però non le trovo mai.

    Adriana: io ho nominato Pinz perché l’altro giorno ha scritto un post su bikeitalia che ha scatenato un sacco di polemiche. Siccome molte persone lo hanno accusato di aver insultato Basso sperando che addirittura quest’ultimo lo quereli (Ma per cosa!), pensavo che anche tu ti riferissi a lui. Ho sbagliato a darlo per scontato.

  9. Pietro

    jess anche io uso le cuffiette a volte, specie quando mi alleno intensamente. Quando lo faccio, tengo rigorosamente il margine destro della strada. se vengono a tirarmi sotto anche lì allora non ho colpe direi (e anche li avessi sentiti arrivare che facevo? mi buttavo dentro un fosso?).

    • Inizia ad usarne uno solo di auricolare… e sì, magari il fosso ti salva, ti ammacca ma ti salva.
      Se ragioniamo per ipotesi tutto può essere, per me rimane un fatto che girare in strada con entrambi gli auricolari è pericoloso, per tutti non solo per i ciclisti…

  10. Jess

    Pietro certo che in quel caso non avresti colpa. E infatti ( siamo sempre lì) se si volesse fare educazione stradale a tutti gli utenti si potrebbe anche dire agli automobilisti di non usare il telefonino e di non fare il pelo ai ciclisti. Magari ci sarebbero meno incidenti, non trovi? Per fare un altro esempio: tu quando sei in bici usi il casco? Io sì, sono proprio prudente vero? Eppure quando lo st….o di turno ti svernicia al doppio della velocità consentita passandoti a 20 centimetri avendo tutta l’altra corsia libera credi che mi senta al sicuro perché ho il casco? Ragazzi, qui stiamo dicendo la stessa cosa, lo sappiamo che dobbiamo essere prudenti. Quello che manca e che mi fa imbufalire è la mancanza di appelli agli altri utenti della strada. Questo è il punto. Fino a che non cominceranno a sensibilizzare tutti nello stesso modo quel tentativo di comunicazione di cui parlava Adriana non partirà mai. E questo per quanto riguarda il ciclismo sportivo. Per il cicloturismo o il ciclismo urbano è ora che le amministrazioni locali comincino a rispettare la legge che prevede che ogni qual volta si rifanno i lavori alle strade bisogna inserire le ciclabili. È inutile che Basso (o madre Teresa di Calcutta, è uguale, ma pare che l’abbia proprio dichiarato lui) se ne esca dicendo “ma i lavori per le ciclabili sono costosi”. E sti cazzi nun ce lo mettemo? (Non voglio fare l’aggressiva, è solo folklore). Io capisco che non tutti possono usare le ciclabili e quindi le macchine si devono rassegnare ai ciclisti sportivi, ma ci sono anche i bike to work, no? Perché non si può dire che non ci possiamo accontentare di quattro consigli che non risolveranno mai il problema?
    Consiglio: non andate a pedalare all’estero, soprattutto non andate a Copenaghen e in Danimarca in generale, perché vi sentirete in un altro mondo e quando tornate piangete per una settimana.

    • Il discorso di Basso è stato “le ciclabili costano… Pedaliamo intanto”… Come dire facciamo vedere che ci siamo. Non ha mai detto che perché sono costose non vanno fatte. Questo per il discorso di non strumentalizzare le dichiarazioni (non dico a te parlo del web in generale).

      Copenaghen è diventata così in 40 anni non un giorno, ricordiamocelo sempre.
      In tre anni che pedalo vedo molte più bici a Genova e lo trovo un segno positivo, al di là delle morti delle cattive amministrazioni etc etc etc…

      Ritorniamo sempre alla cultura che manca ovunque e la ciclabilità è una fetta di questo caos.

  11. Jess

    Hai ragione, il messaggio è giusto. Aspettando le ciclabili bisogna stare in strada, cioè proprio dove molti automobilisti non ti vorrebbero perché secondo loro le bici non sono un mezzo di trasporto. Aggiungo però che avrei preferito una persona più ferrata a fare da testimonial a questo tipo di campagne, qualcuno che faccia sentire il fiato sul collo agli amministratori. Questi non devono avere nessun alibi perché c’è una cosa che andrebbe ricordata e probabilmente Basso non la sa: ignora che la legge che obbliga alla costruzione di ciclabili in caso di manutenzione straordinaria delle strade (e anche per le strade di nuova costruzione) è la 366 del 1998. Sono 20 anni. Abbiamo le leggi da 20 anni che vengono disattese. Se Copenaghen o Amsterdam ci hanno messo 40 anni per diventare vivibili noi quanto ci metteremo se qui l’unica preoccupazione è quella di dire ai ciclisti di rimanere con le manine belle salde sul manubrio sennò si fanno la bua?
    Ok, ammetto che i miei commenti sono stati velenosi nei confronti di Basso perché non lo sopporto proprio e la finisco qui. Però non credo di aver detto cose insensate.
    Grazie per la chiacchierata, alla prossima.

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