(La fine del) Weekend direzione Treviso

Oriago di Mira. Località che conosci solo perché ti ci fa finire Booking.
È carina, attraversata dal Naviglio del Brenta.

Ieri non ho scritto nulla. Oggi ho scattato si e no qualche foto, e postato praticamente nulla.
Ci sono viaggi che sono occhi e memoria, ed il resto non lo vuoi e non lo cerchi, perché ti distrarrebbe troppo da quello che stai vedendo osservando e odorando.

Domani il rientro. Ho voglia di rientrare, al contrario della vacanza di inizio giugno. Ho voglia di rientrare, di stare con i miei gatti e di prendere un ritmo come si deve.
Ad agosto ho le ferie ma non parto per nessun viaggio. L’idea è di iniziare finalmente a esplorare i miei monti, dopo essere andata in giro per l’Italia a caccia di lunghe ciclabili pianeggianti.

Ho anche molto da studiare.
Ieri ho fatto quello, che fra tutti i corsi, mi è risultato il più difficile (specializzazione sospensioni). Ed ora devo rispolverare tutto, visto che il lavoro principale ha monopolizzato tutto il mio tempo e certe cose, se non le fai in pratica, te le dimentichi.
Insomma, non parto fino ad ottobre (in occasione di un altro corso a Lecco), però non sono ferma.

È stato un bel viaggio. Alla fine ho fatto tappe lunghe anche se dopo l’Adriatica avevo detto che non ne avrei più fatte.
Mi porto dietro da questo lungo weekend veneto l’insegnamento più banale e allo stesso tempo più difficile da ricordare: in bici conta la testa.
Al contrario di giugno non ho dubitato: ho imprecato, ho avuto momenti di crisi, ma niente a confronto del mese scorso.
Ma l’insegnamento ancora più importante è che il prossimo viaggio sarà ancora un’altra cosa… Quindi è bene conoscere i propri limiti senza porsi limiti.

Mi alzo da questa panchina sul lungonaviglio di Oriago e vado verso la locanda, che è proprio una locanda, ma tanto tra circa 7 ore sarò sul primo dei tre treni che mi porteranno a casa, quindi basta avere da sdraiarai qualche ora.
Sto diventando una nomade e non mi dispiace affatto.

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