Quello che segue è un post che ho scritto qualche settimana fa senza una reale collocazione. Scrivo tanto, non tutto lo pubblico online, ci sono cose che stanno nel cassetto per anni prima di trovare un loro spazio, per lo meno uno che per me abbia significato.

Pedalare come sempre dà forma al tutto, soprattutto quando non ascolto musica (da un auricolare, lo so!), perché invece di vagare con la testa inizio a parlarmi. Ebbene sì, in bici o canto (e sono stonatissima) o mi tiro dei discorsi che il tso è sempre dietro l’angolo.

Non so per quale strana associazione di idee mi sono ricordata un articolo di novembre 2018, iniziato e non finito, sul come scrivere con regolarità. In questi giorni sto riflettendo molto su cosa vuol dire essere una creatrice di contenuti, di come questa cosa venga data per scontata e non valorizzata e di come, almeno in Italia, abbiamo grande difficoltà nel sostenere economicamente progetti altrui, senza renderci conto che il web per come lo conosciamo è fatto del lavoro gratuito di moltə.

Siccome sono oltre la decima riga di questo articolo e sto già divagando, mi fermo qui con questo argomento molto ma molto complesso che non escludo riprenderò. In sintesi creo contenuti, lo faccio da sempre fuori da ogni canone, uno dei miei motti è studia le regole per infrangerle consapevolmente e di tutto questo me ne sono accorta stasera mentre pedalavo.

Ho passato troppo tempo della mia Vita a farmi influenzare dal giudizio altrui. È un argomento che ogni tanto ritorna, perché ogni volta sono sempre più arrabbiata con me per aver permesso ad altrə di ferirmi, perché fondamentalmente il giudizio gratuito altrui non è altro che una violenza a cui non dovremmo sottostare né tantomeno abituarci, e poco importa se questo giudizio arriva da chi ci vuole bene (a parte qualche rara eccezione, tipo la delicatezza delle mamme). Ma sto divagando ancora.

Ho passato molto tempo a  farmi guidare dal pensiero altrui, prendendo decisioni anche riguardo a questo blog, alla mia presenza online, molto lontane dalla mia persona. Ho studiato le regole ed ogni volta sono giunta alle stesse conclusioni: era meglio se seguivo il mio istinto da subito.

C’è una cosa che ha tratto in inganno tuttə, compresa me, ossia la scelta del nome La Ciclista Ignorante, ma di questa cosa parlo nell’articolo qui sotto, in quel post che non sapevo collocare ma che ora trova la sua forma perfetta. Anzi, leggetelo e poi Vi racconto cosa ho concluso.


La Ciclista Ignorante è molto di più della sola ciclofficina. L’ho detto e scritto non so quante volte senza neanche rendermi conto della portata di queste parole.

Quando ho scelto il nome, comprato il dominio e aperto il blog non sapevo niente di branding, blogging, marketing. Ho studiato tanto, troppo: ad un certo punto la confusione era totale ed anche la sensazione di aver sbagliato tutto.
Avevo usato un nick che rappresentava solo parte di quello che ero per il dominio del mio blog e non il mio nome. Non sopportavo parlare solo di bici ma se non sei monotematica la gente non ti segue. Ero circondata da persone verticali, rigide, che mi ricordavano continuamente che per avere successo bisogna seguire certe regole.

Studia le regole per infrangerle consapevolmente. Questo è diventato uno dei miei motti personali.

Ad un certo punto di questo percorso ho coniato la parola ciclofilosofia per descrivere chi sono e cosa faccio. È stato il podcast a darmi la direzione. Un podcast non monotematico perché la Vita è troppo eterogenea per soffermarsi solo su un aspetto. Siamo tuttə interconnessə e lo sono anche i diversi aspetti del nostro carattere, le passioni, gli interessi.
Ciò che accomuna ognunə di noi è (dovrebbero essere) l’insieme dei propri valori, ma come questi vengano espressi e condivisi è una scelta personale, non necessariamente sempre uguale a sé stessa.

Coerenza stilistica non vuol dire noia, non vuol dire fare sempre le stesse cose nello stesso modo.

Sono 4 anni e mezzo che ho aperto questo blog, 208 articoli, alcuni scritti in modo pessimo. Un percorso di 4 anni che non porti ad un’evoluzione non è vivere. Eppure fino a qualche settimana fa, la scelta del nome del dominio, il dover escludere alcuni argomenti, mi sembrava ancora un’idea un po’ storta.

È iniziata la stagione di me seduta a terra. La stagione in cui la sera c’è la giusta temperatura per sedersi per terra sulla porta, guardare le persone passare, chiacchierare con chi conosci, scrivere, fotografare, lasciare andare i pensieri. Lì seduta mi è caduto l’occhio sul tatuaggio.
“Non farlo sul braccio che poi sempre sott’occhio ti stufi”. Ci sono volte che salto in aria perché con la coda dell’occhio vedo una macchia e penso sia un insetto, ed invece è il tatuaggio. Mi dimentico di averlo, altro che stancarmi.
Lo guardavo e pensavo a quando l’ho fatto, al perché ho deciso di tatuarmi il mio logo sul braccio. Ovviamente mi è stato chiesto “e se cambi lavoro?”.

Essere La Ciclista Ignorante è al di là del mio lavoro, è al di là della ciclofficina, del blog e dei social.

Essere Ciclista Ignorante è uno stile di Vita, dove il significato di Ignorante è stato affrontato tante volte mentre io stessa ho dato per scontato quello di Ciclista. Non riguarda solo il pedalare o aggiustare le bici.

Ciclista è il modo in cui osservi il mondo e lo vivi, è la lentezza di un tempo che non tornerà più e non puoi e non devi sprecare.

Quello che vivevo come un errore è stato dettato dal mio istinto e a distanza di anni sono felice di averlo seguito.
Sono tantissime le cose che vorrei raccontarVi, troppe per un post solo e soprattutto aggrovigliate. Da giorni voglio mettere mano al mio piano editoriale, ma proprio perché è tutto interconnesso mi areno sempre da qualche parte, tra questo blog telegram il podcast YouTube e i social decidere un ordine e stabilire priorità non è affatto facile. Troverò la quadra come ho fatto finora.

Per il momento sono felice di essermi fatta il tatuaggio quasi un anno fa, sul braccio, sempre sott’occhio, a ricordarmi il perché delle mie scelte, l’unico punto a cui tornare ogni volta per fare sempre un passo in avanti.


Per l’appunto: 4 anni e mezzo di blogging e molto molto studio, esperimenti, scelte controcorrente. Con il mio modo di fare ho anticipato i tempi del cosiddetto storytelling autentico, che va tanto di moda ora, ho anticipato i tempi dell’etica, che non dovrebbe essere una moda. Con il mio modo di fare criticato più e più volte, sono arrivata dove sono ora, ad essere chiamata da mezza Italia per sapere come si apre una ciclofficina. Sono riuscita a far parlare di me in molti luoghi ed in molti modi, ma siccome non ho mai concluso un contratto con un’azienda e non sono di certo diventata un’influencer (non è mai stato il mio obiettivo) ho sempre pensato di non aver realizzato nulla di che. Fino a stasera.

In questi primi 3 anni di attività, in moltissimə mi hanno chiesto come avevo fatto con il blog e i social, come ero riuscita a costruire tutto questo e, una volta spiegato a grandi linee il percorso, ho ricevuto sempre la stessa risposta “troppa fatica e poi ci vuole tanto tempo, ho altro da fare”.
Ed infatti io scrivevo di notte, anzi scrivo ancora di notte, penso continuamente a come ottimizzare tutti i processi di lavoro, dallo scrivere alla ciclofficina, cerco il miglioramento e l’ottimizzazione perché mi piace creare metodi. E finora qui, su questo blog, non ho mai scritto nulla di tutto questo perché offtopic (fuori tema).

Ma non è affatto offtopic.

Quando le persone mi chiamano per sapere come si apre una ciclofficina e gli parlo della parte grafica e della comunicazione online cascano dalla sedia. Si pensa solo alla parte di competenze tecniche ciclomeccaniche, ma non bastano per avviare un’attività (di qualunque natura) nel 2021. Quindi non credo affatto che questo argomento sia offtopic come tante volte mi è stato detto, in fondo ho rinunciato da tempo a piacere all’algoritmo di Google (che neanche Google sa come funziona).

La Ciclista Ignorante non è la sola ciclofficina ed ancora una volta chi da me vuole solo ciclomeccanica rimarrà deluso e… pazienza. Sono troppe cose per limitarmi in una pelle che non è mia.

Tutta questa lunghissima spiegazione, perché amo essere molto chiara nelle mie elucubrazioni mentali, per dire che da oggi, da queste parti, si parlerà anche di digital marketing e comunicazione online. Non sarà certamente la parte principale del blog, ma non stupitevi se tra una spiegazione di un v-brake e un’altra su come si sopravvive alla giungla urbana in bicicletta, spunterà qualche trucco su come scrivere tutti i giorni o non farsi trascinare dal non senso degli algoritmi.


Per chi non lo sapesse questo simbolo ə si chiama schwa. Di recente Google l’ha introdotto sulla sua tastiera android ed ho iniziato ad usarlo (basta tenere premuta la e ed appare tra i diversi simboli). È difficile da pronunciare e scomodo da scrivere (soprattutto da pc), ma segna il cambiamento, un primo importante passo verso quel linguaggio inclusivo che nella nostra amata lingua manca. Sulla questione parole e identità Vi rimando a questo podcast e questo post.