Quattro chiacchiere con Cinzia: ciclista della nazionale Randonneur.

Ho conosciuto Cinzia su Google Plus, come succede in rete, per caso, per interessi in comune: entrambe siamo cicliste.
Esistono molti modi di pedalare, e noi due in questo siamo molto diverse. Una cosa sola ci accomuna: in sella vogliamo sfidare i nostri limiti senza smettere di divertirci.
Un giorno di un po’ di tempo fa ho condiviso online il mio dispiacere per non riuscire a ritrovare un ritmo decente nella mia vita (e in bici) e lei mi scrisse ci sono tanti modi di pedalare, io mi sono reinventata tante volte e fu in quella occasione che sentii parlare per la prima volta delle Randonnee.
Cinzia è una delle poche cicliste che ho conosciuto finora che non giudica l’altro e non si mette in competizione: accoglie e racconta la sua esperienza, una persona estremamente positiva e gentile.
Esistono tanti modi di pedalare quante le persone che si mettono in sella, e non ce n’è uno giusto o uno sbagliato.
Così le ho proposto un’intervista, per portare tra queste pagine un altro modo di pedalare e per chiarirmi una volta per tutte su cosa è una Randonnee, che ancora non mi è chiarissimo il concetto:-)

Facciamo le presentazioni… Nome, età, lavoro e dove vivi?

Sono Cinzia Vecchi, ho 52 anni, vivo a Sassuolo (Mo), lavoro a Modena dove esercito la professione di avvocato

E presentaci le tue compagne d’avventure: le bici.

Posseggo due bici da corsa:
– una Bianchi telaio in alluminio cambio Campagnolo Centaur, 10 velocità, guarnitura 50/34. L’ho acquistata nel 2005, ed ora è il muletto, la bici di scorta;
– una Specialized modello Roubaix SL4 in carbonio, cambio Shimano Dura Ace, 10 velocità, guarnitura 50/34. Il telaio l’ho acquistato nell’ottobre del 2014, ruote e cambio nel 2010. E questa è la bici che uso normalmente per le uscite e le randonnee.

Da quanto pedali e come hai cominciato?

Ho iniziato a pedalare nel 2000, subito con una city bike. Il motivo essenziale era perdere qualche chilo.

Quante bici hai avuto e perché prediligi quelle da corsa?

Nel 2001 ho acquistato la mia primi bici da corsa, una SAB di colore giallo in alluminio.
Nel 2003 l’ho cambiata acquistando una SAB blu, sempre in alluminio.
Nel 2005 ho acquistato un telaio Bianchi in alluminio (bici che posseggo ed uso ancora).
Nel 2006 ho acquistato la mia prima bici in carbonio, una Sintesi.
Nel 2008 ho cambiato di nuovo, acquistando una Specialized Tarmac in carbonio.
Nel 2010 ho acquistato una Specialized SWorks SL2 e nel 2014 ho acquistato il telaio Specialized Roubaix.
La bici da corsa era il mio sogno di bambina; quando nel 1975, all’età di 10 anni, vidi passare il Giro d’Italia dal mio paese mi dissi che, da grande, avrei avuto una bici da corsa! Così all’età di 36 anni ho acquistato la mia prima bici da corsa realizzando il mio sogno di bambina.

In base a cosa cambi la bici?

Il cambio di bici è sempre finalizzato alla ricerca di un mezzo confortevole, adatto al tipo di pratica sportiva praticato (scusa la ripetizione): per le randonnee ho cercato un telaio adatto alle lunghe distanza e, quindi, che mi consentisse di stare tante ore in sella senza crearmi problemi fisici (tipo male alla schiena).
Non ho mai cercato una bici all’ultimo grido, ma un mezzo che mi consentisse di pedalare comoda e andare ovunque. Al momento il telaio è in carbonio, quando lo cambierò, se continuerò con lunghe distanze, siano esse randonnee o viaggi, penso che mi convertirò al titanio o all’acciaio, materiali più adatti a questo tipo di ciclismo.

Usi la bici come mezzo di trasporto o come sport?

La bici la uso prevalentemente per la pratica sportiva: randonnee, giri con gli amici o sola (non faccio competizioni, le randonnee non sono gare). Come mezzo di trasporto, ad esempio per andare al lavoro, mi piacerebbe, ma le strade di collegamento Sassuolo – Modena sono poco bike friendly.

Condividi questa passione con tuo marito o amici? Come viene visto dalle persone che hai vicino, e che non pedalano, il tempo che passi in sella?

La passione della bici la condivido con alcuni amici. Mio marito pedala, ma non con la mia stessa frequenza ed intensità.
Gli amici che non pedalano apprezzano molto questa mia passione, soprattutto perché non la vivo in maniera ossessiva e votata alle competizioni. Si avvicina di più al viaggiare, per cui mi prendo il tempo per fotografare, per poi raccontare e scrivere delle mie avventure attraverso il blog Cinziainbici. In questo modo riesco a trasmettere l’essenza della mia passione e a renderli partecipi.

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Che cosa è una Randonee e come ti ci sei avvicinata?

Le randonnee non sono gare, non sono competizioni, non vengono stilate classifiche. Sono prove, brevetti, da 200 km e oltre. Quindi prove sulle lunghe distanze da coprire entro un determinato numero di ore che varia a seconda del chilometraggio.
I brevetti standard sono 200 km, 300 km, 400 km e 600 km. Poi vi sono le prove over 1.200 km.
La più famosa, che si svolge ogni quattro anni, una sorta di campionato mondiale randonneur, è la Parigi – Brest – Parigi di 1.200 km.
In Italia abbiamo la 1.001 Miglia d’Italia, brevetto over 1.600 km, e la 999 Miglia di Roma e del Sud.
In buona sostanza chi partecipa a queste prove deve coprire la distanza indicata entro il numero massimo di ore stabilito, generalmente si deve essere autonomi, ovvero senza assistenza al seguito. È facile immaginare come i brevetti da 400 km e oltre implichino la necessità di pedalare anche la notte… diciamo che si dorme poco e dove capita (i brevetti più strutturati come la Parigi – Brest – Parigi e la 1001 Miglia d’Italia mettono a disposizione dei partecipanti dei punti ove potersi riposare, lavare e mangiare).
Mi sono avvicinata a questo mondo poiché ho sempre prediletto le lunghe distanze ed un modo di praticare il ciclismo al di fuori dell’agonismo esasperato. Il motto dei randonneur è Né forte né piano ma sempre lontano, quindi la giusta velocità per arrivare lontano.
Ho iniziato nel 2015 partecipando ad una 400 km e da lì non mi sono più fermata. Nel 2016 ho conseguito tutti brevetti per entrare a far parte della nazionale randonneur (un 200 km, un 300 km, un 400 km ed un 600 km) e nell’agosto del 2016 ho partecipato alla 1001 Miglia d’Italia: 1610 km percorsi in 133 ore.
(A questo link tutte le informazioni sul mondo randonnee)

Che tipo di preparazione serve per diventare Randonneur?

La preparazione per affrontare le randonnee è molto semplice: pedalare! Ma soprattutto ci vuole la testa, la convinzione di stare tantissime ore in sella e non avere paura della fatica. Per affrontare certe prove, tipo la 1001 Miglia, occorre più testa che gambe. Quando le gambe ti abbandonano occorre avere costanza e la convinzione di continuare, piano piano, una pedalata dopo l’altra e non mollare, in modo da far passare la crisi. Quindi lavorare sulle gambe ma soprattutto sulla testa, occorre tenere psicologicamente e allora la prova la si porta a casa.

Per concludere raccontaci quello che ti va… sulle bici e sulla vita.

In chiusura posso dire che la bici mi ha dato tanto e, per certi aspetti, mi ha cambiata in meglio.
Umanamente mi ha donato delle Amiche e degli Amici con un cuore e un’anima immensi; mi ha regalato un modo di percepire e vivere i luoghi nella loro pienezza… lo so posso apparire matta, ma io ci parlo con le montagne, i boschi, i fiumi… e questo ti arricchisce tantissimo e quando torni da un giro in bici stai meglio, come dice un mio amico dopo un giro in bici la vita ti sorride e questo è davvero tanto.
Ultima cosa lo scorso anno, così per gioco, ho aperto il blog Cinziainbici, dove racconto le mie avventure in bici e a piedi. Sì perché mi piace molto anche camminare.
Ecco, dai resoconti che pubblico credo si percepisca bene il mio modo di intendere la bici e quanto da essa ho ricevuto.

6 Comments

  1. Ti ringrazio moltissimo per avermi dato l’opportunità di parlare del mio modo di andare in bici e delle randonnee. È importante, per chi si avvicina al mondo della bici, comprendere che esistono tanti modi di praticare questo sport, non ce ne è uno migliore dell’altro. In bici si va per stare bene, questo è ciò che si dovrebbe sempre avere presente, senza rincorrere o copiare gli altri, ma trovando il proprio modo.

    • Grazie… Questa cosa me l’hai proprio insegnata tu, ed io sono molto orgogliosa di essere una #bradipafelice e di tutti i chilometri che ho percorso fin qui…
      È stato bello preparare questo post, mi hai emozionato moltissimo 😊😍

  2. LUCIA

    Ciao “ciclista ignorante”, il mio nome è Lucia, di Varese, anch’io appassionata da sempre di bici! Non ho un animo molto social e non sono su fb etc. Mi chiedevo dunque come poterti contattare per conoscerti, hai un indirizzo e mail?

  3. ovidiu

    …Grazie per il bell raconto…ci siamo visti in tante ocasioni …ti saluto cun Rispetto…e presto spero di stingerti mano o abbraciarti…e nella mia tradizione.Ovidiu da Transilvania Romania

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