Di inadeguatezza e di perseveranza.

Sempre inadeguata. È così che mi sento.

Mentre tutti mi chiedono come faccio a pedalare con il freddo o con il caldo, con la pioggia o con il vento, mentre tutti mi dicono brava, che tempra che hai, io mi sento inadeguata. Quasi tutti i giorni, è raro il contrario.

Da settembre so le date dei vari corsi, da settembre medito se farmi Milano-Lecco in bici, ancora oggi sono dubbiosa, anche se su facciadalibro ho scritto che ho deciso.
E’ vero che ho deciso, ma mi sento inadeguata e insicura: ho rivisto il percorso mille volte, so già che mi perderò, penso che devo comprarmi il gps, userò quello del cellulare e sbaglierò quale strada.

Mi perdo e mi ritrovo, solo che non imbrocco mai una ciclabile al primo colpo, sono troppo poco abituata a incontrarne una che quando la incontro non la riconosco.

Così sono qui che penso che più tardi mi preparerò le borse: e le preparerò giuste? Saranno troppo pesanti? È il terzo weekend, oltre alle vacanze estive in bici, che faccio fuori… ormai dovrei essere preparata.
Ma è un sacco che non pedalo seriamente: più di 70 km e se non ce la faccio?
E per perdermi mi devo impegnare perché costeggerò un naviglio e un fiume, e non vado mica nel deserto… e poi c’è il treno, ma questa volta è facile perché scendo a Milano Centrale e salgo a Milano Centrale quindi ho tutto il tempo di ammazzarmi nel saliscendi.

In questi giorni non penso ad altro.
Ormai non mi pongo neanche più il problema di essere l’unica donna al corso, anzi, inizio a prenderci gusto.
Corso sui freni, non ho neanche letto le slide che il lavoro mi sta monopolizzando le giornate…
A pensarci non ho ancora scritto un post sul perché faccio questi corsi, o meglio, come mi ha chiesto un mio amico una volta scusa ma proprio non ci arrivo, perché fare dei corsi per aggiustare una bicicletta, ha dei pedali, una catena, cosa c’è da studiare?.
Vi risponderò in modo più esauriente da queste parti, nei futuri post.
Per il momento uno dei motivi è: affrontare i miei limiti e provare ad andare un po’ oltre me stessa una volta di più.

Ieri sera leggevo questo articolo su Biketialia sulla motivazione (come avete ormai notato mio punto di riferimento su molte cose biciclettanti). Mentre leggevo ho capito che sono un tipo orientata al compito. Cito letteralmente

l’atleta ha il desiderio di superare sé stesso, dando prova di aver espresso il meglio di sé. La sfida quindi è con se stessi e non con gli altri. Fanno parte di questa categoria i fattori motivazionali della forma fisica, dello spendere energia e del divertimento.

Non mi rivedo in questi fattori motivazionali, non mi vedo neanche come mi descrivono gli altri, ma so di avere una forte motivazione.

Torriglia 05.06.2016: una pedalata faticosa, contro la vocina nella mia testa che mi diceva che tanto non ce l’avrei fatta…

Non mollo e lo faccio innanzitutto per me stessa.
E, in cuor mio, spero di essere di aiuto e di esempio a molte donne che come me lottano contro se stesse, contro il proprio senso di inadeguatezza, di insicurezza, contro le proprio paure e quel giudizio spietato verso se stesse che le fa sentire sbagliate, anche se non lo so, anzi, soprattutto perché non lo sono.

Wilma, la mia banalissima bici B’twin, mi insegna ogni giorno a lottare contro questo demone.
Salire in bici e iniziare a pedalare per scoprire di poter realizzare tutto, anche se fino a cinque minuti prima non lo si credeva possibile.

Ci si rilegge tra qualche giorno, se non iberno sulla ciclabile dell’Adda:-)


[Pubblicato 12/01/2017 – Aggiornato 08/10/2017]

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