Attrezzi del mestiere

Manutenzione e riparazione sono due cose diverse.
Questa una delle frasi che più mi sono rimaste impresse dal masterclass.

Il concetto di manutenzione è difficile da far comprendere, io stessa l’ho appreso di recente e grazie ai plotter.

Lavoro su diversi plotter da stampa, ognuno con le sue caratteristiche ed ognuno con le sue procedure annuali. In particolare uno di questi monta teste di stampa che, per essere pulite accuratamente, necessitano del tecnico con una strumentazione particolare.
Da qualche anno ho preso l’abitudine di far questo tipo di intervento almeno una volta all’anno. Per riuscire in questo, però, ho dovuto discutere con il mio capo: ovviamente questa operazione ha un costo, e la discussione verteva sempre sulle stesse cose il plotter funziona perchè dobbiamo fare queste cosa.
È stato difficile fa comprendere che il plotter funziona, e continui a funzionare proprio in virtù di questa manutenzione.

Il punto è proprio questo: i risultati si possono vedere nell’immediato ma, più spesso, si percepiscono sul lungo termine.

Personalmente ho incontrato poche, pochissime, persone che ragionano così. Percepisco questo periodo storico come il periodo del tutto e subito, concetto che si scontra con quello di manutenzione.

Secondo Treccani

manutenzióne s. f. [dal lat. mediev. manutentio -onis, der. della locuz. manutenere: v. mantenere]
Il mantenere in buono stato; in partic., insieme di operazioni che vanno effettuate per tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale, in rispondenza agli scopi per cui sono stati costruiti, un edificio, una strada, una nave, una macchina, un impianto, ecc.: m. ordinaria, straordinaria; m. di strade, di argini, di canali; m. di macchinarî, di autoveicoli, di armi; lavori di m.; l’ascensore è fermo per m.; assumere, avere la m. di un impianto, l’incarico di provvedere alla conservazione e al buon uso di questo, eseguendo anche, se necessario, le opportune riparazioni e sostituzioni di pezzi.

La chiave è appunto tenere sempre nella dovuta efficienza funzionale.

Deragliatore posteriore. Olmo anni '90.
Deragliatore posteriore. Olmo anni ’90.

Ammettiamolo, è difficile da far comprendere nel caso di oggetti molto più costosi, come auto moto impianti di riscaldamento, figurarsi quando si tratta di biciclette. Spesso la bicicletta è vista come un oggetto che si acquista e basta a se stessa, senza bisogno di altro.
Io stessa vedevo il tagliando dello scooter una scusa per poter far soldi e non un modo per tenerlo in efficienza.

Uso molto la bici, l’ho sentita fin da subito affine e ho voluto imparare a prendermi cura del mio mezzo, viaggio da sola e capire come funziona mi fa sentire più sicura: per tutti questi motivi ho iniziato a farle regolare manutenzione, rendendomi conto di come sia diverso pedalare su un mezzo tenuto bene, rispetto ad uno trascurato.
Forse il fatto che la benzina siano le mie gambe mi fa percepire la differenza in modo molto più netto, rispetto ad altri mezzi: rispetto a quando avevo lo scooter non sentivo i segnali anche se c’erano, ed arrivava sempre il momento in cui ero ferma per strada.

Sia chiaro il mezzo si può sempre rompere ed avere un guasto a prescindere, anche se regolarmente coccolato. Per esperienza diretta ammetto che abituata ai regolari controlli, spesso mi accorgo anche per tempo se c’è qualcosa che non va. Al momento l’unico guaio imprevisto è stato bucare, infatti.

Fino a che punto ha senso fare manutenzione?

Io me la faccio, direte voi, è facile parlare, ma quando c’è da pagare qualcun’altro, quanto ne vale la pena?
Come è stato detto e scritto tante volte, nel mondo delle bici non ci sono standard (uno dei pochi è la misura della maglia della catena), di conseguenza non c’è una risposta universale uguale per tutti.

Esistono biciclette di ogni tipo, per ogni fascia di prezzo, per diverse destinazione d’uso: dalle bici da supermercato a quelle di alta gamma.
Il tipo di bici che si sceglie è strettamente legato all’uso che se ne farà, ma anche a quanto si è disposti a spendere per mantenere il mezzo in efficienza (sempre che sia uno degli obiettivi).
Nessuno vieta di comprare una bici da 50 euro per farci una stagione e poi buttarla via: su una bicicletta dal valore così basso non ha senso spenderne altrettanti per mantenerlo in efficienza (a meno dell’approccio sentimentale, di cui vi spiego più giù).
Se, invece, si desidera avere una bicicletta funzionale, è opportuno prevedere, già al momento dell’acquisto, controlli regolari e capire quanto siete disposti a investire.

Ogni bicicletta ha bisogno di essere pulita, del cambio catena ogni tot di chilometri, di almeno un cambio cavi annuale, di regolari controlli dei freni e delle ruote.
Ad esempio, nei copertoni non bisogna controllare solo quanto è usurato, ma anche se si è seccato nel tempo. Oppure tenendo sotto controllo l’allungamento della catena, si riesce a non cambiare tutte le volte contestualmente il pacco pignoni: se l’allungamento catena è eccessivo, quasi sicuramente ha usurato i denti dei pignoni che con una nuova catena farebbe fatica a funzionare, in caso di allungamento limitato questo problema non si pone.
Ma quindi come capire cosa fare?Dettaglio mozzo

Ci sono due modi: il primo è l’approccio sentimentale (quello meno scientifico), mentre il secondo necessita di una calcolatrice.

L’approccio sentimentale-non scientifico è questo: la bici è mia, mi piace, me la voglio tenere al di là del valore commerciale, posso decidere di usare pezzi compatibili, mi cerco un ciclomeccanico di fiducia che mi tratta bene, e mi faccio i miei regolari controlli. Probabilmente spendo di più del valore stesso della bicicletta, ma non mi importa.

Se invece preferisco usare la calcolatrice, vado di approccio matematico.
Se devo decidere in fase di acquisto cosa fare, chiedo al negozio dove sto comprando se hanno un’officina interna, i loro prezzi, che pezzi di ricambio usano… insomma faccio un minimo di indagine preliminare.
Se invece un articolo come questo mi ha convinto, ma ho già una bicicletta di cui non so bene il valore e non so da dove cominciare, vado da un ciclomeccanico e gli chiedo un preventivo, mi faccio spiegare come funziona e cerco di capire cosa fare: se per la mia bici vale la spesa, se ha senso cambiarla oppure passare all’approccio sentimentale.

Vi confesso che io sono la via di mezzo tra questi due metodi, ma ammetto anche di aver cominciato per risparmiare qualcosa.

Fino ad un certo livello di manutenzione si può fare in autonomia.

Questo non vuol dire improvvisare a caso: esistono molti tutorial in rete (e se volete potete anche chiedere a me). Quello che intendo è che se volete mantenere il vostro mezzo efficiente, avete voglia di imparare e di sporcarvi le mani, la manutenzione base potete impararla e anche con costi irrisori. Oltre questa servono attrezzi specifici e anche un po’ più di tempo: si può fare tutto ma l’investimento inizia a salire.

In conclusione, fidatevi: fare regolare manutenzione è la strada migliore.
Qui l’ho raccontata da un ciclo-punto di vista, ma vale su tutto. Non sempre risparmiare sull’immediato è effettivamente un risparmio.