Una delle poche rastrelliere genovesi: Piazza Matteotti, Palazzo Ducale, Centro storico.

Volevo tirare fuori la bici dalla cantina per iniziare ad usarla al posto della macchina, ma papà dice che è pericoloso.
Beata te che puoi andare al lavoro in bici, io devo essere sempre impeccabile non posso arrivare sudata.
Mi piacerebbe usare la bici, ma non posso proprio permettermi di arrivare in ritardo.

Queste sono alcune delle frasi che mi sento ripetere ormai da anni. Così oggi ho deciso di condividere il mio personale manuale pratico su come usare la bici in città.

Facciamo una premessa importante: cambiare mezzo di trasporto per forza di cose cambierà la Vostra Vita.

Lo stesso accadrebbe anche se passaste dall’auto all’autobus, o dall’autobus allo scooter. La bicicletta è un mezzo di trasporto come un altro anzi, a dirla tutta, è il migliore: tiene in forma e fa risparmiare soldi. Cominciamo.

Andare in bicicletta è pericoloso.

Uscire di casa è pericoloso. Se si leggono i dati istat non ci si muove più (dalla paura). Ma, oltre a non essere possibile, un atteggiamento del genere non ha senso. Andare in bicicletta è pericoloso tanto quanto usare gli altri mezzi di trasporto, solo che nell’immaginario collettivo una bicicletta in strada appare più indifesa.
Le città con più bici sono le più sicure. Al di là delle statistiche, se si usa la logica si capisce facilmente il perché: se si è in sella non si è su un altro mezzo privato, meno privati in strada comporta traffico meno congestionato. Quindi iniziamo a salire in sella in modo da ottenere proprio l’effetto che tanto desideriamo: città sicure in cui pedalare.

Solitamente l’obiezione a questa mia affermazione è Ma perché mi devo immolare alla causa, lo facciano gli altri.A parte che nessuno deve immolarsi ad alcunché, va detto che se vogliamo che le nostre città tornino ad essere a misura di persona la responsabilità è di ognuno di noi, e aspettare sempre che siano gli altri a muoversi produce ben pochi effetti.
Considerando comunque la realtà in cui viviamo, concretamente si possono adottare alcuni comportamenti (li ho sperimentati tutti in prima persona):

  1. non stare troppo a destra: su questo argomento ho scritto un post un po’ di tempo fa. L’effetto collaterale più probabile sarà ricevere qualche insulto, ma stare in mezzo al punto giusto ci rende visibili e più siamo visibili meno rischiamo incidenti;
  2. usare le luci: lo so che scritta così sembra uscita da una delle solite (discutibili) campagne per la sicurezza dei ciclisti, ma ne vedo troppi che non usano alcun tipo di luce, specialmente la sera. In questo modo diventate voi stessi un pericolo per gli altri, poi non lamentiamoci delle città pericolose;
  3. scegliere la strada più sicura: spesso, ma non sempre, coincide con la strada secondaria oppure con le zone pedonali. Dipende dal tipo di traffico, dal numero di corsie della strada, dall’orario in cui si percorre: sono condizioni molto soggettive che acquisiremo solo salendo in sella e sperimentando in prima persona.
Milano: ciclismo urbano (bici privata legata al palo) e bike sharing a flusso libero in uno scatto.

Per spostarsi in bici ci vuole troppo tempo.

Questo è il falso mito numero uno legato al ciclismo urbano. Quando si devono incastrare diversi impegni, si pensa sempre che la macchina sia il mezzo più veloce.
Sono cresciuta muovendomi in autobus. Mia madre la patente l’ha presa che avevo già 8/9 anni. Ho anche io vissuto l’arrivo della macchina come una liberazione: finalmente ci si poteva muovere liberamente. A 14 anni avevo lo scooter. Salita in bici, con mio grande stupore ho capito che i tempi di percorrenza erano molto simili.
Di recente  ho anche ripreso ad usare gli autobus. Sono stata fondamentalista per un po’: dovevo arrivare in bici ovunque. Poi ho iniziato ad alternare piedi e sella, da poco ho reinserito il trasporto pubblico nella mia vita. Lungi da me dire che quest’ultimo sia sempre efficiente (dipende dalle città) però usufruirne mi ha ricordato una cosa, che ogni tanto dimentico: perché corriamo sempre?
Entro i 5/6 km è dimostrato che la bicicletta è più veloce. Statistiche alla mano confermano anche che la maggior parte dei trasporti in città sono in media di 4 chilometri. (Dal Dossier 2018 Legambici: nelle città italiane la lunghezza media dello spostamento è di 4,2 km, che il 27,6% degli spostamenti è inferiore ai 2 km e che un ulteriore 46% degli spostamenti è compreso tra i 2 e i 10 km)

Non ho figli e spesso mi sento dire che non posso capire. Per contro vedo genitori che si sono armati di cargo bike o di pieghevoli e non posso fare a meno di pensare che volere è potere, e soprattutto che il limite è mentale. Siamo così abituati a fare le cose in un certo modo che cambiare ci fa paura, ma la verità è che finché non si prova non si può sapere se e quale soluzione fa al caso nostro (compreso in certi giorni o in certi periodi dell’anno tirare fuori l’auto dal garage).

Arrivare sudati al lavoro.

Altro argomento spinoso, perché negli anni ho scoperto che ci sono persone senza bagno sul posto di lavoro.
Ecco, diciamocelo, forse il problema è a monte (stare 8 ore e passa al lavoro e non poter fare una pausa e non aver un bagno a disposizione è un problema che va ben oltre l’uso della bici). Facciamo finta che la situazione sia normale: da chi ha docce spogliatoi a chi ha un misero bagno senza neanche un armadietto.
Innanzitutto: avete mai pensato di chiedere al Vostro capo di cambiare la situazione? Come si suol dire chiedere è lecito e rispondere è cortesia, alla peggio non cambia niente.
Posto che abbiate un bagno (e lo spero) in ufficio, basta e avanza per lavarsi e cambiarsi. Ed anche se mentre leggete solo l’idea Vi fa storcere il naso, scoprirete ben presto come pedalare tirerà fuori il Vostro lato più essenziale.

Il bagno della mia ex azienda faceva, scusate il termine, abbastanza schifo, ma per sciacquarsi le ascelle e la faccia e cambiarsi la maglia bastava e avanzava. Al lavoro mi cambiavo e avevo un armadietto, nel caso non aveste questa possibilità basta un attaccapanni: come appendete la giacca potete appendere altro .Questo per dire che le soluzioni sono molto più facili di quello che immaginiamo, il vero ostacolo è un altro ed è il (pre)giudizio altrui.
(Per i dettagli su come vestirsi ho scritto questo)

La gente parla.

Genova non è famosa per il ciclismo urbano e fare questo tipo di scelta ti espone immancabilmente al giudizio degli altri: la gente deve parlare, purtroppo. Questa cosa può infastidire, in fondo non stiamo facendo altro che pedalare, perché tutti si sentano liberi di commentare (o consigliare) rimane sempre un grande mistero. Per affrontare questi aspetti della questione ho due precisi consigli:

  1. fare mmm mmm: per scritto non rende bene come a voce ma il mmm mmm me l’ha insegnato un tirocinante con cui ho lavorato nell’ultimo periodo. Quando dicevi cose che secondo lui non avevano senso, lui annuiva con la testa ed emetteva questo suono. È un ottimo esercizio (sono seria) per farsi entrare le cose da un orecchio, farsele uscire dall’altro, senza farle passare per il cervello;
  2. pensare a quanto pedalare ci fa stare bene. Il Vostro cambio di Vita vi porterà sicuramente benefici: sull’umore, sulla salute, sulle relazioni e sulla produttività. Più andrete avanti e più Vi convincerete della Vostra scelta, e la convinzione Vi aiuterà ad affrontare consigli non richiesti e giudizi senza senso.

Dopo anni ancora mi sento dire che non dovrei pedalare visti i problemi di salute che ho, persino un dottore mi ha detto che ho la bronchite cronica perché sudo e prendo freddo. Per un po’ gli ho anche creduto riducendo molto i miei spostamenti in bici: la bronchite non è variata finché non mi sono drogata di cortisone e, ovviamente, ho ripreso la bicicletta. L’umore ne ha immancabilmente giovato. Piccola digressione sulla gente che parla è questo evergreen:  Ma pedali anche quando piove? Il 90% delle persone che mi fa questa domanda usa lo scooter. L’illusione è sempre quella del tempo: in scooter faccio prima, mi bagno meno. Per mia esperienza personale (che non fa statistica ma trovo significativa), in scooter sono caduta alcune volte con la pioggia, in bici no (l’unica caduta in quasi 5 anni, e non me la vorrei chiamare, è accaduta a Milano ovviamente su un binario del tram).

Dettaglio di come lego la mia bici, il più in sicurezza possiibile: catena e lucchetto ad U.

Non posso dirVi con assoluta certezza che il ciclismo urbano è il meglio per le Vostre vite: semplicemente non ho idea di che Vita facciate.

Nel tempo ho sentito molti luoghi comuni, problemi che di fatto avevano soluzioni anche semplici, l’unico vero ostacolo era il proprio limite mentale.
Come sempre è importante partire dalla propria motivazione e dal proprio obiettivo. Perché volete provare con il ciclismo urbano? Volete stare in forma? Volete risparmiare dei soldi? Volete provare per curiosità? Quanto tempo Vi date per capire se questo modo di spostarvi fa per Voi? Non Vi abituerete in due giorni, ci vorrà un pochino di tempo: siete disposti a investire qualche mese? Siete disposti a cambiare la Vostra Vita per qualche settimana?
Volendo essere questa una guida pratica, chiudo con dei consigli ancora più pratici:

  1. tirate fuori la bici dalla cantina, portatela a fare una revisione (o fatela Voi stessi se siete capaci);
  2. se non avete una bici, compratene una, anche usata, a poco: per spendere soldi c’è sempre tempo, state solo attenti a prendere la taglia giusta;
  3. aprite la Vostra agenda e guardate che impegni avete nella settimana: cercate i momenti in cui potete essere un po’ più tranquilli, in cui se fate tardi non succede niente. All’inizio, soprattutto se non siete allenati, i tempi potrebbero essere un po’ più lunghi: bisogna prendere le misure con il nuovo mezzo e la nuova Vita;
  4. datevi un tempo: consiglio almeno un paio di mesi se potete prendere la bici tutti i giorni (o quasi). Dovete creare una nuova routine e affrontare di volta in volta le piccole crisi che arriveranno sul come fare le cose;
  5. se i Vostri spostamenti sono superiori ai 5 km consecutivi quotidiani, consiglio un portapacchi e una borsa: lo zaino sullo schiena può essere fastidioso;
  6. ricordatevi che in bici potete passare nelle zone pedonali (dove non espressamente vietato): spesso l’imprinting mentale ci porta a fare le stesse strade che percorriamo in scooter o in macchina, ma la bicicletta ha altre possibilità, modificando così i tempi di spostamento e il legame con la stessa città;
  7. compratevi lucchetto e catena per legare bene la bicicletta: legatela anche solo per 5 minuti (in questo caso basta uno dei due sistemi, per soste più lunghe usateli entrambi). Non è piacevole ma è una realtà;
  8. imparate la piccola manutenzione: cambio camere d’aria, cambio copertoni, regolazioni freni e cambio. Entrerete in sintonia con il Vostro mezzo, pedalerete meglio;
  9. seguite il Vostro istinto: se per un giorno preferite andare a piedi o tornare alla macchina non è peccato mortale. Fare i fondamentalisti serve a poco, piuttosto osservatevi e chiedetevi il perché di quelle scelte, se c’è qualcosa che Vi crea disagio oppure se è solo un momento;
  10. sperimentate strade e spostamenti a Vostro gusto, non abbiate timori. Per tornare al punto 4: state creando la Vostra nuova routine.

E se dopo tutto questo non sono convinto? Sinceramente lo dubito, ma nel caso non succede niente: riprendete le Vostre vecchie abitudini. Non dobbiamo diventare tutti ciclisti urbani, ma sono quasi certa che questo esperimento Vi farà guidare in modo diverso.

Ricordatevi che sia in bici che in auto (o moto) il codice della strada (con tutti i suoi limiti) va rispettato e che ogni nostra azione contribuisce a creare città più sicure: forse Voi non resisterete in sella ma tanti altri sì e devono poter pedalare in tutta sicurezza

(Per tutti i genovesi che vogliono provare, ma da soli non se la sentono, sono a disposizione: scrivetemi e chiamatemi. Rendiamo Genova una città più a misura di bicicletta!)


Per approfondire, un altro punto di vista lo trovate qui.