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Qual è il giusto prezzo?

Quanto siamo disposti a pagare un lavoro? Siamo veramente in grado di valutare il costo del lavoro? Siamo realmente consapevoli di cosa influenza il prezzo che paghiamo?
Queste sono domande che mi porto dietro da un po’, e che negli ultimi giorni sono ritornate prepotenti.
Ho iniziato a studiare per il mio listino prezzi e, non sapendo bene da dove partire, ho chiesto ad alcuni ciclomeccanici che conosco e spulciato i prezzi di Decathlon, ma ancora non poteva bastare.
Per quanto riguarda Decathlon, per ovvie ragioni, mettermi in concorrenza è semplicemente stupido. E per quanto riguarda i meccanici a cui mi sono rivolta, sono realtà diverse geograficamente, che non è poco.

Quindi che fare?
Ho messo insieme tutte le informazioni e mi sono chiesta quanto sarei io disposta a pagare, ma neanche così poteva bastare, era solo il mio punto di vista. Così ho deciso di lanciare un sondaggio online.

Il sondaggio, che trovate qui, elenca la maggior parte dei lavori che si possono richiedere in una ciclofficina, e per ogni voce c’è un range di prezzo.

La domanda è… qual è il giusto prezzo?

Ho condiviso in via preliminare il sondaggio tra amici e conoscenti e, come avevo previsto, si è aperto il grande divario: da un lato chi sa fare (almeno sulla propria bici) e pensa che sia tutti, o quasi, ladri nel chiedere certe cifre; dall’altro chi non sa fare e pensa la stessa cosa; in mezzo chi non ha mai portato la bici dal meccanico, e tutti che pensano che tanto non ci vuole niente a fare le cose e quindi 5 euro, a prescindere dal tipo di lavoro, siano più che sufficienti.

Sia chiaro non sono stupita, ero consapevole che avrei aperto il vaso di pandora, ma tutto questo è diventato anche un ottimo spunto per riflettere sul mio lavoro e sui miei futuri clienti.
Che ne incontrerò di tutti i tipi è piuttosto ovvio (per fortuna), mentre su quanto io sia pronta ho ancora qualche dubbio… Più che altro non sono famosa per essere diplomatica, ma sono considerata professionale: la mia indole, da sempre, è lavorare bene.

Su e giù Genova-Milano-Monza
In stazione in attesa di andare a Milano.

Per lavorare bene ho studiato, e continuo a farlo.

Credo che ciò che manchi, e non solo nel campo della ciclomeccanica, sia la consapevolezza di quanto costi formarsi professionalmente per arrivare a certi livelli di conoscenza e competenza.
Vi faccio due esempi, che ho toccato con mano.

Il primo esempio è questo blog.

Quando ho aperto questo blog, con l’intento di farlo funzionare, non avevo idea di cosa servisse per ottenere questo scopo.
Voi sapete cosa è la Seo, e come funziona la Google Search Console? Per non parlare di tutta la parte social e copy. Tutto questo per citare solo una parte delle competenze che servono per far funzionare un sito.

Ho iniziato a studiare e per fortuna sulla mia strada ho incontrato Chiara Bandelloni, la donna che mi ha inizializzato al mondo seo e Google.

Volendo contare i professionisti minimi necessari per far funzionare un blog ne considero almeno 3, più una parte con cui collaborare sporadicamente. Avete idea, anche ragionando per difetto, del valore di tutto questo, non solo in termini monetari, ma in termini di conoscenze, conoscenze in continuo aggiornamento tra l’altro.

Il secondo esempio è la ciclomeccanica.

Ad ogni corso mi sono sentita dire che sprecavo soldi. Quando mi sono iscritta al masterclass il commento principale era Ma ancora?, ed io stesso mi sono chiesta se avessi fatto bene, in fondo di corsi ne avevo fatti tanti.
È passato il secondo mese, e dopo 8 lunedì sono sicurissima di aver fatto bene, per il livello del corso e per la mia stessa preparazione.

Sono perfettamente consapevole che la teoria senza la pratica non serve a niente, ma l’insegnamento più importante che ho ricevuto, soprattutto dietro al mio deragliatore anteriore, è che al di là della procedure su come si fanno le cose, ciò che conta è capire come funzionano, perché una volta capite poi ci si può inventare per risolvere i problemi dove anche i passaggi ufficiali non bastano (o, ad esempio, un cliente è particolarmente spiantato e non può permettersi spese eccessive).

Al di là della spesa economica in sé, ciò che ho investito e sto investendo nella mia formazione, è il mio tempo, tempo che si trasforma in conoscenza.

Quando noi paghiamo un lavoro paghiamo l’oggetto in sé, nel caso comprassimo un oggetto fisico, ma anche il processo per crearlo: da chi l’ha ideato a chi l’ha realizzato, passando attraverso procedimenti che, in linea teorica, dovrebbe tenere conto anche dell’impatto ambientale e delle condizioni lavorative degli operai.

La maggior parte delle persone, se non la quasi totalità, non comprende tutto questo, figuriamoci quando si tratta di un servizio, ossia qualcosa di astratto ma che c’è, ad esempio un’ottimizzazione nella serp (pagina di ricerca di Google). Quando si tratta di lavori meccanici (e intendiamoci, non solo bici) ed hai pagato il pezzo di ricambio, pagare il tempo della manodopera spesso è considerato superfluo. Ci sono meccanici, ad esempio, che non si fanno pagare ufficialmente la manodopera, ma aumentano i prezzi dei ricambi, per evitare noiose discussioni con i clienti (non condivido, ma neanche li biasimo).

Le competenze, in tutti i campi, sono dovute e non un valore aggiunto da pagare.

Sono perfettamente consapevole che l’argomento è complesso e spinoso, come sono consapevole che esistono incompetenti con prezzi assurdi, o professionisti competenti con prezzi troppo alti, insomma sono consapevole che ce n’è per tutti i gusti.
Però sono anche tristemente consapevole, che in tutti i campi è molto difficile e complesso far comprendere cosa si sta pagando, io stessa spesso ho commesso questo errore.

Tornando al mio listino che farò?

Lo sto costruendo e nel tempo subirà sicuramente cambiamenti (non è scritto nella pietra e nessuna decisione è irreversibile) e, come sempre, la mia arma sarà la trasparenza: spiegherò ai miei clienti da cosa nasce quel prezzo e, se riterranno che sono troppo cara, pazienza. Sono sicura che un prezzo giusto, che a fine mese mi permetta di mettere qualcosa nel piatto (come si suol dire) e di pagare le spese, sarà compreso e incompreso in egual modo, e rimango convinta che ciò che ripaga a lungo termine è la professionalità.

Di recente un amico mi ha consigliato di cambiare nome alla mia attività, che ovviamente si chiamerà LaCiclistaIgnorante. Secondo lui questo ignorante nel nome, che è il primo biglietto da visita con cui ti presenti a chi non ti conosce, può essere interpretato negativamente.
L’ho ringraziato: per la schiettezza e perché ha preso a cuore il mio progetto. Ma non intendo cambiare nome, e il sondaggio mi ha confermato ciò che pensavo.

Il cielo di Monza
Un cielo invernale sopra la testa.

In un mondo, quello attuale, dove tutti sanno tutti, dove c’è chi crede che basta guardare qualche video o studiare su qualche sito, e si è tutti bravi in egual modo, tutti competenti e professionali, io sono orgogliosa di essere ignorante.

Ignorante agg. e s. m. e f. [dal lat. ignorans -antis, part. pres. di ignorare «ignorare»]
Che non conosce una determinata materia, che è in tutto o in parte digiuno di un determinato complesso di nozioni.
(fonte Treccani)

Internet è un mezzo molto potente, ed io stessa lo uso per studiare ed approfondire: non condanno in alcun modo (anche perché non sono nessuno) chi usa il web per imparare. Credo sia importante che, però, tutti rimaniamo consapevoli della nostra ignoranza.
Non possiamo pensare che aver visto due video e raggiunto qualche like su un social faccia di noi dei grandi professionisti, qualunque sia il nostro ambito di applicazione.

Ho fatto tanti corsi, investito tempo e soldi. Ho conoscenza teorica di come funzionano tante cose, sto facendo pratica su come effettivamente si lavora sul campo. Diventerò sicuramente brava perché è quello che voglio. La mia professionalità non la fanno solo tutti i corsi che ho fatto, ma tutto quello che imparerò attraverso la mia esperienza e nel mio listino prezzi ci sarà tutto questo.

Quando pagate qualcosa è giusto che valutiate cosa state pagando e se il prezzo è giusto, ma usate correttamente i parametri con cui fate queste valutazioni. Svalutare il lavoro altrui non è uno di questi parametri.

[Pubblicato 27/02/2018 – Aggiornato 21/10/2018]

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