Genova è una città pericolosa per girare in bici.

Odio questa frase, per un motivo molto semplice: Genova siamo noi. A piedi, in moto, in autobus, in bici, in macchina: noi con il nostro comportamento rendiamo questa città più o meno pericolosa, è una nostra scelta e quello che vedo io, ogni giorno, è che la maggior parte sceglie male.

Da qualche mese mi sono trasferita nella nuova casa e per arrivarci non posso fare a meno di percorrere Lungobisagno Dalmazia.
Lungobisagno è la strada, come dice il nome stesso, che costeggia il torrente Bisagno, alla ribalta delle cronache per le numerose alluvioni che negli anni hanno colpito la città. La strada è composta da Lungobisagno Istria e Lungobisagno Dalmazia: la prima arriva circa all’altezza del cimitero Staglieno. Nella pratica la strada è una, nessuna distinzione particolare se non la larghezza: doppia corsia per senso di marcia che, passato l’ingresso dell’autostrada, diventa molto ampia, a discapito dei marciapiedi, praticamente inesistenti.

Posso decidere di percorrere diverse strade per uscire e tornare a casa, ma l’ultimo tratto è imprescindibile. L’ultimo mio tratto fa proprio schifo. E chiedo scusa per l’espressione.

Tutta la strada è, purtroppo, esclusivamente a misura di auto: i marciapiedi non li ho misurati ma saranno neanche un metro, spazio per i parcheggi auto e due corsie ampissime per senso di marcia. L’asfalto in generale lascia parecchio a desiderare, tra buche, tombini, corridoi di asfalto su asfalto per la posa delle nuove linee telefoniche. Quando piove viaggio sempre in mezzo alle due corsie perché a destra è un lago continuo. Ovviamente gli automobilisti non capiscono questa mia scelta, continuando indisturbati a corrermi a pochi millimetri di distanza.

Questa via l’ho rinominata l’autostrada, non lo è, siamo ancora in città, ma non se lo ricorda nessuno.
Al di là del Bisagno c’è Via Piacenza, la strada vecchia: una corsia per senso di marcia, più stretta e paradossalmente più sicura. Ci sono meno semafori, corrono lo stesso tutti come dei pazzi, ma è più difficile incontrare mezzi pesanti ed il traffico è più scorrevole.
Nella zona in cui vivo, centro abitato ed area industriale sono un tutt’uno, prima di arrivare a casa passo la Volpara (sede del servizio municipale raccolta rifiuti, oggetto di numerose polemiche) ed alcuni capannoni industriali.

Sarà per questa parvenza di zona industriale che i marciapiedi sono ridicoli e che in alcuni punti è consentito addirittura il parcheggio? La faccio spesso a piedi quando voglio fare la spesa ma non ho voglia di prendere la bici, nell’arco di mezz’ora arrivo al centro commerciale (direzione monti), oppure al negozio di casalinghi (direzione mare). Sulla strada ho anche il negozio per il cibo delle belve. Insomma volendo si possono fare molte cose a piedi, ma qualcuno ha deciso che è meglio di no, che camminare fa male. Scusate la polemica ma per lo stato in cui versano i marciapiedi rischi veramente di farti male a camminare.

Tutte le sere tornando a casa penso sempre le stesse cose e subisco sempre le stesse cose. Mi rifiuto di stare a destra e puntualmente le auto mi passano a filo perché io in mezzo non ci devo stare. Se piove non cambia niente, non si preoccupano dell’asfalto irregolare e che possono farti molto male prendendo una pozza d’acqua. Tutte le sere vedo persone che guidano come se fossero in autostrada, superando il limite di velocità, senza preoccuparsi, tanto il velox si sa, è molto dopo in Via Adamoli.

I limiti di velocità sono da osservare perché sono tra gli strumenti più efficaci per salvare delle vite.

I tempi di reazione a 50 km/h e a 30 sono completamente diversi: nel primo caso puoi uccidere una persona, nel secondo caso è probabile che si salvi. (Le indagini statistiche sono a disposizione di tutti con una ricerca in rete, svolte con tutti i criteri opportuni: poco importa se ci credete o no, sono fatti).

Genova non è una città pericolosa, le persone guidano in modo pericoloso pensando di essere gli unici padroni della strada.

Genova, come tante, è una città autocentrica, dove c’è spazio per i mezzi a motori e non per le persone. In un’area riprogettata da poco, hanno graziato la popolazione con 3 panchine, mantenendo la larghezza dei marciapiedi ai minimi di legge e ritagliando uno spazio per i bambini tra pareti di cemento. Ma a Voi sembra normale fare un mini parco giochi affianco ad una rotonda, dove l’unica difesa in caso di incidente è una parete di cemento che un’auto tira giù in 3 secondi?

Non sono sicura di essere riuscita a passare un messaggio con questo mio post. Temo piuttosto che le persone capiscano solo che io mi ostino e che se la situazione è questa, allora dovrei rassegnarmi a non usare le bici. Perché? Perché sono io a dover rinunciare?

Perché io che mi sposto in modo sostenibile, non inquino, non occupo spazio pubblico in quantità smisurata, perché io dovrei rinunciare?

Ultimamente a Genova e in tutta la Liguria la mobilità è messa a dura prova. Questa strada, che io percorro tutti i giorni, è stata invasa da ogni tipo di mezzo.
La polizia locale l’ho vista solo due volte, all’inizio e alla fine della strada, una settimana fa, prima di Natale. Il resto dell’anno?
Poco importa se la multa per eccesso di velocità arriva a casa, una settimana dopo. Non serve a niente. Serve fare prevenzione.

L’altra mattina un tir, non sto esagerando era proprio un tir, mi è passato a pelo: io non so se avete presente la scena, tipo che mi sono vista passare la vita davanti e l’unica consolazione è che i miei diventerebbero ricchi se muoio. Come dicevo, mi è passato a pelo, davanti alla polizia locale che ha deciso di alzare la paletta per farlo accostare: in questa fase mi stava prendendo in pieno perché era ancora in sorpasso.
Passando ho urlato di tutto anche ai vigili: mi hanno sorriso. Prima o poi mi arrestano perché mi sale la carogna in questi momenti. Ho appena rischiato la Vita e mi sorridi?

Una delle mie mete preferite: il Porticciolo di Nervi. Genova. Una mattina qualsiasi. Settembre 2019.

Quando ho iniziato a pedalare e leggevo altri ciclisti parlare di strage quotidiana, mi sembravano esagerati. Sono passati 5 anni ed oggi sono qui a dirVi che tutti i giorni rischio di entrare a far parte di quelle cronache. Passo buona parte del mio tempo a scrivere ai miei cari che sono arrivata a destinazione. Ma Vi sembra normale?

Non rinuncio alla bicicletta, dovessi veramente morirci in bici, non rinuncio a portare avanti un messaggio diverso: dovete andare piano! In città, ma anche fuori dalle città, ma soprattutto dentro le città!

Dovete rispettare la presenza delle bici come rispettate quella di un tir: ma Vi pare che un segnale di precedenza o uno stop debbano avere valore diverso se dell’altra parte avete un ciclista?
E non cominciate con quelli senza luci, quelli senza rifrangenti, quelli che non stanno a destra (Vi ho spiegato proprio in questo post perché non si sta a destra), non importa quale errore venga commesso, nessuno merita di morire. Qualsiasi errore venga commesso, da chiunque (autista, ciclista, pedone) nessuno deve pagarlo con la Vita e rispettare i limiti di velocità, le distanze, le manovre di sorpasso, la segnaletica serve proprio a questo: ad evitare la tragedia.