Uno dei tanti mattoni verso il mio futuro successo.

La prima volta che ho sentito nominare Rudy Bandiera era, credo, il 2009/2010. Mi iscrivevo per la prima volta a Twitter (da lì in poi mi sono cancellata e iscritta almeno un paio di volte) e Rudy sembrava uno famoso, ma non capivo perché.
Ho compreso negli anni, soprattutto con i cambiamenti che hanno portato i social, che si può essere famosi in un piccolo ambito e sconosciuti in tanti altri.

Perché parlo di Rudy e cosa c’entra con questo blog?

Nulla. Unico (esile) punto in comune con il ciclismo è che vive a Ferrara, la città delle biciclette, ma non lo conosco e non so se è un ciclista.
Perché ne scrivo?
Due motivi:
» mi piace come persona, per quello che posso percepire tramite il web;
» prima di aprire questo blog ho studiato, è lui è uno di quelli che mi ha insegnato molto.

Gli altri due, da cui attingo più informazioni possibili, sono Riccardo “Skande” Scandellari e Simone “Bennaker” Bennati.

Non volevo solamente aprire un blog, ma volevo che questo blog funzionasse.

Dall’idea del nome all’apertura vera e propria sono passati circa due mesi: più studiavo e più non mi sentivo pronta, finché ho capito (grazie anche ai consigli di Bennaker) che l’unica cosa da fare era buttarsi.
All’epoca ho letto Fai di Te Stesso un Brand di Skande (di recente è uscita la seconda edizione) e Le 42 Leggi del Digital Carisma di Rudy.

Nessuno dei due libri mi ha insegnato cose che già non sapessi (non per questo non sono stati utili, anzi). In entrambi i casi, oltre le parti squisitamente tecniche, il centro della questione è uno solo: essere se stessi, essere seri, darsi da fare, migliorare continuamente. Questo la mia personale sintesi.
E questo ultimo libro di Rudy non fa eccezione, anzi, si basa proprio tutto sulle persone.

Mi è piaciuta da subito l’idea di un libro che parla di Digital Public Relation che mette al centro le persone.

Così ho buttato il libro nella mia wish list di compleanno e per il mio compleanno è arrivato. Con non poca fatica, visto che la mia amica non riusciva a comprarlo online, e piuttosto che rinunciare, è andata in libreria per prendermelo.
Una cosa stupenda è stata la dedica: Spero sia uno dei tanti mattoni verso il tuo futuro successo.
Ok, in questo il buon Rudy non c’entra ma non potevo non condividere con voi una dedica così bella.

RudyBandiera-Condividi-et-Impera
La copertina del libro Condividi et Impera di Rudy Bandiera.

Tornando al libro: è stato più difficile di quello che immaginavo.

Inizio dalle cose frivole:
» il libro è impaginato benissimo (da ex grafica so cosa dico). Unico neo: è pesante, nel senso letterale del termine. È stata usata una carta spessa, patinata opaca, molto bella, ma se ti ritrovi a leggere a letto, risulta un po’ pesante da tenere in mano;
» del libro la casa editrice non ha fatto una versione ebook: fa strano visto che si parla di digitale. Mi chiedo se sia una strana operazione di marketing o una cavolata.
Passo alle cose meno frivole.

Se seguite Rudy Bandiera leggerete in questo libro cose che avete già letto altrove, perché Rudy è coerente a se stesso ed io la trovo una cosa fantastica in un’epoca in cui tutti cambiano idea, basta vendere.
Allora non ha senso comprarlo, sono sempre le stesse cose? No, affatto.
Rudy ripercorre alcune delle cose che ha già scritto/detto e gli dà una forma precisa in relazione all’argomento del libro: per leggere questo libro serve molta concentrazione e attenzione, perché è riuscito a sintetizzare argomenti non proprio facili.
Almeno questo è la mia esperienza.
Forse chi è già del campo, su certe tematiche fa meno fatica: io sono un ex grafica, attualmente operatrice grafica grande formato, futura meccanica di biciclette, che ha un blog.

È qui la grandezza di questo libro e del Rudy narratore e docente: anche una come me, fuori da quel tipo di ambiente, ha capito e imparato molto leggendolo.

C’è un episodio che mi va di condividere con voi, che è forse il più significativo.
Il capitolo sette parla dei gruppi, e all’inizio spiega come tutti facciamo parte di un gruppo, anche se oggettivamente non si può definire e anche se pensiamo di essere dei cani sciolti.
Ricordo chiaramente di aver chiuso il libro quella sera pensando Ma cosa vuol dire far parte di un gruppo che però non si può descrivere oggettivamente? Mi sa che su questa cosa ha toppato.
Due giorni dopo, al lavoro, mi sono ritrovata ad analizzare la mia situazione: il sentirmi completamente fuori contesto nel mio ambiente lavorativo. È così, in un paio di minuti, ho capito cosa voleva dire Rudy e mi ha aiutato a risolvere quella che per me era una grossa questione da tempo.
Forse è anche per questo che mi sento così legata a questo libro.
Non mancano parti più tecniche da cui ho appreso e che sto cercando di mettere in pratica.

Rudy definisce il suo libro non didattico, io lo definisco un vero e proprio manuale d’uso: va studiato attentamente e non messo in pratica in maniera automatica, perché di automatico quando si tratta di relazioni (anche quelle solo online e/o di lavoro) non c’è niente.

Un po’ comica la cosa che per non rovinarlo non ho voluto sottolineare nulla, neanche a matita, ma per contro i miei gatti me l’hanno cacato: l’ho abbandonato sul letto una sera e questo fu un grave errore quando convivi con 5 gatti monelli.
Per fortuna si è salvato egregiamente.

Non vi dirò comprate questo libro. Ognuno fa quello che vuole, ma a questo punto ci sta bene una bella citazione:

La felicità è un vostro dovere, ed è un vostro dovere fare sì che tutti possano aspirare alla felicità.

Ho deciso di scegliere una sola citazione, anche se è stata impresa ardua, e l’esempio della salama da sugo mi ha fatto ridere parecchio mentre imparavo cose nuove: insegnare è un’arte creativa e il buon Rudy sa fare il suo mestiere.
All’interno del libro ho riconosciuto moltissimi passaggi che mi ricordano la mia fede (Buddismo) e mi è piaciuto il passaggio in cui ci ricorda che il web è un mondo recente, di cui noi stessi stiamo facendo la storia costruendo le nostre stesse regole di comportamento.
Tante responsabilità e anche tante possibilità.

Rudy Bandiera non mi ha pagato per scrivere tutto questo. Ci conosciamo a malapena e solo online. Tra l’altro non ha bisogno del mio minuscolo blog: in confronto a lui sono una formica.
Molto più semplicemente quando mi piace qualcosa lo scrivo e quando, secondo me (che sono un nessuno qualsiasi), un lavoro è valido ne parlo e lo condivido.
Ecco perché ho voluto scrivere questo off topic (rispetto agli argomenti del mio stesso blog).
Questo libro mi ha fatto sentire sulla strada giusta, per tutte le scelte lavorative (e non solo) che sto attuando e questo post è solo un modo per ringraziare l’autore.

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